Digital Roadmaps - by Websolute

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Digital Roadmaps for Ambitious Brands è il Podcast dedicato a Imprenditori e Manager che attraverso il digitale vogliono liberare tutto il potenziale del proprio brand nel mondo. Claudio Tonti e Giovanni Ciampaglia, rispettivamente Head of Strategy e Direttore Marketing di Websolute, gruppo di agenzie Digital italiano, discutono di marketing, l’eCommerce e il digitale in modo strategico, per fare business e crescere, insieme a altri ospiti esperti.

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Digital 2023, organizziamoci! con Nicola Bonora
6d fa
Digital 2023, organizziamoci! con Nicola Bonora
Ventiduesimo e ultimo episodio della prima stagione del nostro podcast. Ospite dell' host Giovanni Ciampaglia è Nicola Bonora Digital e UX Strategist di Websolute. Con lui abbiamo cercato di affrontare un tema molto caldo e molto sentito da tutte le aziende in questo periodo dell'anno. Quali sono gli investimenti giusti che dobbiamo fare nel digitale? Come posso organizzare la mia azienda con focus sul digitale?  In questo conversazione emergono due interessanti punti di vista. Da un lato quello di chi ha sempre lavorato dalla parte dell'azienda, dall'altro quello di chi è sempre stato dal lato dell'agenzia. Proviamo a mettere insieme i punti di vista per dare qualche spunto a chi deve decidere su cosa puntare per il 2023.  Negli ultimi due anni si è percepita la crescita dell'attenzione che le aziende rivolgono al digitale anche se, molto spesso erroneamente, la tendenza è stata quella di cercare di replicare l'esperienza dei canali tradizionali in quelli digitali. Oggi sappiamo che replicare non è sufficiente. E' necessaria una strategia integrata. Per studiare cosa fare e perché farlo è importante che chi in azienda si occupa di digitale abbia lo spazio di esplorare e di provare nuove strade. Questo è un piccolo assaggio di quello di cui abbiamo parlato. Unisciti a noi e ascolta la puntata integrale. Facci sapere se la puntata ti è piaciuta e se hai riflessioni che vuoi condividere con noi commenta il post o scrivici a podcast@websolute.it. Ti aspettiamo!
Digital 2023, organizziamoci! con Nicola Bonora
6d fa
Digital 2023, organizziamoci! con Nicola Bonora
Ventiduesimo e ultimo episodio della prima stagione del nostro podcast. Ospite dell' host Giovanni Ciampaglia è Nicola Bonora Digital e UX Strategist di Websolute. Con lui abbiamo cercato di affrontare un tema molto caldo e molto sentito da tutte le aziende in questo periodo dell'anno. Quali sono gli investimenti giusti che dobbiamo fare nel digitale? Come posso organizzare la mia azienda con focus sul digitale?  In questo conversazione emergono due interessanti punti di vista. Da un lato quello di chi ha sempre lavorato dalla parte dell'azienda, dall'altro quello di chi è sempre stato dal lato dell'agenzia. Proviamo a mettere insieme i punti di vista per dare qualche spunto a chi deve decidere su cosa puntare per il 2023.  Negli ultimi due anni si è percepita la crescita dell'attenzione che le aziende rivolgono al digitale anche se, molto spesso erroneamente, la tendenza è stata quella di cercare di replicare l'esperienza dei canali tradizionali in quelli digitali. Oggi sappiamo che replicare non è sufficiente. E' necessaria una strategia integrata. Per studiare cosa fare e perché farlo è importante che chi in azienda si occupa di digitale abbia lo spazio di esplorare e di provare nuove strade. Questo è un piccolo assaggio di quello di cui abbiamo parlato. Unisciti a noi e ascolta la puntata integrale. Facci sapere se la puntata ti è piaciuta e se hai riflessioni che vuoi condividere con noi commenta il post o scrivici a podcast@websolute.it. Ti aspettiamo!
Marketing e Digital in tempi difficili: con Nicola Cardinali
02-11-2022
Marketing e Digital in tempi difficili: con Nicola Cardinali
Diciannovesimo appuntamento per il nostro podcast. Ospite degli host Claudio Tonti e Giovanni Ciampaglia è Nicola Cardinali, giovane e appassionato Digital Strategist di Websolute.  Con lui abbiamo cercato di affrontare un tema molto caldo e molto caro ad aziende e agenzie: l’impatto dell’attuale situazione sulle scelte di business. La situazione attuale: una crisi, ma di che tipo? Ci troviamo nel mezzo di una crisi molto particolare. Non è una crisi di domanda, bensì una crisi che coinvolge le aziende a livello produttivo. Molte, infatti, hanno tanti ordini, ma si trovano in difficoltà nella loro evasione.  Analizzare e poi traslare, diversificare Guardare ai costi e prestare attenzione alle singole voci non significa solo tagliare, ma anche traslare, diversificare. Spostare budget da attività meno redditizie a quelle più redditizie. Utilizzare magari meno budget ma in maniera più focalizzata e precisa. Significa sperimentare, cambiare. Essere coraggiosi in un momento di crisi.  Due modi per valorizzare gli investimenti  È possibile agire a monte o a valle, ma una cosa è certa: in momenti difficili, ogni investimento va valorizzato. E lo si può fare attraverso due attività fondamentali per il futuro che hanno una parola in comune: ottimizzazione. • CRO, Conversion Rate Optimization: ha come focus l’ottimizzare il più possibile gli investimenti, portare l’utente a compiere le azioni che desideriamo compia nel nostro sito.  • Database Marketing: ha come scopo l’ottimizzazione, ma a livello di database ovvero di scelta delle persone a cui comunicare il messaggio.  La cura del mio pubblico Affrontare tempi incerti vuol dire capire quali sono le attività a maggior rendimento. E guardarsi dentro consiste anche nel coltivare il database dell’azienda, prendersi cura degli attuali clienti attraverso azioni che sostengono la relazione come, ad esempio, attività di fidelizzazione o promozioni esclusive. Cambiare paradigma è dunque essenziale: non vi è dubbio che sia molto meno faticoso essere rilevante per chi mi ha già scelto, lavorare con “le mie persone” a partire da temi condivisi.  In un momento di crisi le persone hanno ancora più voglia di associarsi a brand che conoscono. È il momento giusto per puntare su una comunicazione di marca di alto valore, che permetta di stringere e fortificare la relazione.  Tre assiomi, di cui uno fondamentale Secondo alcune ricerche che trattano il marketing in tempi di crisi, ci sono tre elementi che ricorrono spesso:  • Per chi se lo può permettere, fare più comunicazione funziona perché gli spazi costano di meno. • L’empatia è un elemento importante. • In una situazione di crisi, c’è maggiore sensibilità alle offerte. Ipotizzare più scenari? È meglio Valutare e comprendere più scenari permette una visione più ampia.  Le attività da considerare nel 2023 • Creare un Club, uno spazio digitale per unire azienda e persone. • Migliorare le performance, lavorare sui dati, in maniera puntuale e specifica.  • Lavorare sulla SEO per un ottimizzazione e crescita a lungo termine.  • Analizzare i dati, capirli, comprenderli e maneggiarli. L’argomento affrontato nel podcast è delicato e complesso. Hai domande o riflessioni che vuoi condividere con noi? Commenta il post o scrivici a podcast@websolute.it. Ti aspettiamo!
Influencer Marketing: per chi, come e perché? con Alessandra Sangalli e Alessandro Cola
24-10-2022
Influencer Marketing: per chi, come e perché? con Alessandra Sangalli e Alessandro Cola
Il diciottesimo appuntamento del nostro podcast, puntata live di qualche settimana fa, è stato ricchissimo di spunti e approfondimenti. Gli host hanno ospitato Alessandra Sangalli TikTok Partnerships Manager e docente di w.academy, Business School di Websolute, e Alessandro Cola, CEO di Xplace Company. Con loro hanno intrapreso un avvincente viaggio per capire meglio il mondo dell’influencer marketing. L’influencer marketing oggi: Nel biennio 2015/2016 questo mercato valeva a livello mondiale circa 1 miliardo e mezzo di dollari. Dopo la pandemia ha raggiunto i 14 miliardi e si stima, per fine 2022, un’ulteriore crescita del 20%.  È, un’area che sta crescendo ed esplodendo, e non solo nel settore Fashion e Beauty, che occupa il 30%, ma in tutte le categorie. Un esempio è quello delle case editrici su TikTok. Cosa vuol dire fare campagne di influencer marketing? L’influencer marketing nell’ambito di una strategia digitale è una leva che dev’essere ben integrata con le altre per raggiungere gli obiettivi di business. Meglio molti micro influencer o pochi macro influencer? Con il ragionamento “meglio pochi ma grandi” si è saturato il mercato, dando benzina solo al 10% dei profili. In questo approccio, ci si dimentica di un concetto fondamentale: che non è importante quante persone seguano un/una influencer ma quanto è ingaggiante la loro community.  Quindi, meglio molti ma piccoli o pochi ma grandi? La risposta è: dipende dall’obiettivo. Una campagna di influencer marketing può averne principalmente 4: visibilità, engagement, conversione, posizionamento.  Obiettivi e metriche: cosa può essere interessante analizzare? Il CPM (costo per mille impression), metrica utilizzata nelle campagne di advertising, ha più senso nell’ambito dell’adv. Nel mondo dell’influencer marketing la metrica più efficace è il cost per view, che ci dà l’impressione di quanto la persona e i suoi contenuti video siano d’impatto. Per quanto riguarda le modalità di analisi, il consiglio è avere uno storico dei dati delle campagne e, nell’ambito di una singola attività, analizzare i risultati a due livelli: • Quello di campagna  • Quello dei singoli influencer Influencer marketing? È una questione di conversazioni È essenziale capire che l’influencer marketing non è l’alternativa a una campagna di advertising, ma una modalità di comunicazione differente con un target che voglio avvicinare. È una questione di conversazioni attorno a un argomento caro all’azienda.  Influencer come ambasciatori Dunque, quando si sceglie l’influencer marketing si investe non tanto sul contenuto quanto sulla conversazione.  Come affrontare campagna influencer marketing: 1) Quando si prepara un brief è più importante specificare cosa i talent non devono fare piuttosto che quello che devono fare 2) Esplorare le nicchie è un ottimo modo per cavalcare il presente e prepararsi al futuro  3) Ogni progetto di influencer marketing va trattato con professionalità. 4) Non optiamo solo su macro influencer pensando che sia la strada più facile per raggiungere gli obiettivi.  5) Rispettiamo la loro natura, il loro stile e le loro caratteristiche. Ti è piaciuto questo appuntamento dedicato all’Influencer Marketing? Ha soddisfatto la tua curiosità oppure hai altre domande? Commenta il post o scrivici a podcast@websolute.it. Ti aspettiamo!
CRO per CEO e Manager: con Rosario Toscano
17-10-2022
CRO per CEO e Manager: con Rosario Toscano
Ospite della diciassettesima puntata del Podcast e degli host Claudio Tonti e Giovanni Ciampaglia è Rosario Toscano, responsabile CRO di Moca Interactive. Un incontro importante che ci permette di affrontare una serie di concetti indispensabili per ogni business: il potere della CRO, il valore della ricerca e l’importanza di attivare processi di costante miglioramento. Cos’è la CRO e perché è importante? Il focus della CRO, acronimo di Conversion Rate Optimization, è ottimizzare il più possibile gli investimenti, portare l’utente a compiere le azioni che desideriamo compia nel nostro sito.  Occuparsi di CRO significa lavorare sulla crescita dell’azienda, aumentare i suoi tassi di conversione e dunque i suoi margini. E' un processo che interessa tutte le aziende e tutte le sue persone e richiede tempo e costanza e molta analisi delle variabili.  Le aziende sono consapevoli dell’importanza della CRO? Rosario Toscano è chiaro: la consapevolezza è limitata e si tende a investire poco sulla CRO e molto sulla pubblicità online. Tuttavia, visti gli odierni alti costi dell’advertising, in un contesto molto competitivo, ottimizzare è ancora più importante.  L’importanza del processo di apprendimento e modifica Il motivo per cui talvolta non si considerano i vantaggi della CRO nasce da un fraintendimento comune: in molti considerano un sito nuovo perfetto in modo assoluto.  Ma non è così: ogni sito è un equilibrio di fattori, di ciò che si può fare e ciò che si vuole fare. E ha bisogno della CRO dal momento stesso in cui viene pubblicato.  Solo in seguito alla sua messa online si può capire cosa migliorare. Analizzando, facendolo usare alle persone, intervistandole. Molte cose non possono essere identificate prima.  Le opportunità della CRO Quello della CRO è un processo interessante, da allargare e condividere, da orientare verso obiettivi sempre più sottili, ad esempio convertire nella mente delle persone. CRO: qual è la durata di un progetto tipo e quali risultati si possono ottenere? La CRO è una pratica che non ha scadenza. Può durare finché il sito è online. È un processo a step, continuo, che richiede una simbiosi costruttiva tra cliente e agenzia.  Quali sono gli errori da non fare? • Fare un AB test senza ricerca • Non sentire di avere obiettivi in comune • Gettare la spugna troppo presto Il futuro della CRO Cosa vede Rosario Valerio nel futuro della CRO? Sicuramente tanti nuovi strumenti, sempre più automatizzati, per ottenere dati, procedere più facilmente e velocemente nell’analisi. Un grande supporto, in poche parole, della componente tecnologica che, abbinato all’insostituibile lavoro con le persone, può consentire ulteriori ottimizzazioni e sviluppi. E tu, hai domande sulla CRO? È un processo che ha già uno spazio nella sua azienda? Commenta il post o scrivici a podcast@websolute.it. Ti aspettiamo!
SEO per CEO e Manager: con Elia Zanon
10-10-2022
SEO per CEO e Manager: con Elia Zanon
Sedicesima puntata del nostro Podcast. Gli host Claudio Tonti e Giovanni Ciampaglia ospitano Elia Zanon, Head of SEO presso MOCA Interactive. L’obiettivo è esplorare le potenzialità della SEO e capire perché scegliere questa tecnica di Digital Marketing significa far crescere il business fin dalle fondamenta. La SEO: concetti preliminari Che cos’è la SEO? La SEO, è la disciplina che racchiude tutte le attività finalizzate a ottenere la migliore analisi e lettura di un sito web da parte di un motore di ricerca. La visibilità, ovviamente, va meritata. Per questo sono indispensabili attività e iniziative guidate da specialisti che possano far capire al motore di ricerca di essere di fronte a un’azienda esperta in quel settore.  Quando si parla di SEO, si parla di qualità, perché è questo che i motori di ricerca si aspettano e di cui hanno bisogno per rispondere efficacemente alle esigenze che le persone esprimono attraverso una parola chiave. Quale azienda dovrebbe investire nella SEO? La SEO, è un mezzo per raggiungere l’obiettivo di business finale. Ed è proprio questo obiettivo che guida nella scelta del tipo di azioni SEO da mettere in campo.  La SEO ragiona a lungo termine, è un investimento strutturale che dura nel tempo, è come costruire le fondamenta di un edificio. Dunque, se consideriamo uno scenario a lungo termine, è indubbio che non esistano aziende che non possano beneficiarne.  Il tempo? È amico della SEO La formula è semplice: più tempo lo si fa, più i risultati migliorano e difficilmente si verrà scalzati. Non è un’attività one shot.  La SEO in Italia: la situazione oggi La SEO, nel corso del tempo, è diventata un asset strutturale fondamentale per ogni azienda. Se, tuttavia, si guarda al panorama mondiale, storicamente l’Italia è più “indietro” rispetto all’America. Ma la ragione è semplice: Google, il principale motore di ricerca, è americano e tale mercato è privilegiato in fatto di attività, iniziative e novità.  L’Italia, a livello europeo, è però in buona posizione.  Quali sono gli obiettivi di un progetto SEO?  La SEO è il canale che porta maggiori conversioni. Perché, attraverso ricerche generiche o specifiche, intercetta le esigenze di chi cerca informazioni o sta per acquistare un prodotto.  Il traffico sul sito precede la vendita. Non esiste Customer Journey senza visite al sito. E non solo: traffico e ricerche possono rappresentare l’efficacia di altre azioni di marketing. Per questo gli obiettivi SEO non possono essere scissi dagli obiettivi business. Le fasi (e i tempi) di un progetto SEO I progetti SEO, come detto, sono a lungo termine, gli orizzonti temporali di almeno un anno o 24 mesi. È questo il tempo minimo per iniziare a capire se le cose stanno funzionando.  Si parte sempre con una lunga e dettagliata analisi che ha l’obiettivo di determinare aspetti, campi semantici e parole chiave su cui lavorare. Poi si arriva all’analisi dei risultati e agli eventuali correttivi, ricordandosi che è un processo in continuo divenire. Il contenuto Il contenuto di qualità è parte indispensabile di un progetto SEO, sia nella fase iniziale sia come attività continuativa.  SEO: gli errori da non fare 1) Non parlare di tutto indiscriminatamente. 2) Non avere aspettative troppo pretenziose. 3) Non considerare l’esperienza delle persone sul sito. E tu, quanto stai investendo nelle attività SEO? Hai domande su questo tema? Per ogni tua curiosità o voglia di confrontarti, commenta il post o scrivici a podcast@websolute.it. Ti aspettiamo!
Il Brand e il Branding oggi, 3 ingredienti chiave: con Alberto Fraticelli
03-10-2022
Il Brand e il Branding oggi, 3 ingredienti chiave: con Alberto Fraticelli
Nella quindicesima puntata del Podcast gli host Claudio Tonti e Giovanni Ciampaglia accolgono Alberto Fraticelli, co-fondatore di TreCuori, grande appassionato di Marketing e Comunicazione, ex-Responsabile Brand e Comunicazione per Ferrari ed ex-Direttore Marketing in Lotto. Nasce così una stimolante conversazione fatta di esempi di piccoli e grandi brand nazionali e internazionali, racconti di aneddoti e spunti di riflessione intorno a domande ben precise. Tutte le aziende hanno bisogno di investire nel brand e chiunque può farlo, tutte le aziende e tutte le persone. Decidere di non attivare azioni di branding è una scelta che genera ricadute sul percepito di un brand.  Lavorare sul percepito è, infatti, molto importante perché rappresenta il valore del margine, ovvero quello che il consumatore è disposto a pagare in più per ottenere il prodotto che desidera.  Che cosa è il brand e che cosa significa branding? Branding: azione di fare brand – brand building. Far sì che nella mente dei consumatori scattino delle associazioni nel momento in cui vengono in contatto con una determinata azienda, con certi prodotti o punti vendita.  L’effetto e l’obiettivo del brand building è innescare queste percezioni nella testa dei consumatori, creare strutture mentali che aiutino i consumatori a organizzare la loro conoscenza dei prodotti e dei servizi. Brand: È essere. È ciò che l’azienda ha e ciò che l’azienda è, non è qualcosa da costruire, bensì qualcosa da esaltare.  Nel mondo attuale da dove si comincia a fare brand? Prima di tutto, chiediamoci quali sono i brand che hanno iniziato a essere riconoscibili grazie a un percorso di branding.  Non è facile. Vediamo alcuni esempi. • “Supreme” È un caso straordinario in cui ci sono stati alcuni brand builders che hanno fatto sì che quella realtà prima sconosciuta ai più, da un certo momento in poi è diventata riconoscibile.  • “Swatch”  È un caso che esalta il valore che un prodotto acquisisce quando è scarso. Pensiamo che negli anni ’80 gli orologi potevano acquistarsi solamente in America e Svizzera. • “Sector no limits” e “Redbull” Esempi che, seppur riferiti a due epoche diverse, colgono il senso della community rivolgendosi a un pubblico ben targetizzato. E non solo: oggi il digital e la possibilità intrinseca di costruire delle community aprono immense possibilità di fare brand ancora prima che esista il prodotto.  • “Salt Bae”, noto per il suo gesto iconico di mettere il sale sulla carne, oggi ha aperto una catena di ristoranti che nel solo punto vendita di Londra in tre mesi ha fatturato 7 milioni di sterline. • “L’Estetista Cinica”, nata dispensando consigli sui prodotti e tecniche beauty, oggi ha una linea di skincare che fattura 60 milioni di euro. I 3 ingredienti chiave che fanno la differenza quando si vuole costruire un brand 1. Autenticità Il brand funziona in maniera straordinaria quando è autentico. L’imprenditore dovrebbe essere in grado di esaltare al massimo il proprio essere e la propria unicità.  2. Differenziazione Per prima cosa vanno definiti gli elementi su cui l’azienda vuole puntare e poi raggiungerli perseguendo una strada che la differenzi dai competitors.  3. Coraggio Di essere coerenti e costanti nel tempo, di giocare la propria partita nel contesto in cui il prodotto si trova. Che siano mercati piccoli o grandi non è importante. Ciò che conta è la riduzione dello spazio tra il brand e il consumatore. E per te ci sono altri ingredienti chiave in un percorso di branding? Se sì, commenta o scrivici a podcast@websolute.it. Ti aspettiamo!
Un Brand di arredamento e Digital Strategy: con Gianluca Diegoli
26-09-2022
Un Brand di arredamento e Digital Strategy: con Gianluca Diegoli
La quattordicesima puntata del Podcast vede il ritorno di un gradito ospite, Gianluca Diegoli. In questo nuovo appuntamento, gli host Claudio Tonti e Giovanni Ciampaglia si sono cimentati con l’immaginare i punti chiave di strategia digitale per un brand del settore arredamento.  Come fare a posizionarsi e aumentare la consideration? Quanto contano i contenuti? L’omnicanalità che ruolo ha nella strategia? Scopriamolo insieme in sei punti.  Il primo passo? Identikit e mappatura Ipotizzando un’azienda che produce arredamento italiano di design, di fascia media e dalla distribuzione mista, il primo passo di una strategia digitale è il back to basic. E' necessaria una mappatura basilare prima di lavorare alla strategia vera e propria. Le aziende più strutturate non smettono di cercare di capire il loro cliente L’ascolto del cliente è, dunque, il punto iniziale della strategia. Domande e ricerca le parole chiavi.  Questo ascolto può avvenire parlando con le persone on site, monitorando i commenti online, intervistando o collaborando con un’azienda che si occupa di ricerche di mercato.  Come posizionare un brand di arredamento? Solitamente, i brand di arredamento, quando vogliono posizionarsi offline, scelgono di apparire su riviste di design.  E nel digitale? È molto più complesso trovare lo stesso concetto, nonostante la presenza e l’aiuto del programmatic advertising. Occorre, dunque, cambiare approccio: comunicare le cose giuste nel modo giusto alle persone giuste anziché ripetere le stesse cose a tutti. La creatività, il perno del posizionamento Nel digitale, è il contenuto e non il luogo a essere il perno del posizionamento.  Se parliamo di luoghi, invece, è indubbio che gli spazi più posizionanti a livello digital sono oggi i social media, e non è un caso che una strategia social sia proprio una strategia di contenuto. Per quanto riguarda la creatività, tre sono le parole chiave che la devono caratterizzare: • Argomento; • Linguaggio da social media; • Persone protagoniste. È in questo modo che la marca viene vista e i social media trasformati in palcoscenico per dialogo e discussioni. Un Customer Journey fluido e facile Altro punto fondamentale di una strategia digitale per un brand di arredamento è facilitare il più possibile il percorso di scoperta della marca.  Ma la vera sfida non è solamente creare un Customer Journey fluido ma anche essere flessibili, usare il digitale optando per nuovi mix. Come? Creando progetti ibridi tra offline e online e scegliendo nuove forme di collegamento tra cliente e brand. In poche parole: ampliando le possibilità con approcci creativi. On line o offline? E se fosse una questione di alleanze? Considerare l’intero contesto e approfondire il concetto di omnicanalità: è anche questo un punto chiave necessario per ogni strategia digitale, in particolare quella di un brand di arredamento.  In questo senso, è necessario creare tutti i presupposti affinché offline (negozi) e online (digital) collaborino tra loro. Fare squadra fa bene a tutti.  Deve dunque nascere una nuova alleanza basata sulla condivisione del dato. Censire il dato, studiarlo, valorizzarlo, dev’essere obiettivo comune. È insieme che si vincono le sfide, presenti e future. E tu come approcceresti un’azienda di questo tipo? Oppure: hai da proporci una nuova sfida di business? Se sì, scrivici a podcast@websolute.it. Ti aspettiamo!
People Care is the New Digital: con Barbara Orsi
19-09-2022
People Care is the New Digital: con Barbara Orsi
Nella tredicesima puntata del Podcast, gli host Claudio Tonti e Giovanni Ciampaglia incontrano Barbara Orsi, Marketing Manager di Alfasigma.  L’occasione è unica: dialogare con chi si occupa di marketing, trovandosi di fronte a scelte da fare e Journey da costruire. E dunque, complice la sua lunga esperienza in settori diversissimi tra loro, è nata un confronto stimolante sul digitale passato, presente e futuro. Quali sono i cambiamenti più importanti visti in questi anni? 17 anni fa eravamo agli albori di Internet. Oggi tutto è cambiato. La logica push, quella dello spot televisivo, non funziona più. È stata sostituita da un Customer Journey completamente rinnovato e da una dimensione più umana del marketing.  Il lavoro è molto più complesso, il rapporto con il consumatore è praticamente uno a uno. Questo significa che occorre prestare attenzione al singolo, alla singola esigenza. E il digitale, in questo senso, permette di farlo. Sono le tecnologie che sono cambiate o le persone? Sono cambiate le tecnologie, ma non solo. È cambiato il mondo, sono cambiate le persone, e sono le stesse persone che, complici le nuove tecnologie, hanno aspettative più alte e desiderano che si ascoltino i loro bisogni e le loro necessità. Quali sono le implicazioni di questi cambiamenti sul marketing? I cambiamenti sono veloci, gli approcci vanno costantemente aggiornati. Il marketing deve evolversi e avanzare per incontrare sia i bisogni primari sia quelli corollari. È questa la sfida del futuro, una sfida che altro non è che la concretizzazione di ciò che il marketing è, un’attività che ha a che fare con le persone e che deve rispondere ai loro bisogni.    Come si fa marketing in un mondo connesso? Il viaggio nel digitale non ha fine ed è entusiasmante. Anche quando si pensa di aver capito tutto, ti sparpaglia le carte e ogni certezza viene messa in discussione. Per questo è così importante viaggiare con accanto un partner affidabile ed esperto ed essere pronti per affrontare le attività con grande flessibilità.  E' fondamentale essere messi nelle condizioni di poter sperimentare (con ovviamente criteri ragionati e scientifici). Sono queste le caratteristiche di quello che può essere definito il Marketing Agile, che richiede anche un importante cambio di paradigma: imparare ad accettare che anche quello che non ha funzionato serve per capire come muoversi in futuro. In generale, si sta investendo abbastanza? Ancora il digitale non è perfettamente integrato in una strategia di marketing, ma gli approcci, le prove e le sperimentazioni ci sono, come ci sono aziende più o meno digitalizzate.  Il digitale da solo muove le vendite? La risposta è dipende come lo si approccia. Dietro strumenti come Facebook, Tik Tok e Instagram ci sono le persone, che eseguono azioni, si informano. E spesso non ci si interroga abbastanza su dove sono e quanto tempo spendono sui social network. Il digitale porta risultati convincenti? Arrivare a un modello di attribuzione preciso è difficile. È quasi impossibile attribuire un risultato a un unico punto di contatto in maniera chiara e pulita. Tanti sono, però, gli strumenti per fare delle riflessioni. Occorre evitare di concentrarsi su un unico punto, ma considerare il contesto. L’interessante conversazione si chiude con una frase che guarda al marketing del futuro, la frase che Barbara Orsi scriverebbe su un cartellone pubblicitario: Non c’è marketing senza customer care. Ed è questa, secondo lei, la leva su cui vanno concentrati tutti gli sforzi. Presenti e futuri. Perché people care is the new digital. E dimenticarlo rallenta l’evoluzione.
Un Brand di Vini e Digital Strategy - con Nicola Bonora
12-09-2022
Un Brand di Vini e Digital Strategy - con Nicola Bonora
Dodicesimo appuntamento per il nostro Podcast. Gli host Claudio Tonti e Giovanni Ciampaglia danno nuovamente il benvenuto a Nicola Bonora, esperto di User Experience e Strategie Digitali.  La puntata nasce da un pretesto curioso, una domanda arrivata nella casella di posta podcast@websolute.it: come si crea una strategia digitale per un’azienda che opera nel settore vinicolo? La conversazione si è quindi trasformata in un esercizio creativo che ci ha dato l’opportunità di parlare di strategie digitali e scelte per far crescere il business.  Di seguito un riassunto in cinque punti chiave. Primo passo: identikit dell’azienda (e domande, tante domande) Il primo step di ogni progetto consiste nel farsi le (giuste) domande per comprendere le caratteristiche dell’azienda e il contesto in cui si muove.  Nel caso di un’ipotetica realtà operante nel settore vinicolo abbiamo provato a immaginare: • Il posizionamento a livello di prezzo (in questo caso: fascia medio bassa). • Il contesto in cui l’azienda vende i suoi prodotti (grande distribuzione). • Il suo target (molto ampio e senza distinzioni di genere).  A questo punto, escludendo momentaneamente azioni come la creazione di un e-commerce (che meriterebbe un discorso a parte) e l’apertura a mercati stranieri, siamo entrati nel vivo della sfida vera e propria: far crescere l’azienda attraverso il digitale. L’importanza del contesto di vendita  In uno scenario così ampio si può partire riflettendo su cosa significhi il contesto di vendita per il brand.  Nella grande distribuzione, la notorietà di marca e la posizione a scaffale sono le due cose che contano. A parità di prezzo e qualità, il tema della visibilità diventa centrale.  Di conseguenza vanno immaginate attività di comunicazione che aumentino la conoscenza della marca. E farsi vedere significa lavorare su storytelling e frequenza. La partita del digitale si gioca prima e dopo Il digitale è un luogo d’elezione per entrare in contatto con le persone intercettando i loro bisogni manifesti (attraverso Google) e quelli latenti (attraverso Meta).  Tuttavia, proprio come un supermercato, è anche un’arena molto competitiva dove sono necessarie azioni ben strutturate e la consapevolezza che la partita si gioca prima e dopo: • Prima: quando si mettono in campo azioni per aumentare la riconoscibilità di marca. • Dopo: con attività mirate alla fidelizzazione che hanno come scopo il prolungare l’esperienza. Uno storytelling, tanti storytelling Uno dei temi importanti, in una strategia digitale, è quello dei nuovi consumatori. E una tra le sfide più interessanti è comprendere in quale contesto muoversi ovvero puntare su community specifiche a cui parlare del prodotto da un punto di vista ben preciso. Dal momento in cui si individuano gruppi sensibili ai miei storytelling, è possibile creare una comunicazione contestualizzata e su misura.  Il risultato è l’offerta di contenuti non generici ma rilevanti e, di conseguenza, una risposta più convinta.  D’altronde, meglio essere rilevante per 1 milione di persone o una voce tra tante per 20 milioni?  Storytelling per super nicchie: gli step Sintetizzando, se la scelta è procedere con più storytelling, è possibile strutturare un percorso di questo genere: • Individuazione temi • Ricerca nicchie • Organizzazione contenuti • Reclutamento voci autorevoli  • Fidelizzazione E poi? Poi è possibile arrivare a un punto ancora più alto: sviluppare un vino per quella community. E, ovviamente aumentare numero di community e interessi da intercettare.
L'Influencer marketing un asset strategico per ogni Brand? Con Alessandro Cola, CEO di Xplace
05-09-2022
L'Influencer marketing un asset strategico per ogni Brand? Con Alessandro Cola, CEO di Xplace
Dopo l’interessante conversazione “Profilare, conversare, attrarre: l’approccio al Social Media Marketing”,  in questo undicesimo episodio del nostro Podcast ritroviamo come ospite Alessandro Cola, fondatore e CEO di Xplace Company, agenzia del Gruppo Websolute specializzata in Social Media Marketing, Influencer Marketing e Digital PR.  Lo spunto per la conversazione? Lo offre una ricerca che, attraverso una serie di dati statistici, sottolinea quanto quello dell’influencer marketing sia un tema caldo che non può essere ignorato dalle aziende. Cos’è l’influencer marketing ovvero di chi si parla quando si parla di “influencer” La denominazione “influencer marketing” comprende progetti di varia natura e collaborazioni con professionalità molto diverse tra loro. Per questo Alessandro Cola ha sentito la necessità di fare ordine, individuando tre tipi di figure con le quali solitamente si creano progetti e collaborazioni: • Creators • Engagers • Brand Talents Campagne a breve e lungo termine: le differenze È possibile usare l’influencer marketing in due modalità diverse: 1) Campagna spot: ha un range temporale limitato ed è utile quando il brand ha qualcosa di “straordinario” da comunicare, ad esempio un nuovo prodotto. Il vantaggio è una condivisione più calda, partecipata. Il racconto di altri permette, infatti, di non essere autoreferenziali. In questo caso l’influencer può usare anche prodotti di altri brand, ma il messaggio sarà comunque percepito autentico in quanto il lancio rappresenta una novità che lo stesso influencer è interessato a scoprire. 2) Collaborazione a lungo termine: in questo caso l’influencer si presta a una collaborazione più lunga, sposando totalmente la mission del brand. È una relazione esclusiva, prolungata e costante e solitamente basata su una visione comune di determinati valori che l’azienda rappresenta. Chi è un vero influencer? Ce lo dicono analisi attente e strumenti professionali Fondamentale, quando si approccia l’influencer marketing, è prestare attenzione all’autenticità dei profili. Proprio per questo, l’attività di recruiting necessita di supporto scientifico, e dunque di software professionali capaci di analizzare l’account, la fan base e anche scovare curiose correlazioni tra influencer e follower. Un esempio? Piattaforme come quella utilizzata da Xplace permettono di scoprire chi ha più fan tifosi di una determinata squadra di calcio oppure capire chi sono gli influencer italiani più seguiti a Milano (potrebbero essere persone di un’altra città!). E non solo: le stesse piattaforme, oltre a essere validi strumenti per gestire contenuti e approvazioni, sostengono la strategia con report precisi che permettono capire cos’ha funzionato e cosa no e prendere decisioni per il futuro. Influencer marketing, la domanda delle domande: perché sceglierlo? La risposta è semplice: perché le persone si fidano degli amici. E gli influencer sono amici che danno buoni consigli. Dunque, strutturando una strategia di questo tipo è possibile ottenere l’attenzione di un pubblico di qualità, potenzialmente interessato a quel prodotto. Per quanto riguarda l’aspetto economico e di ritorno, invece, i risultati sono legati a quanto si è disposti a investire, e il costo delle attività è proporzionale al numero di follower dell’influencer.  Dalla strategia alla reportistica: il lavoro dell’agenzia Il supporto di un’agenzia, in un mondo così complesso e pieno di opportunità, è fondamentale, perchè si occupa di molti aspetti diversi: • Strategia • Scouting • Gestione del progetto • Reportistica In conclusione, nei social ci si muove per conversazioni. E gli influencer sono persone che possono essere coinvolte nelle strategie aziendali.
Mindset Funnel: il coltellino svizzero della strategia digitale
29-08-2022
Mindset Funnel: il coltellino svizzero della strategia digitale
Siamo arrivati alla decima puntata del nostro Podcast. Il tema è quello delle strategie digitali. Qual è l’approccio giusto? Quale il modello da seguire? In una conversazione ricca di argomentazioni e casi di successo, scopriamo il Mindset Funnel, framework sviluppato da Claudio Tonti, Head of Strategy in Websolute. Il Mindset Funnel non è solo un innovativo modello composto da quattro stadi raffiguranti gli stati mentali in cui si trovano le persone di fronte a un prodotto o servizio, ma è soprattutto un’interessante risposta alla complessità del digitale, dove i percorsi possono essere tanti e la necessità di semplificazione indispensabile. Cercando di capire in quale dei quattro stadi si trova una persona e, di conseguenza, disegnando un’esperienza che rispecchi bisogni, esigenze e caratteristiche di quella determinata fase, prende vita un approccio strategico efficace e misurato. Un approccio che fa emergere la vocazione di ogni touchpoint e tipo di contenuto, al fine di soddisfare il cliente e aiutare l’azienda a raggiungere i propri obiettivi, di vendita e notorietà. Ma quali sono i quattro Mindset? Scopriamolo insieme. 1) Esploro  In questo stadio, la persona non sa ancora cosa desidera. Esplora per arrivare a formulare il suo desiderio. È la fase in cui deve orientarsi tra molte opzioni, informazioni e possibilità, con l’obiettivo di capire cosa gli piace e cosa il brand ha a disposizione per le sue necessità (talvolta inconsce). Nella fase esplorativa, l’architettura delle informazioni assume valore fondamentale e deve rispettare le caratteristiche tipiche di una fase di ricerca. 2) Desidero Secondo stadio, un potente motore che conduce all’azione. La persona inizia a desiderare ciò che vede e la comunicazione deve modificarsi completamente per adattarsi a nuovi bisogni. Il nuovo stato mentale, il desiderio, va trattato in maniera corretta. Per questo cambiano i contenuti e le parole, cambia il linguaggio. In questa fase non è necessario informare ma emozionare. Il prezzo non è fondamentale, e nemmeno i dettagli di prodotto o informazioni razionali. 3) Voglio Quando la persona arriva a volere significa che ha scelto, che gli piace quel determinato prodotto o servizio. Di conseguenza si apre una fase in cui riemerge la parte razionale, gli ostacoli e le domande. E a queste domande l’azienda deve essere pronta a rispondere. Le informazioni e i contenuti legati allo stadio del “voglio”, dunque, devono anticipare ogni domanda e obiezione, risolvendola. 4) Acquisto Superati gli ostacoli dello stadio “voglio” si arriva alla fase dell’acquisto. Le domande che emergono sono diverse (e nuove) e, affinché l’acquisto venga concretizzato rapidamente, occorre accompagnare il futuro cliente in ogni momento di questa delicata fase. Come? Inserendo elementi capaci di finalizzare la vendita e dando tutte le informazioni possibili per completare in maniera semplice e veloce l’acquisto.  In conclusione Modello che si collega a quattro possibili stati mentali in cui si possono trovare le persone di fronte a un prodotto o servizio digitale, il Mindset Funnel è un interessante tentativo di semplificare la complessità del Journey Digitale di chi entra in contatto con un brand.  Tra le sfide per il futuro potrebbe esserci il definire peculiarità ed elementi di un quinto Mindset, quello legato alla fase che segue l’acquisto e che potremmo definire “condivido e mostro”. Anche in questo caso è possibile studiare strategie ad hoc per favorire il racconto di esperienze e suggerimenti spontanei. E tu cosa ne pensi? Faccelo sapere nella nuovissima casella email podcast@websolute.it. Ti aspettiamo!
Marketplace: sì o no? Con Gianluca Diegoli
01-08-2022
Marketplace: sì o no? Con Gianluca Diegoli
In questa decima puntata del nostro Podcast, Giovanni Ciampaglia e Claudio Tonti danno il benvenuto a un ospite speciale: Gianluca Diegoli, fondatore del Blog [mini]marketing, manager, autore, docente e punto di riferimento per tutto il mondo del marketing in Italia. Tra teoria e pratica, con Gianluca si è parlato di un argomento importante: la scelta di essere presenti o meno in un marketplace. È nata così una conversazione poliedrica e interessante, che abbiamo riassunto in sei domande. Marketplace: devo essere un brand per esserci? “Ho un brand, devo essere presente su Amazon?” È da questa domanda che prende il via la conversazione. La risposta chiama a sé altre domande: quando si è davvero un brand? Tutti possono definirsi brand? Essere un brand significa che è possibile attrarre persone verso una property, che sia un’app o il sito. Non vuol dire auto celebrarsi ma essere, in qualche modo, riconoscibili e autorevoli per il pubblico. Capaci di innescare il movimento.  Su piattaforme esterne come Amazon, non essere un brand non è un problema. Perché? Perché qui le persone cercano un prodotto o la risposta a una domanda piuttosto che il marchio. Quali altre domande mi devo fare prima di decidere? In generale, la bussola per orientarsi è composta da due elementi: capire il margine che si desidera dalla vendita e avere ben chiara l’importanza che riveste per l’azienda il lifetime value (se il cliente riacquisterà e se mi interessa o conviene avere un rapporto diretto con lui). Quali sono i vantaggi dei marketplace? Attraverso un’analisi attenta è possibile raccogliere diverse informazioni utili. E anche imparare: Amazon è, infatti, un maestro nell’insegnamento della vendita online. La sua gestione delle immagini e i video, nonché la capacità di strutturare contenuti volti a persuadere sono importanti lezioni che possono aiutare il business. Senza dimenticare che i marketplace sono anche luoghi utili per incrementare la visibilità dell’azienda e dei prodotti. La domanda per il mio prodotto c’è/non c’è: cosa devo fare? Luoghi digitali come Amazon sono potenti motori di ricerca, spazi dove ci sono molte domande. E se c’è domanda per il mio prodotto o la mia categoria di prodotti significa che c’è spazio anche per me. Se la domanda è presente, la risposta è esserci, a meno che strategicamente non si decida di snobbarla. Rischiando, però, di perdere opportunità. Se la domanda per il prodotto che vendo non è presente, Amazon è comunque il luogo giusto dove posso crearla. Non di rado, il prodotto o la categoria vengono create in base alle domande. Quanto pesa l’Omnicanalità nel successo di una strategia su marketplace? La risposta è: tantissimo. Tutta l’azienda deve aprirsi a una visione omnicanale. E non solo: il reparto e-commerce non va strutturato separatamente e non deve avere solo obiettivi quali il ROAS, ma anche comprendere l’importanza della notorietà di marca. Un modello collaborativo omnicanale, che permette di superare quello “a comparti stagni”, aiuta ad avere obiettivi comuni e, di conseguenza, a strutturarsi strategicamente in maniera corretta. Quali sono i trend di marketing più interessanti in questo momento? Complici gli ultimi anni vissuti, ci sono segnali che le persone tendano a fidarsi di più, ad aspirare a una maggiore stabilità. Cercano la continuità, che è senza dubbio la parola chiave da considerare a livello marketing in questo momento storico. Per questo, il Subscription business model sta avendo notevole successo, perché è un modello vicino alle necessità del nuovo compratore. E, dunque, andrebbe attentamente considerato da ogni azienda. E tu cosa ne pensi? Se hai domande oppure vuoi condividere riflessioni commenta l'articolo oppure scrivici a podcast@websolute.it. Ti aspettiamo
Come si crea una strategia di ADV online? Con Andrea Sportillo, CEO di MOCA Interactive
25-07-2022
Come si crea una strategia di ADV online? Con Andrea Sportillo, CEO di MOCA Interactive
Ottavo episodio del nostro Podcast. Si tocca un tema fondamentale: l’advertising online. Esploriamo questo argomento con una conversazione tra Claudio Tonti, Giovanni Ciampaglia e Andrea Sportillo, amministratore delegato di MOCA Interactive, una tra le più note agenzie in Italia in tema di performance marketing, advertising online e SEO. Un dialogo che approfondisce e mostra falsi miti e verità a proposito delle campagne adv digitali. E che abbiamo riassunto sotto in sette punti fondamentali. 1) L’advertising non è (solo) una questione di budget Se non investo mi perdo delle opportunità? Non una domanda, ma la domanda. L’advertising online è ormai un passaggio obbligato per tutti: ogni brand, infatti, deve farsi vedere, ma anche essere consapevole che la pubblicità online è il “pezzo” di una torta più grande. Un buon budget, di conseguenza, non basta. E nemmeno aumentarlo può aiutare (o portare “magicamente” visitatori al sito) se non è stata strutturata una strategia globale e coerente per il marchio. 2) L’advertising non crea, ma consolida Come si crea una strategia di advertising? Come si impostano le attività? Da dove si parte? Risposta: avendo chiaro il concetto che l’advertising non crea, ma consolida (la reputazione del brand, la strategia, il business plan). Per questo investimento e azioni vanno predisposte solo e quando ci sono le giuste fondamenta. 3) Attenzione alla trappola del ROAS L’e-commerce consente misurazioni molto precise di ogni azione dell’utente. Tuttavia, spesso, chi fa e-commerce può cadere nell’errore di incastrare ogni decisione in termini di advertising in uno schema dove conta principalmente il ROAS (Return on Advertising Spend). A meno che il brand non sia molto conosciuto o non abbia già ottime e consolidate performance, ogni azienda ha bisogno di tempo per farsi notare e, di conseguenza, conquistare e fidelizzare il suo pubblico. 4) La giusta strategia: ogni tassello al suo posto Il digitale, è un ecosistema molto complesso. C’è rumore, la competizione è alta e così le aspettative dei clienti. I requisiti da soddisfare sono molti e variegati. Per questo, ogni tassello deve andare al suo posto. Un ottimo prodotto, un ottimo sito (studiato per un’ottima user experience), una reputazione consolidata, microcomunicazioni curate e un piano di newsletter possono fare la differenza. 5) Come la pandemia ha cambiato il mercato dell’advertising online Interpretare l’impatto della pandemia sul mercato dell’advertising online è stato complesso. Alcune aziende hanno deciso di bloccare gli investimenti e altre hanno approfittato dello spazio vuoto lasciato dagli inserzionisti. Il risultato di questi ultimi 24 mesi è che oggi si ottengono meno risultati a parità di spesa. Quindi la cura dei dettagli e la precisione nell’approccio sono elementi imprescindibili per valorizzare ogni euro investito. 6) L’agenzia che fa advertising? È un consulente che accompagna il cliente L’expertise di un’agenzia può fare la differenza per un cliente? La risposta di Andrea Sportillo è affermativa. Poiché è realmente difficile che un’azienda possa internalizzare una risorsa specializzata a tempo pieno, avere un partner significa affidarsi a professionisti dalla competenza profonda. 7) Il presente e il futuro: “content is the king” Al di là delle piattaforme che vanno per la maggiore, la tendenza a cui si assiste, quando si parla di player del settore, è una maggiore automatizzazione. Saper leggere, comprendere e collegare i dati è fondamentale, ma c’è un altro fattore che non può essere ignorato: la creazione del contenuto perfetto per quella determinata campagna.
Le cinque anime dell’e-commerce
18-07-2022
Le cinque anime dell’e-commerce
Dopo una stimolante conversazione che ci ha permesso di capire perché “L’e-commerce non è solo e-commerce”, in questa puntata partiamo alla scoperta, in compagnia di Claudio Tonti e Giovanni Ciampaglia, delle cinque anime di questo fondamentale strumento che costruisce la marca. Cinque anime, cinque tipologie di strategia - non necessariamente isolate ma modulabili tra loro, cinque punti di vista differenti. Per approfondire, per capire, per farsi sorprendere dalle possibilità di questo strumento multiforme come un caleidoscopio. 1) e-commerce come esperienza di brand Primo baricentro di una possibile strategia di e-commerce è considerare questo touch point come la Brand Experience Platform. L’e-commerce è, infatti, espressione massima dell’esperienza di marca e personificazione di tutte le molteplici facce del brand. Una sua perfetta sintesi. 2) e-commerce come l’ultimo miglio del viaggio L’e-commerce come ultima tappa del Customer Journey prima dell’acquisto: è questa la seconda anima di questo touch point. È la trasformazione da e-commerce a info-commerce, la creazione di uno spazio digitale che offre all’utente tutte le informazioni utili (in particolare prezzo/fascia di prezzo o possibilità di personalizzare il prodotto) per attivare il percorso verso le reti di vendita. Un approccio utile soprattutto se si hanno prodotti complicati da vendere online, come, ad esempio, automobili e cucine. 3) e-commerce come estensione del business Nell’e-commerce devo necessariamente vendere i miei prodotti? La risposta è no. Avere un e-commerce è avere a disposizione uno strumento grazie al quale è possibile sperimentare, essere creativi, aggiungere. 4) e-commerce come club e membership Esclusività e scarsità: sono queste le parole che identificano la quarta anima dell’e-commerce. Qui la vendita online si lega al concetto di club, spazio riservato dove l’utente può scoprire privilegi e vantaggi, dando vita a un viaggio stuzzicante: nel Club non solo gli iscritti possono ricevere contenuti esclusivi e dialogare con esperti, ma lo spazio stesso può trasformarsi in occasione di vendita (anche cross canale). Come? Attraverso l’invito all’acquisto di prodotti in edizione limitata, l’invio di offerte esclusive (esempio pack per iscritti) o coupon. 5) e-commerce come canale di vendita Ultima anima, la più conosciuta. Che richiede un lavoro attento, un team dedicato e la capacità di mettere in fila molti elementi diversi. Perché fare e-commerce vuol dire mettere in piedi una macchina oliata, perfetta. Tra le sfide più importanti c’è quella del Dirty Omnichannel. L’Omnicanalità è un privilegio di pochi, occorre una propria rete di vendita o negozi monomarca. Chi non possiede questi spazi fisici deve costruire meccaniche capaci di funzionare nella complessità del mondo reale. In conclusione L’e-commerce permette di raggiungere le persone, far arrivare il messaggio e stabilire relazioni che durano nel tempo. E questo apre possibilità incredibili per la crescita della marca. Cinque sono le sue anime e infinite le possibilità, qualunque sia la situazione e il contesto in cui si muove il brand. Fare e-commerce è, dunque, sempre possibile, e lo è per tutti. Ma la vera domanda è: può esistere un business che fra dieci anni ha ignorato questa evoluzione? E tu, vendi online? Se sì, come stai curando la tua presenza? Quali relazioni hai con i punti di vendita? Hai un club o prodotti accessori? Raccontacelo. E se hai domande o vuoi approfondire altri aspetti dell’e-commerce, siamo qui per ascoltarti!
Come costruire un sito web di successo, parte 2
11-07-2022
Come costruire un sito web di successo, parte 2
Con Claudio Tonti, Giovanni Ciampaglia e Nicola Bonora scopriamo tra casi di successo e ambiti da considerare, perché non esiste design senza ricerca e perché una proposta è quella giusta. Il tutto attraverso una sintesi del Podcast in sei punti chiave. 1) Non esiste design senza ricerca È questo il concetto che dovrebbe guidare la progettazione di un sito web. Senza ricerca, senza pensiero, l’approccio è esecutivo, basato sul passato e sulle certezze acquisite nel tempo. Per questo il tempo del pensiero è fondamentale. Così com’è fondamentale avere un metodo. La creatività è unione dei puntini, trovare nuove forme utilizzando elementi preesistenti al fine di creare qualcosa di nuovo, utile e bello. E ricercare, reperire puntini, significa creare progetti che funzionano ma sono anche sostenibili. 2) La qualità della domanda fa la differenza Ricerca e domanda sono collegate, e rispondere a una domanda con un’altra domanda significa innescare un processo di scoperta virtuoso, il primo passo verso un’esplorazione più approfondita. Quando si pensa o progetta un sito web si scava dialogando, e l’approccio alle domande e la qualità delle stesse possono dire molto su come lavora l’agenzia.   Il partner giusto è colui che fa domande e che aiuta l’azienda a raccogliersi attorno a quelle giuste. Dalle quali poi partire. 3) Gli ambiti da indagare, le domande da fare Sono quattro gli ambiti di indagine principali: Componente aziendale.Utenti.Contenuti.Concorrenza. L’avvio dell’indagine conoscitiva, ovvero l’esercizio d’ascolto e assorbimento che poi avvia il confronto e innesca il percorso di progettazione, prende poi via da una serie di domande che, inizialmente, possono stimolare risposte narrative. Perché esiste l’azienda?Che cosa fa particolarmente bene?Cosa muove le persone? 4) Da esploro ad acquisto: innescare il movimento Occorre avere chiaro un concetto importante: il sito web è lo spazio ideale per far muovere le persone. Da esploro a desidero, da desidero a voglio, da voglio ad acquisto. Sia la fase di ricerca sia quella progettuale servono a capire quali elementi possano aiutare il movimento. Inoltre questo percorso contamina tutti i vari touchpoint aziendali. 5) Tre tipi di casi, tre opportunità da gestire Quando ci si trova a progettare un nuovo sito possono verificarsi tre situazioni: Caso 1: l’azienda è in grado di rispondere a ogni domanda - Allora la ricerca diventa occasione per assorbire e diventare consapevoli del suo impegno e dei suoi valori.Caso 2: l’azienda è in grado di rispondere solo ad alcune domande - Allora la ricerca diventa occasione per chiarire dubbi e far emergere le informazioni mancanti.Caso 3: l’azienda non ha le risposte - In questo caso la fase di ricerca è sì più difficile ma anche più stimolante perché è possibile costruire le risposte insieme. 6) Una proposta è quella giusta Che l’azienda sia in grado o meno di rispondere a tutte le domande, la discriminante tra progetto soddisfacente o insoddisfacente per il cliente dipende dal grado di coinvolgimento del cliente stesso. Se il viaggio si fa insieme, si costruisce insieme e ai risultati si arriva insieme. Proprio per questo, alla fine di un processo progettuale ben svolto, il risultato non possono essere le dispersive (e ormai obsolete) tre proposte. Se la ricerca è stata condotta correttamente la proposta può essere solo una, quella giusta. Le tre proposte servono solo se il cliente non ha partecipato al design.
Come costruire un sito web nel modo giusto
04-07-2022
Come costruire un sito web nel modo giusto
Quinto episodio per il nostro Podcast. In questa puntata Claudio Tonti e Giovanni Ciampaglia dialogano con Nicola Bonora, UX Strategist e Content Designer, confrontandosi su un tema che offre innumerevoli spunti di riflessione: cosa significa davvero costruire un sito web. Qual è il significato di un sito per un brand? Dove si colloca all’interno dell’ecosistema comunicativo di un’azienda? Come ci si approccia a questo tipo di progetto? Lo scopriamo insieme attraverso una sintesi del Podcast in cinque domande fondamentali. Domanda 1: Ha senso parlare di siti nel 2022? La risposta è sì, ha assolutamente senso. Ha senso a patto che il sito si innesti correttamente nell’evoluzione dei comportamenti del pubblico e sia una costruzione aderente agli obiettivi, al tipo di business e al target dell’azienda. Domanda 2: A cosa serve un sito? Se dovessimo avvalerci di una metafora sportiva, potremmo definire il sito la “casa base”, il luogo dove si segna il punto e dove avvengono scambi di valore per l’azienda. È infatti qui, proprio nel sito, che si mette a terra l’asset strategico, si raggiungono gli obiettivi prefissati. È dunque fondamentale, prima di iniziare ad approcciare la costruzione di un nuovo sito, valutare quanto ogni singolo obiettivo - vendita di prodotti, notorietà del brand, acquisizione contatti, rafforzamento customer care - pesi, in termini di Web Experience e in termini di contenuti.  Domanda 3: Cosa significa farsi la domanda giusta? Prima di costruire occorre progettare. Prima di progettare occorre farsi delle domande. Consapevoli, mirate, adeguate.  La formulazione della domanda giusta, quella vera, è tuttora una grossa sfida quando si tratta di costruire la propria identità nel web. Si tende, purtroppo, ad agire ancora dando la risposta giusta alla domanda sbagliata. Per poi stupirsi che il sito, pur tecnicamente perfetto, non riesca a far fare al brand quel salto evolutivo necessario per la sua crescita. Domanda 4: Come si fa la domanda giusta? Solo capendo meccanismi e flussi, e come il brand gestisce le relazioni nel cosiddetto “mondo reale” è possibile interpretare al meglio il mezzo web e far sì che generi valore. Il sito non è solo un sito, è la personificazione del brand. Emerge così un punto fondamentale della questione: quando si chiede un sito in realtà si sta chiedendo come cambiare modo di comunicare. E se il bisogno è cambiare, è necessario avere un partner che porti alla luce i valori aziendali, per poi trasformarli in un nuovo modo di raccontarsi. Leggibile per le persone, utile per il business. Capire cosa dire e come dirlo porta alla costruzione del progetto giusto. Il sito diventa conseguenza naturale. Non altro da sé ma un vero touchpoint che fa ordine e genera utilità. Domanda 5: Quali sono gli errori da evitare? 1) Non vedere il sito come parte di un ecosistema. Quando si approccia un nuovo sito non si sta solo rifacendo quello vecchio, si sta ricreando un ecosistema. È fondamentale, dunque, considerare che la creazione dell’infrastruttura è solo uno degli investimenti da sostenere. Ci sono poi il mantenimento, le attività di brand awareness, nuovi contenuti, la promozione. 2) Non c’è design senza ricerca. La componente della ricerca e dell’ascolto sono, spesso, sottovalutate. Ogni sito è unico nel suo genere perché ogni brand ha una sua personale identità. L’indagine e la raccolta delle informazioni sono assolutamente imprescindibili, il primo passo per un progetto di successo. 3) Non si considera il concetto di evoluzione. Ogni nuovo sito deve aiutare l’azienda a cambiare livello, a fare un salto qualitativo.
Approccio al Social Media Marketing: Profilare, conversare, attrarre, vendere. Con Alessandro Cola, CEO di Xplace agency
27-06-2022
Approccio al Social Media Marketing: Profilare, conversare, attrarre, vendere. Con Alessandro Cola, CEO di Xplace agency
L’obiettivo è ambizioso: fare chiarezza su una forma di Digital Marketing complessa, multiforme e in costante cambiamento: il Social Media Marketing. Come approcciarsi? Cosa comunicare? Parlare a tutti è il vero vantaggio che offrono i social media? Lo scopriamo insieme attraverso cinque keyword fondamentali che scompongono e approfondiscono il Social Media Marketing. KEYWORD 1: CONVERSAZIONE ovvero Cosa significa fare Social Media Marketing? Dalla loro nascita a oggi, i social media hanno cambiato più volte la loro forma, richiedendo capacità di adattamento e flessibilità a chi li approccia, ma c’è una costante che è rimasta sempre la stessa nel corso del tempo: i social media sono i luoghi dove i brand possono conversare con il proprio pubblico. La conversazione ha, ovviamente, canoni diversi dagli altri strumenti di comunicazione. È bidirezionale, e proprio grazie a questa caratteristica offre l’opportunità di portare la relazione tra marchio e pubblico a un livello impensabile prima. D’altronde: è più facile convincere una persona con un cartellone pubblicitario o spiegando, con accuratezza, le proprie ragioni e le proprie scelte? KEYWORD 2: APPROCCIO ovvero Che tipo di presenza posso avere sui social? Sono principalmente tre gli scenari che si aprono di fronte a ogni brand che desidera approcciarsi al mondo del Social Media Marketing. “L’approccio minimale”. In questo caso i social sono il palcoscenico dove il pubblico può trovare il racconto di cosa fa la marca.“La festa”. Intercetto pubblico interessante, mi intrometto nella conversazione, ascolto e intervengo. Per poi arrivare a farmi scegliere. Nel modo più spontaneo e sincero possibile.I social come elemento fondamentale del Media Planning. Adottare una Social Paid Strategy per cercare e trovare le persone giuste da sollecitare e creare campagne e contenuti con un alto grado di personalizzazione. KEYWORD 3: CONNESSIONE ovvero Come si inizia una conversazione?  Fare Social Media Marketing non è pubblicare qualsiasi cosa. E nemmeno diffondere quanti più contenuti possibile. È comunicare il messaggio giusto al momento giusto. E anche farlo arrivare al cluster giusto. Il “purché se ne parli”, che ha caratterizzato l’approccio iniziale ai social, non è più sostenibile. Sui social occorre essere rilevanti, non semplicemente presenti. I social devono diventare la perfetta espressione di una strategia più ampia. Questo significa solo una cosa: trovare gli argomenti in cui si è autorevoli e inserirsi nelle conversazioni opportune, quelle in grado di far raggiungere al brand i propri KPI. KEYWORD 4: VALORI ovvero Di cosa parlare? “Social Media requires souls.” Sui social occorre raccontare i valori del brand e di come quei valori sono in grado di incidere sul suo impegno quotidiano. È questa la base per un legame duraturo con il consumatore. Si tratta di una strategia che richiede tempo e lungimiranza, lunghe conversazioni e flessibilità ma che porta risultati ineguagliabili: rafforza la brand identity e fa sentire il pubblico parte di un modo di essere. KEYWORD 5: TARGETIZZAZIONE ovvero Parlare a delle nicchie: sì o no? I social sono il più grande strumento di targetizzazione del mondo, a patto che si comprenda bene questo loro potenziale. Concretizzano il modello del marketing su misura. Anche se si ha un prodotto che va bene per tutti, c’è la possibilità di scegliere un gruppo di persone e fidelizzarlo e, parallelamente, far crescere quel numero di “fan”. Il risultato? Una connessione pazzesca.
L’e-commerce non è solo e-commerce. Domande, riflessioni e casi di successo su uno strumento che costruisce la marca.
20-06-2022
L’e-commerce non è solo e-commerce. Domande, riflessioni e casi di successo su uno strumento che costruisce la marca.
Perché un e-commerce? Come bisogna affrontare questa sfida affinché crei valore per il brand?  Attraverso una stimolante conversazione tra Claudio Tonti, Head of Strategy e Direttore Creativo di Websolute, e Giovanni Ciampaglia, Direttore Marketing di Websolute esploriamo insieme il complesso – e al tempo stesso pieno di opportunità – mondo degli e-commerce. E-commerce: le domande fondamentali: L’e-commerce può essere uno strumento che fa la differenza? In tanti pensano che un e-commerce serva soltanto per vendere: ancora una volta, è veramente così? La risposta, come suggerito da Claudio Tonti e Giovanni Ciampaglia (anche attraverso una serie di interessanti ed esplicativi esempi), è no. Ma non solo: per strutturare una strategia e-commerce efficace ed efficiente occorre ampliare la visione. Osare, uscire dagli schemi. Se vendere gli stessi prodotti che si vendono offline non è necessario, allungare e arricchire la Customer Journey è il vero motivo per cui vale la pena percorrere questa strada. E-commerce: solo per te, solo per oggi Creatività, strategie su misura, possibilità di sperimentare. Avere un e-commerce è avere a disposizione uno strumento grazie al quale è possibile lavorare su un concetto importante: quello di unicità. Gli strumenti? Prodotti in edizione limitata, capsule collection, timing ben precisi, personalizzazione e servizi che creano un senso di urgenza. Per chi compra è vendita, per chi non compra un’esperienza di marca. Tutti, in ogni caso, vengono coinvolti.  L’e-commerce può portare valore alla mia strategia di Digital PR? È indubbio che avere un e-commerce significa farsi supportare da un sistema che arricchisce e dà concretezza anche ai progetti di Digital PR. E anche in questo caso le opportunità di business possono essere infinite, come nei casi di successo raccontati da Claudio e Giovanni. Quali sono i grandi valori generati attraverso l’e-commerce?   L’e-commerce potenzia due ambiti fondamentali per ogni brand: il servizio e la relazione con il proprio pubblico. Consapevolezza & conoscenza, delight & care sono, nel dettaglio, le qualità che vengono alimentate attraverso l’e-commerce. E il customer care, verso chi compra e verso chi non compra, può diventare il fattore discriminante, quello capace di costruire o demolire la marca. Avere un e-commerce è investire nell’esperienza. È avere la possibilità di stupire. Ma occorre farlo bene. E-commerce: oggi o domani? Il mondo si muove. Aspettare e lasciare spazio agli altri non è una grande strategia. Quanto terreno si perde se si aspetta? L’e-commerce genera valore al tutto, fortifica tutta la strategia e ha un impatto su tutto. Non si somma al modello di business attuale, lo interseca. A patto che abbia un ruolo chiaro e comprensibile. Ma quale ruolo dare all’e-commerce? È questa, forse, una delle domande più sfidanti per un’azienda. Quindi vi lasciamo con due domande: Puoi permetterti di non voler fare qualcosa che ha      impatto su tutto il business?Quali ruoli può avere l’e-commerce nel tuo business? Alla prossima puntata e, se volete suggerirci un tema, un ospite, una domanda, una sfida, usate la sezione commenti. Perché la conoscenza… nasce e si arricchisce attraverso gli scambi!