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Chiesa Cristiana Evangelica della Vera Vite

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Chiesa Cristiana Evangelica della provincia di Viterbo
In Cristo puoi... avere gioia | 16 Gennaio 2022 |
Le circostanze e gli eventi del mondo rubano la tua gioia: Gesù la protegge e la contiene. Non permettere alle circostanze della vita  di dettare la tua risposta. La tua gioia non sarà mai in funzione di ciò che hai, ma di ciò che sei IN Cristo. --- CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO Tempo di lettura: 10 minuti  Tempo di ascolto audio/visione video: 30 minuti Non so voi, ma dopo più di due anni sono stufo di sentirmi dire ogni giorno di tutte le cose che NON posso fare. Vivo la mia vita con dei limiti che so sono per il mio bene... ma non per questo non ne soffro. La gioia in questi anni  sembra essere quasi sparita. E' per questo che la serie di messaggi  che comincio questa settimana si intitola “In Cristo puoi”. Vogliamo conoscere assieme tutte le cose che possiamo fare e che nessuno può impedirci dal praticare. La prima cosa che nessuno può impedirci di avere è la gioia. E per parlare di gioia in Cristo non possiamo fare a meno del libro dove la gioia è il motivo conduttore di tutta la narrazione: sto parlando della lettera di Paolo ai Filippesi. A metà dello scorso anno abbiamo già visto con i messaggi di Celeste, di  Jean e miei, molto di questo libro per ciò che riguarda  le varie teologie contenute in esso, gioia, unità, gloria e pace. Questa volta vorrei parlarvi di tutto ciò che attraverso Cristo possiamo fare non quando stiamo bene, non quando le situazioni sono a nostro favore, ma sempre, e soprattutto quando stiamo male  e le situazioni sono avverse. “...e sempre, in ogni mia preghiera per tutti voi, prego con gioia a motivo della vostra partecipazione al vangelo, dal primo giorno fino ad ora. (Filippesi 1:4-5) Quando Paolo scriveva queste parole era in prigione, incatenato ad un soldato romano h 24, senza libertà neppure per le cose intime. Ma Paolo parla di gioia; la gioia del Vangelo  e non significa che tutto sia facile, anzi: “Vero è che alcuni predicano Cristo anche per invidia e per rivalità; ma ce ne sono anche altri che lo predicano di buon animo. Questi lo fanno per amore, sapendo che sono incaricato della difesa del vangelo; ma quelli annunciano Cristo con spirito di rivalità, non sinceramente, pensando di provocarmi qualche afflizione nelle mie catene. ” (Filippesi 1:15-17) “Guardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi da quelli che si fanno mutilare...”(Filippesi 3:12) C'è invidia e c'è rivalità ci sono cattivi insegnati che cercano di minare il ministero di Paolo facendolo apparire come un bugiardo. Ma un Paolo in catene, un Paolo attaccato sul piano personale, afferma: “Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.” (Filippesi 4:4) E la cosa più stupefacente non è tanto l'affermazione, ma il contesto in cui Paolo la dice: “Esorto Evodia ed esorto Sintìche a essere concordi nel Signore.  Sì, prego pure te, mio fedele collaboratore, vieni in aiuto a queste donne, che hanno lottato per il vangelo insieme a me, a Clemente e agli altri miei collaboratori i cui nomi sono nel libro della vita. Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi” (Filippesi 4:2-4) Il contesto non è quello di una chiesa unita, ma di una chiesa con delle discussioni e delle divisioni tra le persone che avevano lottato assieme a Paolo per piantare la chiesa Filippi. E in un contesto del genere, la soluzione di Paolo  “rallegratevi!" sembra davvero un controsenso, al limite una battuta sarcastica. Ma Paolo non sta scherzando; sta piuttosto indicando una realtà: si può essere gioiosi ...  nonostante le circostanze della vita. Vorrei darti oggi tre motivi e un “luogo” dove trovare gioia anche nei periodi bui, e conservala protetta dal mondo. 1. Rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti in cielo. In Luca 10 Gesù mandò 70 dei suoi discepoli per strade e campagne ad operare miracoli. I risultati furono fantastici.  Essi tornarono al Signore pieni di gioia,  parlando delle guarigioni  e delle liberazioni che erano avvenute. Ma Gesù li portò subito con i piedi per terra: non dovevano gioire per quella potenza   che avevano visto in azione, ma per altro: “Tuttavia, non vi rallegrate perché gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli.” (Luca 10:20) Gesù gli sta dicendo:  “Se la vostra gioia è in funzione di ciò che fate, allora siete messi male, perché la gioia vera non è in funzione di quello che fate, ma di quello che siete.  I miracoli, un giorno, potrebbero non avvenire più, ma una cosa rimarrà certa, ora e sempre: voi siete nell'elenco che è presso il Padre mio. Eravate a un passo dalla morte eterna, e ora avete  la vita eterna. Trovate lì la vostra  gioia!”. E' per quello che Paolo ci dice di rallegrarci. 2. Rallegratevi perché Dio provvede ogni giorno Vi ricordate cosa ci ha detto di pregare Gesù? "Dacci oggi il nostro pane quotidiano" (Matteo 6:11) Non un pane annuale, o mensile o settimanale, ma è un pane che va richiesto OGNI giorno, e che OGNI giorno Dio provvede. Il Salmo 103 inizia così: “Benedici, anima mia, il Signore; e tutto quello che è in me, benedica il suo santo nome. Benedici, anima mia, il Signore e non dimenticare nessuno dei suoi benefici. (Salmo 103:1-2) Sai quale è il mio più grande difetto? Che mi dimentico, o dò per scontate  le cose buone che Lui ha fatto, fa e farà per me. Ogni volta che prendo un respiro,  ho un buon motivo per essere grato.  Dio ha fornito quell'ossigeno. Dio ha ha fornito il sole, le stagioni, il cibo... tutto ciò che mi circonda.. ma soprattutto... “Egli perdona tutte le tue colpe, risana tutte le tue infermità; salva la tua vita dalla fossa, ti corona di bontà e compassioni...” (Salmo 103:3-4) Dio mi ha, ti ha perdonato,  e ci ha coronato di bontà. Quante volte in un anno, aprendo gli occhi la mattina mi rammento di questo? Quante volte la mia prima preghiera del mattino è: “Sono perdonato! Sono coronato di compassione e di bontà da mio Padre! Grazie Signore!” E non basta: Dio non solo mi ha perdonato, ma agisce e continua ad agire in mio favore: “...egli sazia di beni la tua esistenza e ti fa ringiovanire come l’aquila. Il Signore agisce con giustizia e difende tutti gli oppressi.” (Salmo 103:5-6) Il salmista non stava parlando “in generale”, “Beh, si, so che Dio è dalla mia parte, per cui se mi accade qualcosa di buono significa che è stato lui.” ma di azioni precise, di interventi miracolosi che il popolo di Dio aveva realmente visto accadere. Quando Israele era in schiavitù in Egitto, Dio lo aveva liberato, il mare si era aperto davvero davanti a loro. Aveva agito con giustizia ed aveva difeso chi era oppresso,  liberandolo attraverso più e più miracoli. Quando Israele aveva avuto bisogno di cibo nel deserto, Egli mandò la manna dal cielo e poi le quaglie....  vere quaglie e vera manna! Dio aveva letteralmente saziato il suo popolo. Gesù era stato mandato per completare quelle azioni: e quando i 5.000 avevano fame, moltiplicò veri pesci e veri pani. Niente fu mai più vero e reale del salire la croce per pagare i nostri peccati. Proprio Paolo dice in Filippesi: “Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti” (Filippesi 4:6) Paolo sta dicendo:  “Se vuoi avere gioia devi sviluppare una attitudine alla gratitudine Trova lì la tua gioia!”. 3. Rallegratevi perché siete testimoni di Cristo Gesù ha detto: “Il servo non è più grande del suo signore”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra." (Giovanni 15:20) Essere testimoni di Cristo non è gratis, le persone non saranno lì ad applaudirti, ma Gesù anche detto: “Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e {, mentendo,} diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia.  Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli...” (Matteo 5:10-12). “Beati”, come abbiamo visto più volte, è la parola che la Bibbia usa per indicare la gioia ai suoi massimi livelli, la felicità assoluta. E qui tu, onestamente, potresti chiedere a me (e a Gesù... visto che è lui che parla) “E dov'è la gioia nell'essere perseguitati?” Gesù la indica: la gioia sta nella ricompensa: egli stesso, dice Ebrei 12 “Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia.” (Ebrei 12:2) Mosè dovette fare una scelta tra la comodità terrena  e la ricompensa  nel cielo".  “Per fede Mosè, fattosi grande, rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del faraone,  preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio che godere per breve tempo i piaceri del peccato,  stimando gli oltraggi di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto, perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa. (Ebrei 11:24-26) "...perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa. ".  Ho bisogno di avere gli occhi puntati su quella ricompensa e non sulle difficoltà che ho attorno. Ho bisogno di fare quello che fece Mosè, concentrarmi su Cristo (e lui non lo aveva mai visto, noi si!) per vedere la gioia che mi spetta. Paolo scriverà: “Infatti io ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria che deve essere manifestata a nostro riguardo.” (Romani 8:18) Il luogo dove trovi la gioia Però ad essere onesti, tu sei autorizzato a dirmi: “Marco, tutto quello che mi hai indicato che dovrebbe portare gioia, diciamocelo francamente, nella vita normale porta problemi e basta. Si è vero, il mio nome è scritto in Cielo, ma qua, in terra, il mio nome  sembra non essere scritto in nessuna parte, ed io mi sento di essere tra gli ultimi. Si, è vero, Dio provvede ogni giorno, ma io riesco a malapena a  a sopravvivere. Si è vero, sono testimone di Cristo ma questo rende la mia vita ancora più difficile.” Il viaggio della vita è un viaggio  che cerca costantemente di derubarci della nostra gioia. Ed è per quello che Paolo non dice “rallegratevi"... e basta, ma indica un luogo dove riporre, conservare e trovare la gioia. Dice “rallegratevi NEL Signore” In greco NEL è la preposizione ἐν-en, che significa “all'interno, dentro, in mezzo, circondato da. L'unico luogo dove potrai avere gioia è se sarai all'interno, dentro, in mezzo al Signore. Nella vita affrontiamo  un sacco di momenti "ladri di gioia: la morte di un caro, la perdita di un lavoro, un reddito da fame, essere evitati della gente, essere giudicati... Salomone sintetizzerà tutto questo dicendo in Lamentazioni: “Io ho detto:«È sparita la mia fiducia, non ho più speranza nel Signore!»” (Lamentazioni 3:18) Quando tutto sembra andare per il verso storto è tanto semplice aprire la bocca e bestemmiare... “Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.” Paolo non dice  “rallegratevi nel Signore... a meno che....” (qualcuno non vi corra dietro con la mazza ferrata). Paolo non dice  “rallegratevi nel Signore... finché...” (avete soldi, una famiglia unita, un bel lavoro). Ma dice che, indipendentemente dalle circostanze  il luogo dove puoi avere gioia è all'interno, dentro, nel mezzo del Signore. Le circostanze rubano la gioia: Gesù la protegge e la contiene. Non permettere alle circostanze della vita  di dettare la tua risposta. Questo non significa che non possiamo esprimere emozioni per le circostanze della vita: Gesù ha pianto. Gesù si  è infuriato. Gesù è stato frustrato. Gesù è stato turbato. Gesù è stato addolorato. La chiamata a gioire sempre nel Signore  non riguarda lo schiacciare le emozioni, ma nel mantenere la giusta prospettiva, nel distogliere gli occhi  da ciò che succede intorno a noi...  e nel guardare altrove. Dove? “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?  Com’è scritto: «Per amor di te siamo messi a morte tutto il giorno; siamo stati considerati come pecore da macello». Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati. Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.” (Romani 8:35-39) Ecco dove volgere lo sguardo, ecco dove cercare la gioia, perché puoi gioire ... sempre, all'intero, dentro,  IN Cristo. Il Covid, negli ultimi due anni ci ha rubato la gioia, quella terrena, negandoci abbracci, incontri, cene assieme,  agapi in chiesa, piccoli gruppi nelle case... ma la nostra gioia quella vera, è intoccabile e protetta. “Sono sicuro: il Signore è il mio tesoro, per questo io spero in lui.” (Lamentazioni 3:24 TILC) Posso avere gioia, perché la mia gioia è IN Cristo. Preghiamo.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOK GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM ---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD (Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio, vedere il video del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)
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La postura di Gesù | 9 Gennaio 2022 |
Che "postura" hai come credente? In quale posizione ti metti per accogliere, servire ed amare il prossimo, così come ha fatto Gesù?--- Predicatrice: Jean Guest CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO Tempo di lettura: 10 minuti Tempo di ascolto audio/visione video: 35 minuti Man mano che cresciamo la nostra postura cambia. Passiamo dal gattonare, ai primi passi traballanti, a quelli forti e dritti fino a quando l'età ci colpisce e ci ritroviamo a tornare a traballare. Chiedete a qualsiasi attore il cui lavoro è quello trovare la chiave per interpretare il personaggio e vi dirà che la nostra postura, la nostra camminata, faccia molto parte di chi siamo come persone e d come gli altri ci percepiscono. Negli ultimi anni i cristiani hanno iniziato a usare il termine  “postura” nel parlare di discepolato. Non significa che stiamo parlando di come stiamo letteralmente in piedi o seduti, ma piuttosto di come intendiamo il discepolato e come ci presentiamo nel modo in cui ci avviciniamo agli altri. “Beato l’uomo che non cammina secondo il consiglio degli empi, che non si ferma nella via dei peccatori, né si siede in compagnia degli schernitori, (Salmo 1:1) Nel Salmo 1 vediamo le 3 posture del peccato: possiamo attivamente camminare verso il male, non allontanarci da esso scegliendo di rimanere, e possiamo sederci passivamente mentre gli altri fanno del male. La Bibbia ci dà  delle alternative in netto contrasto a questi comportamenti fallimentari. 2 Giovanni ci dice:  “In questo è l’amore: che camminiamo secondo i suoi comandamenti.” (2 Giovanni 1:6) Filippesi ci dice che dobbiamo stare  “in questa maniera saldi nel Signore” (Filippesi 4:1 b) Ed Apocalisse 3:21 afferma:  “Chi vince lo farò sedere presso di me sul mio trono...” (Apocalisse 3:21) Il comun denominatore in tutte queste "posture" spirituali positive è l'obbedienza. Proprio così come con una buona postura fisica il nostro corpo funziona meglio, con una buona postura spirituale funzioniamo meglio come discepoli camminando eretti e in libertà. Ecco una preghiera per noi oggi. Quando le preoccupazioni di questo mondo mi distraggono e mi allontanano da te, aiutami a rispondere alla tua voce mite che mi invita a riavvicinarmi a te. Perché alla tua presenza c'è la pienezza della gioia. Guarisci la mia postura interiore affinché io possa camminare dritto, camminare diritta nello Spirito: non piegato, non piegata non frettoloso, non frettolosa,  disponibile verso gli altri e pronto, e pronta  per il servizio. Come possiamo sviluppare una buona postura spirituale? Quando guardiamo Gesù, vediamo che l'obbedienza si manifesta nella sua umiltà, servitù e amore. La postura dell'umiltà Al centro della nostra fede c'è l'umiltà. “Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, 6 il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma svuotò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce.” (Filippesi 2:5-8) Tyler Staton dice di Emmanuel Dio con noi: "E' la gloria più alta, fondata nella realtà più bassa". L’incarnazione è ciò che dà senso al cristianesimo.  Il pastore Marco ha predicato su questo la settimana scorsa, quindi non mi dilungo molto qui sull'umiltà di Gesù come Dio con noi. Voglio sottolineare che l'umiltà spesso ci rende vulnerabili. Ecco cosa dice il cantante Bono  degli U2 sull'incarnazione: “L'idea che Dio (se c'è una forza d'Amore e di Logica nell'universo) sia alla ricerca di spiegare se stesso è abbastanza sorprendente. Che sia alla ricerca di spiegare se stesso e di descriversi diventando un bambino nato nella povertà della paglia... un bambino, ho pensato: "Wow!" Questo è poesia. L’amore inconoscibile, la potenza inconoscibile, descrive se stesso come il più vulnerabile. Ecco. Ero seduto lì, ... e le lacrime mi scendevano sul viso, e vedevo la genialità di tutto ciò, la genialità assoluta di scegliere un particolare punto nel tempo e decidere di agire su questo. Perché è esattamente quello di cui stavamo parlando prima, l'amore ha bisogno di trovare forma, l'intimità ha bisogno di essere sussurrata. Per me ha senso. In realtà è logico. È pura logica. L'essenza deve manifestarsi. È inevitabile. L'amore deve diventare un'azione o qualcosa di concreto. Doveva accadere. Ci deve essere un'incarnazione. L'amore deve farsi carne.”  Dio era disposto a rendersi vulnerabile a tutto ciò che il mondo, la carne e il diavolo potevano scagliargli contro, per il nostro bene, perché siamo amati incondizionatamente. E questo è l'inizio della nostra crescita in umiltà.  L'umiltà significa essere obiettivi di chi siamo davanti a Dio e agli altri. Qual è una giusta visione di noi stessi? Sarà diversa da persona a persona, ma alcune cose sono comuni a tutti noi. Siamo figli di Dio: creati, amati e redenti dalla sola grazia di Dio, non da qualcosa in noi stessi o da noi stessi; e dotati da Dio di certi doni , capacità, risorse e vantaggi unici, che devono essere usati per la sua gloria. La vera umiltà consiste nel credere a ciò che Dio dice di te. Diamo uno sguardo alla storia della chiamata di Gedeone. “Poi venne l’angelo del Signore e si sedette sotto il terebinto di Ofra, che apparteneva a Ioas, abiezerita; e Gedeone, figlio di Ioas, trebbiava il grano nello strettoio per nasconderlo ai Madianiti. L’angelo del Signore gli apparve e gli disse: «Il Signore è con te, o uomo forte e valoroso!» Gedeone gli rispose: «Ahimè, mio signore, se il Signore è con noi, perché ci è accaduto tutto questo? Dove sono tutte quelle sue meraviglie che i nostri padri ci hanno narrate dicendo: “Il Signore non ci ha forse fatti uscire dall’Egitto?” Ma ora il Signore ci ha abbandonati e ci ha dati nelle mani di Madian». Allora il Signore si rivolse a lui e gli disse: «Va’ con questa tua forza e salva Israele dalla mano di Madian; non sono io che ti mando?» Egli rispose: «Ah, signore mio, con che salverò Israele? Ecco, la mia famiglia è la più povera di Manasse, e io sono il più piccolo nella casa di mio padre».  Il Signore gli disse: «Io sarò con te… ». (Giudici 6:11-16 a) Se dovessimo tracciare una linea e chiamarla vera umiltà, da un lato della scala sarebbe l'insicurezza totale e dall'altro l'arroganza assoluta. E a seconda di chi siamo e dalle nostre circostanze oscilleremmo da un estremo all'altro della scala, quindi è importante che ricalibriamo e lo facciamo credendo a ciò che Dio vede quando ci guarda. Gedeone si trova assolutamente all' estremità dell'insicurezza della scala a causa delle sue circostanze. Quando l'angelo appare pensa di avere l'albero sbagliato. Quel "ahimé, mio Signore" sta lì come se fosse un  "Oh, non credo proprio!". Non ci crede perché si sente abbandonato, il lavoro che sta facendo deve essere  nascosto e lui è il più debole della tribù più piccola.  Ma Dio non gli dà tempo dicendo: "poverino, si, è dura", lo chiama con queste parole: “Va’ con questa tua forza” io sarò con te'.  Quanti di noi quando c'è un'opportunità o una chiamata hanno voci che suonano nella propria testa e ci impediscono di vederci come ci vede Dio? Quanti di noi sentono: "Non sono abbastanza istruito o istruita, non sono abbastanza coraggioso o coraggiosa, non sono del sesso giusto, non sono nel giusto stato d'animo”. Dio ti dice: "Potente guerriero, vai con la forza che hai già, Io sarò con te".  Cosa succede quando Gedeone finalmente crede a Dio? È obbediente e pronto a servire. La postura di un servitore Se l'umiltà è il cuore della nostra fede, allora l'essere un servitore o una servitrice è il modo in cui si realizza nella nostra vita quotidiana. Questo è un dipinto di Ford Maddox Brown di Gesù che lava i piedi a Pietro. È un dipinto fantastico e all'epoca era già un artista di successo, ma non riuscì a venderlo finché non lo trasformò in questo modo: E non era solo a causa delle sensibilità e del senso di pudore del 800: c'è qualcosa di profondamente inquietante e provocatorio nella nozione di un Dio che è disposto a spogliarsi nudo e lavare i piedi. Ma questo è il Gesù che noi seguiamo. Ora lui non vuole che ci togliamo i nostri vestiti (almeno non credo), ma ci chiede di essere disposti a renderci vulnerabili alle persone nel modo in cui li serviamo. “Quando dunque ebbe loro lavato i piedi ed ebbe ripreso le sue vesti, si mise di nuovo a tavola, e disse loro: «Capite quello che vi ho fatto?  Voi mi chiamate Maestro e Signore; e dite bene, perché lo sono.  Se dunque io, che sono il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io. In verità, in verità vi dico che il servo non è maggiore del suo signore, né il messaggero è maggiore di colui che lo ha mandato.  Se sapete queste cose, siete beati se le fate.”  (Giovanni 13:12-17) Comporta dei rischi, l' essere vulnerabile rischia l' essere respinti, l' essere vulnerabile rischia l' essere derisi, l' essere vulnerabile rischia l' essere rifiutati. Prendetevi un momento per riflettere su questo - qui Gesù sta lavando i piedi di Pietro (un Pietro troppo vecchio, ma si trattava di voler simboleggiare il padre fondatore della Chiesa); in meno di 24 ore da questo momento, Pietro avrebbe negato di conoscere Gesù.  Gesù ha lavato i piedi di Giuda, che nel giro di poche ore lo avrebbe tradito. L'essere un servitore è rischioso, ma è accompagnato anche dalla benedizione di Dio.   “Se sapete queste cose, siete beati se le fate.” (Giovanni 13:17)  Non so come Dio vi stia chiamando a servire, o a chi servire, ma quella chiamata viene sempre elaborata attraverso la preghiera, la generosità, l'ospitalità e l'umiltà. “Allora il re dirà a quelli della sua destra: “Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che vi è stato preparato fin dalla fondazione del mondo.  Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste;  fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi”.  Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere?  Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto? O nudo e ti abbiamo vestito?  Quando mai ti abbiamo visto ammalato o in prigione e siamo venuti a trovarti?”  E il re risponderà loro: “In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, lo avete fatto a me”.” (Matteo 25:34-40) Il filo conduttore di questo passaggio sull'essere servitore è la giustizia - il nostro vangelo è amore e giustizia assieme. “Ho proclamato la tua giustizia nella grande assemblea; ecco, io non tengo chiuse le mie labbra; o Signore, tu lo sai. Non ho tenuto nascosta la tua giustizia nel mio cuore; ho raccontato la tua fedeltà e la tua salvezza; non ho celato la tua benevolenza né la tua verità alla grande assemblea.” (Salmo 40:9-10) Come cristiani non dobbiamo essere contenti di vivere in un mondo dove la gente ha fame, dove molti non hanno accesso all'acqua potabile, dove le persone rimangono senza casa, dove i rifugiati non sono benvenuti, dove il mondo funziona solo per chi non è disabile, dove le persone vengono comprate e vendute. Una parola di avvertimento: non possiamo fare tutto, saremmo sopraffatti; ma dobbiamo fare qualcosa.  Il movimento di preghiera 24/7 dice "scegli una lotta" perché questo è ciò che è la preghiera, è una lotta contro le potenze di questo mondo, e poi concentra la tua energia su quell'unica battaglia. Anche qui nella piccola realtà dell'Italia rurale dovremmo essere in lotta e possiamo farlo informandoci sulla lotta che abbiamo scelto, pregando e se possibile sostenendola con tempo e denaro. Posso suggerirvi alcune lotte da prendere in considerazione? l'emergenza climatica; le persone imprigionate per il loro credenze, siano esse cristiane o meno; la schiavitù moderna e il traffico di persone; la mobilitazione globale di persone rimaste senza casa a causa della guerra o della carestia.  Ce ne sono molti altre, andate a combattere dove Dio vi chiama.  E siamo in lotta perché l'amore ci obbliga. La postura dell'amore L'umiltà è il cuore della nostra fede, l'essere servitori la manifestazione della nostra fede e l'amore è la fonte della nostra fede. “Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo. (1 Giovanni 4:19) Lo dirò di nuovo: non c'è niente che tu possa fare per far sì che Dio ti ami di più, non c'è niente che tu possa fare che vi farà amare di meno. Il suo amore è incondizionato.  Di recente studiando la Parabola del Figliuol Prodigo sono stata costretta a rendermi conto che il figlio tornò a casa perché era affamato e senza casa, non perché gli mancasse e amasse suo padre, eppure il Padre corse verso di lui, con le braccia tese in un amore che accoglie ed accetta.  Ed è così che il nostro atteggiamento dovrebbe essere mentre rappresentiamo la chiesa nella nostra comunità: sei il benvenuto, sei benvenuta, sei accettato, sei accettata, sei amato, sei amata, perché noi sappiamo cosa significa essere amati. Amen.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOKGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM---GUARDA IL  VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD (Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio, vedere il video del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)
10-01-2022
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L'essenziale a Natale - Gesù è essenziale... e non solo a Natale! | 2 Gennaio 2022 |
Cosa è realmente essenziale, e non solo a Natale? Gesù è l'essenziale per la nostra vita, la luce che viene a dimostraci l'amore così grande di Dio per noi. --- CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO Tempo di lettura: 10 minuti  Tempo di ascolto audio/visione video: 30 minuti Il Natale è ormai alle spalle ci siamo scambiati gli auguri, abbiamo mangiato, bevuto, gioito... ma è questo che è davvero essenziale a Natale? Nella serie di messaggi di Avvento abbiamo riflettuto su cosa fosse essenziale a Natale attraverso o personaggi della natività. Avevamo visto che l'adorazione è essenziale, il focalizzarsi su Dio, su chi è Lui, su cosa a fatto per noi,  e in virtù di questo, rispondere con una azione, così come hanno fatto i Sapienti. Avevamo visto che la testimonianza è essenziale il raccontare ciò che abbiamo visto e udito, non essere solo solo testimoni passivi, ma anche testimoni attivi, fare da testimoni a Gesù, così come avevano fatto i pastori. Abbiamo parlato di Maria e di Giuseppe,  e dell'opera che Dio aveva fatto in loro ed attraverso di loro. L'opera di Dio è essenziale, ciò che Lui ha fatto, fa e farà Ed è essenziale che tu gli permetta  di operare in te ed attraverso di te per ricevere la vera gioia a Natale. Ma di tutte queste cose, quale è veramente essenziale? Quale è quella di cui non possiamo fare a meno, senza la quale adorazione, testimonianza ed opera sono assolutamente inutili? Gesù è essenziale Per il secondo anno consecutivo ci siamo trovati a celebrare un Natale in emergenza. L'emergenza Covid ha causato  e continua a causare molti problemi, e comprendo che alcuni di noi,  sia qui che tra quelli che mi ascoltano online o mi leggono, siano arrivati a  Natale con un cuore pesante dovuto ad una perdita tra le persone care. Qualsiasi fosse il tuo stato d'animo, sappi che il Natale è stato creato per portarti gioia. Quando l'angelo mandato da Dio giunse dai pastori gli disse: «Non temete!» disse. «Io vi porto la più bella notizia che sia stata mai annunciata; questa notizia darà grande gioia a tutti! Il Salvatore, proprio il Messia, il Signore, è nato stanotte a Betlemme!  Come potete riconoscerlo? Troverete un bambino avvolto in una coperta, che giace in una mangiatoia». (Luca 2:10-12 PV) I pastori non erano ricchi, erano spesso schiavi, erano mal pagati erano rifiutati da tutti... ma l'angelo dice che la gioia sta arrivando anche per loro, nel luogo esatto dove sono ora nello stato di vita che stavano attraversando. E il Signore è questo che ripete, e non solo a Natale: qualsiasi cosa tu stia attraversando, non temere: ti ho mandato mio Figlio perché tu possa avere gioia. Se avete fatto la vostra lista delle cose  che rendono il Natale divertente, speciale e significativo per voi, quante “stelle” avete messo per indicare quelle che sono realmente “essenziali”? Nella mia lista c'erano tredici motivi. ma solo tre avevano una stella a fianco. Quello che nelle ultime cinque settimane abbiamo provato di fare è di concentrarci sulle cose realmente essenziali a Natale. Ma ora che il Natale è trascorso  su cosa dobbiamo concentrarci? E' proprio Gesù che ce lo indica che ci da il messaggio essenziale del Natale, il perché è venuto quella prima volta e perché ha cambiato la vita di tutti coloro che lo accettano come lo spartiacque tra un mondo perduto e un mondo salvato. E perché è essenziale,  ma non solo a Natale. Quel messaggio in origine è stato dato ad una grande persona, che attendeva il Messia, e che aveva visto le opere di Gesù, ma che aveva ancora dubbi se lui fosse davvero il Salvatore. Quell'uomo si chiamava Nicodemo. Il messaggio che Gesù ci affida tramite le parole dette a Nicodemo sono essenziali come il cibo, l'acqua, il sole e l'aria per noi: “Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.” (Giovanni 3:16-17) Questo versetto, tanto usato ed abusato, forse non lo sapete, o non ci avete mai pensato, parla proprio del Natale; parla di un Dio che “ha dato”, ha mandato,  ha fatto nascere a Natale un uomo che sarebbe stato l'Emmanuele, il Dio con noi. Questo è tutt'ora il messaggio essenziale  che porta il Natale., e che serve anche oltre al Natale. Se Dio volesse usare un WhatsApp per comunicare con te so di sicuro cosa ti scriverebbe: “Io ti amo tanto”. La parola che è tradotta con “tanto” nelle nostre Bibbie, è in greco οὕτως houtōs,  e significa sia “tanto” che “in questa maniera”. Dio ama tanto, ama in una maniera che è solo la sua ama in questa maniera. Houtōs in grammatica è un  “avverbio intensificatore”, ovvero qualcosa che aumenta, rende più intenso il termine che gli sta a fianco. Ma perché Gesù decide di usare un avverbio intensificatore? In fondo, avrebbe potuto solo dire: “Perché Dio ha amato il mondo”... e nessuno si sarebbe stupito. Dio è amore, un amore perfetto. Pietro afferma che  “Dio non ha riguardi personali” (Atti 10:34 b) ama tutti allo stesso modo; Dio quando ama, ama sempre tanto. E invece Gesù ha voluto dire a Nicodemo, a te e a me, che Dio non ci ama soltanto, ma che ci ama in questa maniera, in questa maniera così enorme che ha persino dato suo figlio a Natale, (in qualsiasi data fosse) lo ha realmente “inviato” sulla terra proprio per me e per te... E' per quello che puoi avere gioia anche nella disperazione! Lascia che mi fermi un attimo: quale è la persona che ami “tanto”? Un familiare, un amico, una sposa, uno sposo, un figlio, una figlia? Natale è trascorso, dove tutti sono più buoni, e pare quasi un dovere amare tutti. Gesù è venuto per darti un esempio che non termini a Natale; non far trascorrere questo anno che inizia, senza dire a colui o colei che ami tanto  di quanto lo ami! Gesù, parlando a Nicodemo, voleva fargli sapere che quell'amore che Nicodemo immaginava era davvero reale, ed era grande. Sentirsi amati è una gran cura a tutto! E ricorda che quell'amore che tu dai a loro è possibile solo perché  tu sei stata, tu sei stato amato per primo. Giovanni dice: “In questo si è manifestato per noi l’amore di Dio: che Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo affinché, per mezzo di lui, vivessimo.  In questo è l’amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati.” (1 Giovanni 4:9-10) Torniamo al messaggio di Dio per noi oggi e a quel WhatsApp che potrebbe mandarti. Posso dirti che Dio non invierebbe un messaggio  attraverso un “gruppo”, una lista (infinita) di persone, ma lo scriverebbe proprio a te. Come posso affermarlo? Perché già lo ha fatto in passato;  è quella la sua maniera di parlare alle sue creature. Guarda il versetto di Giovanni: Gesù avrebbe potuto dire “affinché tutti quelli che credono in lui non periscano”,  ma  non a detto “tutti”, ha detto “chiunque”. E' una differenza stilistica piccola, ma è una differenza che fa una enorme differenza per me e per te! Io e te non siamo dispersi in un gruppo, nel “tutti”; “chiunque” è la fusione di due parole latine: “qui”, ovvero “colui che” ed “unquam",  ovvero “sempre”: Se lo leggo in questo modo, la frase di Gesù suona: "affinché colui che sempre crede in lui non perisca”. Giovanni scriveva in greco, e la parola che usa per chiunque è πᾶς pas; significa qualcosa di simile a  “unquam”. Dio è interessato a quel chiunque tra i tutti: tu non sei un numero disperso in una massa, tu sei una colei, un colui, tu singolarmente VALI un amore TANTO GRANDE, un amore in questa maniera. Tu hai un nome, un volto, una storia che Dio conosce, hai aspirazioni, sogni e lotte che affronti ogni giorno e Dio vuole TE; vuole essere coinvolto con te. Per questo Gesù è sceso per starti vicino, e non solo a Natale. L'angelo disse ai pastori: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore.” (Luca 2:11) Il Salvatore è nato non perché voleva prendersi una vacanza quaggiù, né per un caso fortuito, ma è nato “per voi” per quel “tanto”,  per quel “in questa maniera” di cui parlava Gesù a Nicodemo. Come avverrà che quel “chiunque”, avrà la vita eterna? Gesù dice che che quel chiunque, che siamo tu ed io la otterrà se “crede”, e la parola usata da Giovanni  in greco è πιστεύω pisteuō, che significa più esattamente “avere fede”. Tu potresti dirmi. “Eh beh... dove sta la differenza? Credere e avere fede sono sinonimi.” Non vorrei scioccarvi, ma c'è differenza tra credere ed avere fede. Io posso credere in molte cose: posso credere che votando quel politico o quell'altro le cose andranno meglio. Posso credere che la mia squadra vincerà il campionato  perché il presidente ha comperato i migliori giocatori. A tutte queste cose posso credere... ma quanto?,  Spesso con una percentuale: credo che quel politico, al 30% manterrà le promesse, che la  mia squadra al 50% vincerà il campionato. Ma quando sto per buttarmi col paracadute fuori da un aereo non mi basta credere che si aprirà: devo avere fiducia, fede che lo farà, la mia logica deve andare oltre al calcolo percentuale altrimenti non mi muovo da dentro l'aereo. Devo “affidarmi” avere fede che quel pezzo di stoffa si gonfierà al punto giusto per portarmi a terra sano e salvo. Io ho creduto in Gesù quando avevo otto anni, ma c'è voluto molto tempo prima di avere fede in lui, prima di capire che lui era la sola risposta al mio vuoto. Per quasi quindici anni ho vissuto credendo in lui ma non avendo realmente fede in lui. Mia madre Maria, ha creduto in Gesù da bambina, ma ha atteso di avere settantotto anni prima di avere fede in Gesù. Un mio parente  malato terminale, ha saputo di Gesù nella sua vita, ma ha atteso pochi istanti prima di morire per avere fede... Gesù venendo a Natale ti chiede non solo di credere, ma soprattutto di avere fede, di affidarti a lui. Il Covid ha portato e porta ancora molte perdite, ma non è il male assoluto. L'influenza spagnola agli inizi del 900 fu peggiore,  uccidendo un terzo dell'intera popolazione mondiale. Nel 1600 la peste bubbonica uccise il 45% della popolazione in Europa. Ma non erano queste il male assoluto. Gesù sapeva che il 100% dell'umanità era affetta dal un male mortale, che lo avrebbe condotto a vivere l'eternità  lontana da un Padre che ha tanto amato. E' per quello che è sceso a Natale, affinché chi a fede e si affida a lui, abbia la vita eterna. C'è da capire che Gesù non ci sta offrendo solo una “quantità di vita”: non ci sta offrendo interminabili giorni, ma vissuti così come li viviamo adesso. Ma ci sta offrendo una qualità di vita perfetta, senza più lacrime, paure, dolori, rancori, invidie... Infatti lui stesso ha detto: “...io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.” (Giovanni 10: 10 b) Gesù sapeva che quando avremmo creduto in lui e quando avremmo avuto fede in lui quello avrebbe avuto un impatto sulle nostre vite. É per quello che è stato mandato, affinché un mondo malato fosse salvato per mezzo di lui, attraverso il Natale... ma non solo a Natale. Conclusione Tra qualche giorno il mondo cristiano festeggerà l'Epifania, una parola greca che significa “rivelazione”. In oriente il Natale si festeggia  non il 25 dicembre ma proprio a ridosso dell'Epifania, per sottolineare che Dio non solo è disceso nel mondo, ma si è anche rivelato al mondo per esserne il Salvatore. Cosa è essenziale a Natale? «La vergine sarà incinta e partorirà un figlio, al quale sarà posto nome Emmanuele», che tradotto vuol dire: «Dio con noi». (Matteo 1:23) L'essenziale a Natale è un Dio con Noi, che ci ama in questa maniera tanto grande. Che scende per cercare individualmente ciascuno di noi, affinché colui che sempre crede ed ha fede in lui a  lui si affidi  ed abbia vita eterna. Gesù è l'essenziale.  Ma non solo a Natale. Gesù è essenziale nella tua vita: lo sarà in questo 2022, e negli anni a venire affinché tu che hai fede in lui, se hai fede in lui, quando avrai fede in lui. possa avere la vita eterna. Preghiamo.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOKGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD (Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio, vedere il video del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)
03-01-2022
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L'essenziale a Natale - L'opera di Dio è essenziale | 12 Dicembre 2021 |
Dio è onnipotente, ma cerca delle persone disposte ad ascoltarlo,  che decidano di seguirlo, che scelgano in libertà di servirlo. Egli vuole operare  attraverso te e in te. --- CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIOTempo di lettura: 14 minuti  Tempo di ascolto audio/visione video: 38 minuti Questa è la terza domenica di avvento e continuiamo a parlare delle cose essenziali a Natale, cose su cui vogliamo concentrarci, avendo ancora un Natale di Covid, che non siano le brutte notizie che ci vengono dal mondo. Natale rappresenta simbolicamente  (perché tutti sappiamo che Gesù non è nato il 25 dicembre, vero?)  l'inizio della Lieta  Novella, la buona notizia che Dio ci ama ancora, e che non si è dimenticato di noi. Ricordo ancora quando ho appreso il significato profondo della parola “essenziale”. Fu quando mia moglie (allora era solo una amica... o quasi) mi invitò per una settimana di “camminate”  sulle montagne inglesi, a Lake District. Partii dall'Italia con le due valige più pesanti  che abbia mai preparato in vita mia per un viaggio,  dove c'era di tutto: giacca  vento, cappello, altimetro, lampada, occhiali. Ma dimenticai una cosa: semplice, stupida... i guanti. Così il primo giorno di “passeggiata” (che poi scoprii non essere tanto passeggio ma piuttosto scalata sulla roccia) mi ritrovai a fare tutto il tragitto con appresso cose che non mi servivano affatto: tipo l'altimetro, o la lampada. Ma senza avere con me una cosa essenziale: i guanti. Tornai quel giorno con le mani viola, praticamente congelate, e la povera Janet mi portò ad un negozio  per comperare un paio di guanti; quelli erano necessari,  non altimetro e lampada. Alcune cose possono essere utili da avere altre sono indispensabili da avere. In questa serie di Avvento stiamo riflettendo su cosa sia essenziale a Natale attraverso o personaggi della natività. Abbiamo visto che l'adorazione è essenziale, il focalizzarsi su Dio, su chi è Lui, su cosa a fatto per noi,  e in virtù di questo, rispondere con una azione, così come hanno fatto i Sapienti. La scorsa settimana abbiamo visto che la testimonianza è essenziale il raccontare ciò che abbiamo visto e udito, non essere solo solo testimoni passivi, ma anche testimoni attivi, fare da testimoni a Gesù, così come avevano fatto i pastori. Oggi vorrei suggerirvi una terza stella da mettere nella vostra lista delle cose essenziali a Natale: L'opera di Dio è essenziale L'opera di Dio, ciò che Lui ha fatto, fa e farà è essenziale a Natale. E lo faremo attraverso un altro personaggio della natività: Maria. Penso che nessuno metta in dubbio  che Maria sia essenziale a Natale... ma cosa pensereste se vi dicessi che Giuseppe lo è altrettanto e che non possiamo fare a meno di lui per mostrare che l'opera di Dio è essenziale a Natale? In fondo Gesù non è suo figlio! Ma la storia di Maria e Giuseppe assieme ci mostrano come Dio possa operare  attraverso te e in te. Sapete, la tentazione comune è di dire che forse Dio ha operato nel mondo al tempo del primo Natale in una maniera differente di come operi adesso; in fondo, era un'occasione speciale, la nascita del suo primo figlio!  Come ha operato Dio in quel primo Natale? Per prima cosa, ha operato in Maria. Leggiamo dal vangelo di Luca: “Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città di Galilea, chiamata Nazaret,  a una vergine fidanzata a un uomo chiamato Giuseppe, della casa di Davide; e il nome della vergine era Maria. E quando l’angelo fu entrato da lei, disse: «Ti saluto, o favorita dalla grazia; il Signore è con te».  Ella fu turbata a queste parole, e si domandava che cosa volesse dire un tale saluto.  L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre.  Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno e il suo regno non avrà mai fine».  Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?» L’angelo le rispose: «Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà dell’ombra sua; perciò, anche colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio..” (Luca 1:26-35) Questo dipinto è ciò che chiamiamo la “Annunciazione”: è quella di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio. Non c'è dubbio che Dio stesse operando in quel primo Natale in un modo in cui non avrebbe mai più operato. Stava operando nella vita di Maria per operare attraverso di lei nel mondo. Ma Maria aveva un fidanzato, Giuseppe; sarebbe stato davvero crudele  tenerlo all'oscuro di tutto, e se fosse stato tenuto all'oscuro, quello avrebbe significato la fine della sua relazione con Maria. Aveva anche lui bisogno du una “annunciazione”. Dio non lascia che sia solo Maria a raccontare ciò che accadrà a dire a Giuseppe:  “ A proposito, aspetto un bambino ma non è il tuo, è il figlio di Dio” Così Dio manda ancora una volta Gabriele, questa volta a parlare con Giuseppe: “Maria, sua madre, era stata promessa sposa a Giuseppe e, prima che fossero venuti a stare insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo.  Giuseppe, suo marito, che era uomo giusto e non voleva esporla a infamia, si propose di lasciarla segretamente. Ma mentre aveva queste cose nell’animo, un angelo del Signore gli apparve in sogno, dicendo: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua moglie; perché ciò che in lei è generato, viene dallo Spirito Santo.  Ella partorirà un figlio, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati».” (Matteo 1:18-21) Questa che vedete nel dipinto è l'altra "annunciazione", ovvero "Il sogno di Giuseppe" di  Georges de La Tour Dio non manda Gabriele  contemporaneamente da Maria e da Giuseppe ma lascia che Maria cominci ad evidenziare la sua gravidanza. Perché accade questo? Il motivo è semplice:  Dio può operare nel mondo nonostante noi, ma è molto meglio quando opera attraverso di noi. Guardate a Maria; Maria avrebbe potuto rispondere a Gabriele “Non esiste! Non voglio avere un bambino quando non sono neppure sposata!” Dio è onnipotente, ma lascia ai suoi figli e alle sue figlie la capacità di scegliere se seguire la sua volontà; non vuole degli automi, ma delle persone disposte ad ascoltarlo,  che decidano di seguirlo, che scelgano in libertà di servirlo. Cosa sarebbe successo se Maria avesse detto no?  Non lo sappiamo; Gabriele sarebbe andato dalla prossima? Forse invece di avere Maria e Giuseppe nel presepe avremmo Giuditta e Simone... Non lo sappiamo, perché Maria decide di ascoltare,  di seguire e di servire il suo Signore. Maria ha superato il test:  “Io opererò attraverso te, perché non ti sei tirata indietro”. Guardate a Giuseppe; Giuseppe potrebbe avere deciso che il sogno era dovuto alla peperonata della sera prima, e andare avanti col suo progetto di lasciare in segreto Maria. Dio è onnipotente, ma  vuole che le nostre decisioni siano si secondo il suo cuore, ma siano le nostre, che siamo disposti ad usare clemenza, ma anche a discernere cosa è meglio, e di non ostacolare il volere di Dio. Cosa sarebbe successo se Giuseppe avesse lasciato Maria? Non lo sappiamo; Gabriele avrebbe cercato un altro uomo per Maria? Non lo sappiamo; perché Giuseppe decide di usare clemenza, di discernere il meglio e di non ostacolare i piani di Dio. Anche Giuseppe ha passato il test: “Io opererò attraverso te, perché non mi hai ostacolato”. Adesso Dio può operare nel mondo, mettere in atto il suo piano di mandare un uomo, di mettergli nome Yeshua, che significa “Il Signore è salvezza” perché quell'uomo sarà Dio stesso, sceso in terra. Capite quello che Dio ci vuole dire attraverso il racconto delle due annunciazioni?  Dio può operare nel mondo nonostante noi, ma lo fa  meglio quando opera  attraverso noi, con noi e in noi, quando noi cooperiamo perché il volere di Dio si adempia. Dobbiamo capire quale sia la volontà di Dio, ed in quale modo Dio voglia utilizzarci. Come ci aiutano le annunciazioni di Maria e di Giuseppe per fare questo? Guardando la loro esperienza  possiamo vedere tre azioni che hanno fatto  per diventare il mezzo con cui Dio avrebbe operato nel mondo. 1. Ascolta La prima cosa che hanno entrambi fatto è ascoltare;  certo Dio non parlerà sempre attraverso l'arcangelo Gabriele, quello raramente accade, ma Dio continua a parlare in tanti altri differenti modi. Tra tutti gli altri modi, i più semplice per ascoltare la sua voce è leggere la sua Parola. Il salmo 119 dice: “La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero.” (Salmo 119:105) Come funziona questa guida?  Realmente sentirai una voce proveniente dall'alto? Ti dico come funziona per me, prendendo ad esempio un episodio che mi è capitato proprio mentre scrivevo questo messaggio. Stavo leggendo il passo dove Gabriele annunciava a Maria che avrebbe concepito il figlio di Dio, e dove lei magnificava ciò che Dio aveva fatto per lei, e il Signore mi ha messo in cuore un pensiero. Tanti anni fa, una sera, ricevetti una telefonata dall'Inghilterra, dove una cara amica mi invitava a partecipare assieme a lei ad una settimana di passeggiate sui monti  e di studi sulla Parola di Dio. Non accettai subito. Ero titubante. Avevo avuto del tenero con lei,  e quell'amica mi piaceva ancora.  E sapevo che, per la mia fede in asfissia  (ero l'unico credente a Montefiascone, non c'erano chiese tra qui e Roma) una settimana di studi biblici sarebbe stato ossigeno puro... Pregai, attesi, pregai... Attesi conferme da Dio... e dissi di si. Il resto, lo sapete, è storia.  Quella ragazza divenne mia moglie. Quale messaggio mi voleva dare Dio, attraverso la storia dell'obbedienza di Maria facendomi ricordare quella volta in cui gli avevo obbedito ed avevo detto di si all'amica? “Vedi Marco, se tu non mi avesti obbedito, oggi non saresti stato sposato con quell'amica, non avresti questi tuoi figli, probabilmente non saresti neppure pastore di una chiesa, di certo non a Montefiascone... forse non ci sarebbe neppure una chiesa... ma il mio piano prevale... e quando tu mi dai retta la mia parola viene predicata e tu ne ricevi benedizioni !” Qualsiasi cosa accada, ricordati io sono per te, ma sono io che comando!" Queste erano le parole che mi servivano di sentire nella situazione che stavo attraversando con l'incertezza del Covid, cosa ne sarà del mondo che conosco, cosa ne sarà della chiesa che conduco... E mi sono venute in mente le parole di Paolo in Romani: “Se Dio è per noi chi sarà contro di noi? Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui?” (Romani 8:31-32) Noi spesso siamo portati a pensare  al sacrificio di Gesù a Pasqua, ma quel sacrificio in realtà comincia a Natale. Un Dio che si spoglia della sua natura divina e scende in terra in forma umana come un bambino qualunque. Tutte queste riflessioni non sarebbero mai arrivate in me se non avessi letto la Parola di Dio. Non potrai udire Dio  se non leggi la sua Parola. Ti incoraggio a leggere quotidianamente la Bibbia: fanne una abitudine.  Non tre ore, ma dieci minuti del tuo tempo dedicali alla lettura. Durante questo Avvento, leggi le brevi riflessioni che ricevi su WhatsApp o che trovi sul sito o sulle pagine social. E' un buon allenamento per poi proseguire l'abitudine dopo Natale. L'altro modo di udire la voce di Dio è attraverso lo Spirito Santo. Gesù ha detto: “...ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto.” (Giovanni 14:26) Quando hai l'abitudine di leggere la Bibbia, non ti servirà più di averla aperta davanti per ascoltare la voce di Dio. E' esattamente quello che ho descritto prima, con il versetto di Romani che sembrava spuntato dal nulla nella mia mente quando stavo pensando a cosa sarebbe stata la mia vita se non avessi accettato l'invito di Janet. Non era spuntato dal nulla,  ma era lo Spirito Santo  che me lo stava ripetendo all'orecchio. Quando è l'ultima volta che hai ascoltato la voce di Dio? Cosa ti ha detto? Cosa sta cercando di fare nella tua vita? In quale modo lo ascolterai in questo Natale? La seconda azione che vediamo  attraverso le annunciazioni di Maria e di Giuseppe è: 2. Credi Spesso Dio ci chiede di fare cose che sono possibili, (e quelle sono facili da credere... forse un po' più da fare) altre volte cose ci mette difronte cose totalmente impossibili ed irrealizzabili  per la nostra logica umana. Ma noi siamo chiamati a credere e a operare non solo il fattibile, ma anche alle cose oltre il fattibile... perché Dio è Dio. Pensate a Maria;  come avrà preso il fatto di dover cercare di convincere le persone che aspettava un bambino ed era vergine? Sinceramente, se fossi stato amico di Maria io non ci avrei creduto... tu si, forse? “Senti Dio, io credo e mi fido di te.. ma adesso come faccio a far credere a tutti gli altri che sto davvero portando tuo figlio?” Credere ed affidarsi talvolta è duro e passa attraverso il giudizio degli altri verso di noi. Mettetevi ora nei panni di Giuseppe: la tua promessa sposa, con la quale hai fatto il bravo e non hai mai avuto alcun rapporto intimo viene da te un giorno e ti dice: “Lo sai? Sto aspettando in bambino!” E aggiunge: “E lo sai? E' il figlio di Dio!” Per quanto il povero Giuseppe potesse essere un buon credente,  penso non esistano parole per poter descrivere di quanto “oltre” il fattibile fosse credere a Maria. Ci avresti creduto se fossi stato Giuseppe?  Se la tua risposta è “NO”,  allora significa che si, sei normale, ma anche che sei disposto a credere ad un Dio che può fare solo le cose che ritieni possibili. Vuoi davvero un Dio così? Un Dio che sia capace di fare solo le cose che sono logiche,  fattibili, umanamente realizzabili? Un Dio che sappia fare le cose che hai già visto fare in passato? E' davvero questo il tipo di Dio in cui vuoi riporre la tua fede? Quello a cui  la Parola ci propone di credere a Natale è un Dio che va oltre qualsiasi cosa  noi potessimo mai immaginare o credere. Attenzione: credere  non è semplicemente il non farsi domande: la stessa Maria chiese all'angelo: “Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?»  L’angelo le rispose: «Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà dell’ombra sua; perciò, anche colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio..” (Luca 1:34-35) Maria pur credendo aveva tutto il diritto di chiedere come sarebbe accaduto  qualcosa che non era mai accaduto nella storia del mondo. E “avendo trovato grazia preso Dio”, Dio fu grazioso da darle una risposta. Non sempre accade così: talvolta le tue domande non riceveranno risposta; ci sono decine di casi nella Bibbia di credenti che hanno obbedito a Dio, hanno chiesto perché e non hanno ricevuto risposta. Ma Dio, ha comunque operato. In quale intervento “oltre la logica umana” da parte di Dio devi credere in questo Natale? Un familiare che creda in Gesù?  Un matrimonio che venga risanato? Un rapporto con un figlio o una figlia che venga ristabilito? Hai facoltà di chiedere “come avverrà”, ma ciò che più ti serve  è credere che Dio opererà  “oltre” l'umanamente possibile. La terza azione che vediamo attraverso le annunciazioni di Maria e di Giuseppe è: 2. Agisci Maria aveva ascoltato l'angelo affermare qualcosa che non era mai accaduto nella storia del mondo; aveva creduto, nonostante si fosse chiesta come. Come risponde a tutto ciò? “Maria disse: «Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola». E l’angelo partì da lei.” (Luca 1:38) La risposta di Maria è: “Se questo è il progetto, e il volere del mio Signore, eccomi, sono pronta; sono pronta  a prendermi il rischio, le maldicenze, la vergogna, perché so che Dio è in controllo e sta operando attraverso di me.” Allo stesso modo Giuseppe aveva ascoltato l'angelo,  ma in sogno; come avrebbe reagito al risveglio? “Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l’angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sé sua moglie: e non ebbe con lei rapporti coniugali finché ella non ebbe partorito un figlio; e gli pose nome Gesù.” (Matteo 1:24-25) Giuseppe risponde allo stesso modo di Maria: “Se questo è il progetto, e il volere del mio Signore, eccomi, sono pronto; sono pronto  ad  affrontare lo scherno delle persone, a prendere in moglie una donna incinta, a non avere rapporti con lei affinché rimanga vergine per nove mesi perché so che Dio è in controllo e sta operando attraverso di me.” Settecento anni prima, Isaia, ispirato da Dio, aveva scritto: “Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio e gli porrà nome Emmanuele..” (Isaia 7:14 ND) Dio opera attraverso credenti  che ascoltano, credono, e agiscono; ma è l'opera di Dio che è essenziale, il suo progetto iniziato Natale  e concluso a Pasqua; mandare “l'Emmanulele”, il “Dio con noi” per sia il “Gesù”, “colui che salva”. Vuoi vedere Dio all'opera? Allora devi agire quando lui ti chiede. Maria ha permesso che Gesù arrivasse in questo mondo; ora tocca a me e a te portare il messaggio di Gesù nel mondo. Accetterai che Dio operi in te e soprattutto operi attraverso di te questo Natale, ma anche oltre, per portare il messaggio di Gesù a qualcuno che ha necessità di vedere Dio operare nella sua vita? Tu poi essere colui, o colei attraverso cui Dio opera nella vita di chi sta attendendo “Emmanuele” Dio con noi e Gesù “Dio salva”. Forse devi invitare qualcuno o qualcuna  alla Veglia delle Candele domenica prossima, oppure lo devi invitare il 25 quando accenderemo la candela di Gesù. Se fisicamente non sarai qui, forse devi invitali a vedere il messaggio online per aprire una porta al messaggio di Gesù affinché li raggiunga. Conclusione “Gesù rispose loro: «Il Padre mio opera fino ad ora, e anch’io opero».” (Giovanni 5:17) Che cos'è essenziale a Natale? L'opera di Dio è essenziale. Ed è essenziale che tu gli permetta  di operare in te ed attraverso di te per ricevere la vera gioia a Natale. Preghiamo.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOKVIDEO DEL MESSAGGIO SU INSTAGRAM A BREVE---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD   (Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio, vedere il video del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)
12-12-2021
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L'essenziale a Natale - La Testimonianza è essenziale | 5 Dicembre 2021 |
Dio in quel primo Natale utilizza dei testimoni "improbabili" per proclamare al mondo che è arrivato il Salvatore. E, così come fece all'inizio, cerca ancora chi testimoni di lui non tra "i migliori", ma tra i "poveri in spirito", tra coloro che hanno compreso che la loro vita aveva ed ha ancora bisogno di quel Salvatore. --- CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO Tempo di lettura: 14 minuti  Tempo di ascolto audio/visione video: 37 minuti Chi ha la mia età ed è italiano ricorderà di certo che i regali a Natale non li portava Babbo Natale la notte del 24 dicembre, ma la Befana la notte del 6 gennaio; così avevamo un solo giorno per poter giocare con tutti i nostri doni, perché il giorno successivo saremmo tornati a scuola. Per cui le mie memorie di bambino per la notte di Natale non sono tanto legate ai regali, ma alla gioia di avere una famiglia unita. Già, perché quello che accadeva a Natale quando ero bambino, è che tutti i parenti che abitavano a Roma tornavano a Montefiascone per festeggiare il Natale assieme. Tornavano mio zio e mia zia, i miei tre cugini, qualche anno più avanti sarebbero tornati anche i rispettivi fidanzati e fidanzate. Mia madre approntava letti brande un po' dappertutto per dargli ospitalità,  e la casa era piena di voci di grandi che preparavano la cena di Natale, e di grida di noi cinque cugini che dopo tanto tempo  potevamo di nuovo giocare assieme. Potevamo di nuovo rincorrerci nei corridoi o nel giardino, ridere, e festeggiare a modo nostro quello che non sapevamo ancora  fosse una festa nata per celebrare  chi era venuto per unire davvero ciascuna persona che lo avrebbe festeggiato in un'unica grande famiglia. Come bambini eravamo desiderosi di provare di nuovo quella gioia, per cui sapevamo bene quando fosse la data della festa, e vivevamo un anno intero  desiderando che arrivasse. Ma, immaginati per un momento se tu stessi aspettando il primissimo Natale senza conoscerne a data. Questa era la situazione che stavano vivendo i giudei; da oltre quattrocento anni stavano attendendo che le profezie della Scrittura fossero adempiute, e arrivasse l'unto, il prescelto, il Messia. E non lo stavano attendendo solo con impazienza, come noi bambini attendevamo il Natale per la gioia che portava il rincontrarsi, ma lo stavano attendendo con disperazione, aspettando di essere liberati dall'oppressione romano e di avere un proprio re. Ma cosa sarebbe successo se quel re, quel Messia non fosse giunto nella maniera in cui tutti quanti lo stavano aspettando, magari su un cavallo bianco  e con al seguito un esercito? Cosa sarebbe successo se il suo arrivo fosse rimasto sotto la “quota radar” della maggioranza delle persone e l'evento avesse avuto  appena un pugno di persone come testimoni? Come si sarebbero comportati  quei pochi testimoni? La prima cosa che viene in mente è che quei pochi testimoni non avrebbero tenuto la notizia per se stessi, ma che l'avrebbero passata ad altri, testimoniando di quel primo Natale. Stiamo cercando in questa serie di predicazioni di Avvento di scoprire cosa sia veramente essenziale a Natale. La scorsa settimana avevamo visto il primo  degli aspetti essenziali del Natale: l'Adorazione, ovvero focalizzarsi su Dio  e su ciò che ha fatto per noi e rispondere di conseguenza. La seconda stella da mettere nel vostro elenco delle cose essenziali a Natale è questa: Testimoniare Testimoniare chi è quel Dio che viene a Natale  è una cosa che in Italia sembra quasi superflua, tanto sia scontata. Perché in Italia tutti sanno cosa si festeggia, ma pochi sanno chi festeggiare e per cosa festeggiare. Perché il primo che ha cominciato a testimoniare il Natale è stato Dio stesso. Attraverso tutti i profeti che hanno profetizzato l'arrivo di Gesù. Attraverso una luce nel cielo... che non sappiamo cosa fosse ma che ha guidato i Sapienti, i Magi ad adorare. Ma vediamo la storia di questi primi testimoni nel vangelo di Luca: “In quel tempo uscì un decreto da parte di Cesare Augusto, che ordinava il censimento di tutto l’impero. Questo fu il primo censimento fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Dalla Galilea, dalla città di Nazaret, anche Giuseppe salì in Giudea, alla città di Davide chiamata Betlemme, perché era della casa e della famiglia di Davide, per farsi registrare con Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre erano là, si compì per lei il tempo del parto; ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò e lo coricò in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo. In quella stessa regione c’erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardia al loro gregge.” (Luca 2:1-8) Giuseppe e Maria  stanno viaggiando dal nord della Galilea dove vivono al sud della Galilea, dove Giuseppe è nato. Anche se Luca dice che Giuseppe è di stirpe reale, più avanti afferma che non era ricco: infatti quando porterà Gesù al tempio per la presentazione questo è ciò che Luca dice: “In tale occasione i genitori di Gesù offrirono il sacrificio stabilito dalla legge, che poteva essere un paio di tortore o due piccioni.” (Luca 2:24 PV) L'offerta al Tempio per la presentazione era un agnello, ma la legge diceva che se eri povero, allora sarebbe stata sufficiente un'offerta offerta “minima”  “Se non ha mezzi per offrire un agnello, prenderà due tortore o due giovani piccioni.” (Levitico 12:8 a) Allora, abbiamo un falegname povero, che sta viaggiando da nord a sud verso la città dove è nato  e dove aveva di sicuro parenti. Secondo voi, dove alloggerà? Cercherà un hotel,  oppure qualcuno tra i suoi parenti gli offrirà alloggio? Certamente ci sarà qualcuno in città che farà esattamente quello che faceva mia madre per ospitare a Natale i miei zii e i miei cugini, soprattutto perché stai viaggiando con una donna incinta al nono mese, non vi pare? Vediamo se accade così: “Mentre erano là, si compì per lei il tempo del parto;  ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò e lo coricò in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.” (Luca 2:6-7) Permettetemi una piccola parentesi: io mi sono posto la domanda: perché nessuno dei parenti si offre di ospitare Maria e Giuseppe? Conoscendo la cultura del tempo in Giudea non si fa peccato a per pensare che la famiglia di Giuseppe abbia guardato a quella situazione, ed abbia giudicato Giuseppe e Maria come peccatori. Giuseppe e Maria erano  freschi sposi all'epoca del viaggio, e Maria aspettava un bambino. Potete vedere il giudizio della famiglia qui? “Tu hai messo incinta Maria prima di sposarla! Ci spiace, ma noi non vogliamo peccatori in casa, vai a dormire con gli animali piuttosto.” Gesù è stato rigettato dal mondo e dalla sua stessa famiglia ancor prima di nascere. Torniamo alla storia di Luca: stiamo dicendo che l'essenziale a Natale è testimoniare: quali testimoni ebbe Gesù  in quel primo Natale? “In quella stessa regione c’erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardia al loro gregge.”(Luca 2:8) Chi erano quei testimoni testimoni? Erano pastori, ovvero persone povere;  il padrone delle pecore non dormiva assieme alle pecore, ma in casa, e pagava personale per vigilare il suo patrimonio. Erano persone senza educazione: non ti serviva di andare all'università per diventare pastore. Erano al fondo della scala sociale dell'epoca, e soprattutto, a causa del loro lavoro, erano reputate persone  sporche, “impure”, intoccabili,  a causa di ciò che toccavano, di dove vivevano e dormivano. Gli ebrei erano quasi ossessionati dal concetto di “purezza”; c'era tutta una serie di abluzioni e di lavaggi da fare per entrare nel tempio ad esempio, ed i pastori non sarebbero mai stati ammessi in quanto impuri. E se sei povero (i pastori non venivano pagati molto, spesso erano schiavi) se sei impuro, se non sei degno di andare ad adorare Dio nel tempio, allora non sei degno neppure di testimoniare in una causa davanti ad un tribunale. I pastori sanno che sono gli ultimi, esclusi da tutto e che l'unica possibilità per loro di riscatto può passare solo da un intervento diretto da parte di Dio. Gesù definirà più tardi questa situazione di persone che sanno non solo di non avere denaro ma nemmeno una posizione nella società e neppure la prospettiva di un riscatto, come “poveri in spirito”. “Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli.” (Matteo 5:3) Fermati un attimo a riflettere: hai compreso quello che i pastori avevano compreso? Che come essere umano hai bisogno dell'aiuto di Dio, non importa dove tu sia nel tuo spettro spirituale, se credente o meno, se fervente o meno? La situazione più a rischio che puoi vivere è quando credi di potercela fare da solo o da sola. Tutto ciò che devi fare per ottenere quell'aiuto è essere come i pastori, poveri in spirito, e capire che hai bisogno del Gesù che sta nascendo. Continuiamo a leggere la storia di Luca: “E un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e furono presi da gran timore. L’angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore. E questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia”». “ (Luca 2:9-12) Immaginate i poveri pastori, che stanno dormendo in mezzo alle pecore al freddo, magari coperti da un qualche straccio per stare più caldi, che all'improvviso vedono una luce che trasforma la notte in giorno e un “alieno” arrivare in mezzo a loro; hanno tutto il diritto di essere terrorizzati: il lo sarei stato! Essi capiscono che si tratta di un messaggero divino, qualcosa di santo e di sacro che compare dinanzi a loro, miseri pastori e miseri peccatori. Ma guardate cosa dice l'angelo: “Non temete,  perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà”. (v. 10) Dice loro che non c'è nulla di cui temere, perché la Buona Novella,  è per TUTTI, non importa quanti o quanto grandi siano stati i tuoi peccati, l'evangelo è per ciascuno che ascolta. Gli dice: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore” (v. 11)  E' nato per voi che siete gli ultimi, che siete emarginati,  che siete reietti, che siete al fondo della società. E il Salvatore è nato proprio per voi, non per i re nei palazzi, ma per dei pastori puzzolenti in mezzo ai campi  in una notte di inverno. Continuiamo a leggere Luca 2: “E a un tratto vi fu con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nei luoghi altissimi e pace in terra agli uomini che egli gradisce!» ” (Luca 2:13-14) Se le parole dell'angelo li avevano per un certo verso tranquillizzati ora sono completamente terrorizzati, perché sotto il cielo di una notte che è diventata giorno adesso non c'è più un solo angelo, ma una moltitudine. Una moltitudine rumorosa, che canta, grida, acclama Dio... e che parla di loro, gli dice che Dio gradisce proprio loro, sporchi e puzzolenti come sono, ma soprattutto, peccatori come sono. Per quanto possa sembrare loro strano, é Gesù stesso che affermerà di cercare i peccatori: “Ora andate e imparate che cosa significhi: “Voglio misericordia e non sacrificio”; poiché io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori».” (Matteo 9:13) E anche Paolo dirà: “Certa è quest’affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo.” (1 Timoteo 1:15) Gesù è nato per salvare non i giusti (se mai esistessero), ma i peccatori, ovvero, tutta l'umanità. Ed è così che, persino delle persone reiette, persino coloro che non possono entrare nel tempio, la cui testimonianza non interessa a nessuno perché sono gli ultimi, diventano i favoriti per Dio. Non solo; ottengono pace: e non è una pace come la intendiamo noi: “Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà.” (Giovanni 14:27 a) Gesù afferma che quando credi in lui, ed a lui ti affidi, allora riceverai quella pace speciale. Ed è per quello che è disceso in una notte di tanto tempo fa. “Quando gli angeli se ne furono andati verso il cielo, i pastori dicevano tra di loro: «Andiamo fino a Betlemme e vediamo ciò che è avvenuto e che il Signore ci ha fatto sapere».  Andarono in fretta e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia; ” (Luca 2:15-16) Fino a quel momento i pastori erano stati testimoni passivi di svariati miracoli: la notte che diviene giorno,  l'angelo che annuncia l'arrivo del Salvatore, le schiere di angeli che cantano e lodano Dio. E infine, quando si recano alla mangiatoia, sono testimoni della nascita di quel Salvatore. Ma Dio stava chiedendo molto di più da loro; non di essere semplici testimoni passivi di quegli eventi ma di fare da testimoni, essere testimoni attivi, dare voce, raccontare tutto ciò che avevano visto e sentito; e qui c'è il versetto centrale, il più importante di tutto il racconto di Luca: “...e, vedutolo, divulgarono quello che era stato loro detto di quel bambino. E tutti quelli che li udirono si meravigliarono delle cose dette loro dai pastori. ” (Luca 2:17-18) Avresti mai pensato che  dei pastori puzzolenti delle persone reiette,  che non potevano entrare nel tempio né testimoniare in tribunale, potessero diventare i primi testimoni, i primi divulgatori della nascita di Gesù e dell'inizio degli ultimi tempi per il mondo? Non so voi, ma io non ho trovato sempre facile  testimoniare la mia fede. Soprattuto all'inizio,  quando avrei voluto condividere col mondo intero che avevo ritrovato la mia fede in Gesù, io, nato cattolico, col desiderio di farmi prete, incamminato ad essere membro di Comunione e Liberazione, poi perso nel mondo... e ora ritrovato da Dio... Non è sempre facile condividere l'evangelo, ma ecco, che il racconto di Luca mi dice cosa è essenziale a Natale: testimoniare è essenziale, dire agli altri che un Salvatore è nato... e dirlo non solo a Natale. Fermati per un attimo e rifletti: cosa sarebbe accaduto se i pastori non avessero detto a nessuno ciò che avevano visto ed udito? Cosa sarebbe accaduto se nessuno ti avesse detto che esiste un Dio compassionevole, ed un Gesù che è nato, morto e risorto, per perdonare i tuoi peccati? Dove saresti adesso? Cosa faresti adesso? Ma i pastori non furono testimoni solo per una notte: “E i pastori tornarono indietro, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato loro annunciato.” (Luca 2:20) Dove tornarono i pastori? Tornarono ai loro greggi nei campi, tornarono alle loro case, ma di certo continuarono a raccontare per anni ciò che avevano visto quella notte, glorificando e lodando Dio. Cosa significa questo? Che non gli serviva un palcoscenico speciale per parlare delle cose di Dio, ma che il palcoscenico era la loro vita di ogni giorno. Cosa significa per me e per te, oggi? Che possiamo testimoniare il Natale esattamente dove stiamo: non serve di venire in chiesa per farlo, ma possiamo, anzi dobbiamo farlo nelle nostre case, a lavoro, tra gli amici, per strada... Dio non ha detto che devi essere un “professionista”, non devi essere un pastore, un predicatore, un diacono, qualcuno direttamente coinvolto nella chiesa per farlo! Pensa a come puoi essere un “pastore”, un testimone, una testimone del Natale nella tua famiglia, tra i tuoi amici, nel tuo posto di lavoro. Forse puoi condividere con loro  sui social gli studi  che la nostra chiesa ha preparato per questo Avvento, forse puoi invitarli la domenica, forse puoi dirgli di seguire le dirette, o inviargli i link ai messaggi. Forse puoi semplicemente andare da loro, cercarli in questi due anni terribili di Covid dove ciascuno si è concentrato sul male, e ricordargli tutto il bene che Dio ci ha fatto: ci ha mandato un Salvatore, "che è Cristo il Signore”. Forse vuoi chiedere loro come stanno “dentro”, e magari pregare per loro una preghiera di tre sole parole (quelle che io chiamo le “preghiere a microonde”): “Signore, aiuta Giovanni... Maria... Enrico...” Nulla di complicato. Dio aveva benedetto i pastori facendoli testimoni,  ed i pastori avevano risposto diventando una benedizione per altri che non avevano visto cosa era stato rivelato ma che attraverso le parole dei pastori ricevevano quella stessa benedizione. Conclusione Chi lo avrebbe mai detto che queste persone improbabili  dovessero diventare i messaggeri di Gesù nei modi più inaspettati?  Anni dopo furono ancora una volta le persone più improbabili  ed ai margini della società  a dare la notizia che Gesù era risorto;  un gruppo di donne che, andate alla tomba,  divennero i primi araldi dei cieli nuovamente aperti  per chi avrebbe creduto.  E' possibile che tu ti senta un improbabile candidato, o una improbabile candidata,   ma Dio può, e vuole usarti per testimoniare  che il Salvatore è realmente arrivato in questo Natale!  Egli può utilizzare chiunque voglia, persino te,  per portare la luce che fenda il buio di un mondo stanco e oscuro,  e porti pace e speranza a chi ti sta attorno! Preghiamo.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOKGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM--- GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD (Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio, vedere il video del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)
07-12-2021
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L'essenziale a Natale - L'adorazione è essenziale | 28 Novembre 2021 |
Tra tutte le cose che facciamo a Natale, quali sono le cose realmente "essenziali"? Quelle di cui come credenti non possiamo e non dobbiamo fare a meno? La prima cosa essenziale a Natale è l'adorazione, il focalizzarsi su Dio, su chi è Lui, su cosa a fatto per noi,  e in virtù di questo, rispondere con una azione. --- CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO Tempo di lettura: 14 minuti  Tempo di ascolto audio/visione video: 32 minuti Oggi inizia l'Avvento, quel periodo di quatto settimane che ci porta verso il Natale, e come simbolo del ricordo della Luce che viene nel mondo abbiamo acceso la prima delle candele  della nostra Corona dell'Avvento, quella che simboleggia la Speranza. Speranza! Che bella parola! Soprattutto in questo secondo Avvento passato assieme al Covid. Avete già iniziato con gli addobbi? Avete già fatto gli acquisti per i regali natalizi? Avete già in mente il menù per il cenone della Vigilia? Essendo anche quest'anno un Natale “in emergenza” non potremo fare tutte le cose  che normalmente facevamo in quelli passati, oppure le faremo con accortezza, con distanziamento, magari concentrandoci su quelle “essenziali”. Come vostro pastore vorrei, in questo periodo che ci porta al Natale, farvi concentrare sulle cose che, come credenti, sono realmente “essenziali” per Cristo. Essenziale: tutti sappiamo cosa vuol dire, vero? Essenziali è qualcosa di cui non se ne può fare a meno,  che basta da sola senza necessità di tutto il resto. Viene dalla parola “essenza”, che in origine individuava il liquido che si traeva spremendo un frutto, un fiore una bacca e poi traendone fuori la parte dell'olio profumato. Attualmente l'estrazione dell'essenza si fa meccanicamente, attraverso una centrifuga, o reazioni chimiche, o shock termici che separano l'olio dall'acqua. Nei tempi antichi per estrarre l'essenza profumata l'unico metodo era il “tempo”. Si spremeva il frutto, il fiore, la bacca, se ne traeva il liquido, e lo si metteva a riposare. Col tempo, molto, l'olio si separava dall'acqua,  affiorava, e veniva raccolto. Essenza deriva dalla parola “essere”:  l'essenza è in forma concentrata ciò che quel frutto, quel fiore, quella bacca sono in realtà, escludendo tutto il resto; e per ottenerla, dobbiamo dare tempo per poterla avere. Un Natale “essenziale”  significa cogliere del Natale ciò che è la sua parte estratta e concentrata, ciò che è davvero importante per noi come credenti e per il mondo per il quale Gesù è disceso in terra. Non so se avete mai sentito  le parole “minimalismo” ed “essenzialismo”; se non le avete mai sentite cercherò di spiegarvelo brevemente Sono due filosofie di vita che possiamo riassumere così: il “minimalismo” (da “minimo”) dice che nella vita  (nell'arte, nell'architettura, nella poesia) “meno è meglio” l'essenzialismo dice che  tra tutte le attività umane devo cercare il meglio. Il minimalismo dice che un panettone a Natale è meglio. L'essenzialismo dice che basta solo il miglior panettone. Il minimalismo si concentra sul meno. L'essenzalismo si concentra sul meglio. C'è un episodio nel Vangelo di Luca dove Gesù stesso ci sprona ad essere “essenzialisiti” ricercando per le nostre vite c'ò che è il meglio. “Mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio; e una donna, di nome Marta, lo ospitò in casa sua. Marta aveva una sorella chiamata Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola. Ma Marta, tutta presa dalle faccende domestiche, venne e disse: «Signore, non ti importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria. Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta»." (Luca 10:38-42) Avrete sentito predicare molte volte su questo passo (di sicuro anche da me) sottolinenando la differenza tra Marta e Maria, dove Marta è l'iperattiva e Maria la contemplativa. Marta è quella intenta a fare fare fare nella vita, e Maria invece è quella che si ferma per ascoltare Gesù. Questo bel dipinto del 1600 dell'artista olandese Jan Vermeer conservato alla National Scottish Gallery diEdimburgo mostra come ci immaginiamo noi la scena: Gesù comodamente seduto su una poltrona,  con Maria seduta fisicamente vicino ai suoi piedi su uno sgabellino e Marta che corre di qua e di là  e si lamenta della fannullona Maria. Bello il dipinto,  peccato che purtroppo non c'entri nulla con la scena reale, e neppure con il concetto che Luca vuole trasmettere. Dovete sapere che, ai tempi di Gesù,  le case degli ebrei, soprattutto se appartenevano al popolo, non avevano quasi nessun mobile, figuriamoci le poltrone, gli sgabelli e i tavoli. Le persone quando stavano assieme sedevano per terra su dei cuscini con le gambe incrociate e tutti erano più o meno alla medesima altezza. E, tra le altre cose, nessuno avrebbe voluto stare "ai piedi" di un ebreo a quei tempi. Le persone camminavano per strada tra le "deiezioni umane" (non c'erano fogne) e i piedi non erano particolarmente "profumati" (Gesù userà questa immagine poco prima della crocifissione, quando laverà i piedi ai suoi discepoli). La frase tradotta con “seduta ai piedi di Gesù” ai tempi in cui Luca scrive non esprimeva l'immagine di una scena, ma un concetto: “sedere ai piedi di qualcuno” significava essere un seguace, un discepolo di colui ai cui piedi si era seduti. Per Maria essere “seduta ai piedi di Gesù “ era qualcosa di meraviglioso, ma anche qualcosa di assolutamente unico. Perché dico questo? Bisogna capire la posizione delle donne nella società ebraica ai tempi di Gesù. Ai giorni nostri  alcune cose le diamo per scontate: ad esempio, il diritto di voto. Ma fino al 1946, in Italia le donne non solo non potevano votare, non solo non potevano essere elette,  ma non avevano neppure pari diritti rispetto agli uomini. E' soltanto 75 anni fa, e molto c'è ancora da fare per una piena parità. In Germania  le donne poterono votare solo dal 1919, in Gran Bretagna dal 1928, negli Stati Uniti dal 1929,  in Svizzera dal 1971! Solo 50 anni fa. Ai tempi di Gesù la posizione dei rabbini circa le donne e la possibilità per loro di diventare discepole ed apprendere da qualcuno la Bibbia era sintetizzata in questa frase: “Meglio che la Legge venga bruciata piuttosto che venga insegnata ad una donna.” Marta e Maria avevano compreso l'enorme privilegio di poter essere discepolate da Gesù. So cosa mi vuoi dire: “Marco, va bene per Maria, che sta ferma ed ascolta Gesù... ma Marta? Lei è quella distratta,  lei è quella che non si cura di Gesù, lei è quella troppo occupata dalle cose del mondo!” Vedete, nella Bibbia  ci sono due sole affermazioni di fede assoluta fatte da discepoli di Gesù: la prima è famosa, e la fa Pietro al capitolo 16 di Matteo: “ Ed egli disse loro: «E voi, chi dite che io sia?» Simon Pietro rispose: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».” (Matteo 16:16) Gesù risponderà a Pietro che su quella “pietra”,  intesa come “segno , limite, confine” ovvero sulle persone che avrebbero avuto una simile fede riconoscendo che Gesù è Dio lui avrebbe costruito la sua  chiesa  (dal greco ἐκκλησία ekklēsia,  “ek = chiamare + lego = fuori “persone chiamate fuori”). Ma ce n'è un'altra,  parimenti assoluta,  e la troviamo nel vangelo di Giovanni al capitolo 11:  "Ella gli disse: «Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che doveva venire nel mondo».".(Giovanni 11:27) Sapete chi ha detto questo? E' stata Marta; la affaccendata Marta, la distratta Marta. Marta è per le donne credenti ciò che Pietro è per gli uomini; un esempio di cosa debba essere  e cosa debba dire una vera discepola. Allora, cosa è successo a Marta? Come può una donna che confessa pubblicamente che Gesù è il Messia, l'Unto, il Salvatore, pensare che ascoltare colui che ha detto: "Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli...” (Giovanni 8:31 b) sia essere delle fannullone, e che ci siano cose più importanti da fare? Semplicemente, Marta è stata “distratta”. Ora, vi prego di non condannare la povera Marta, pensando che voi avreste fatto in modo differente, ma di mettervi nei suoi panni. Come reagiresti se oggi, uscendo da chiesa, qualcuno ti dicesse  “Guarda che oggi verrà a pranzo il Presidente della Repubblica, che vuole parlare con te”? Cosa faresti? Cosa prepareresti per pranzo? Non penso proprio che apriresti le sottilette e un pacchetto di cracker, una bottiglia di acqua naturale, e le metteresti sul tavolo,  in attesa dell'ospite. Sono sicuro che ti fionderesti nel primo supermercato aperto, per comprare un pollo  gigante da fare arrosto, andresti alla pasta all'uovo per comperare gli agnolotti, passeresti da Stefanoni per comprare lo spumante... e lasceresti siano gli altri  ad intrattenere l'ospite importante mentre prepari il pranzo. Staresti facendo delle cose cattive? Assolutamente no... Ma sarebbero tutte cose che dt distrarrebbero dalla cosa principale: “Il Presidente Mattarella vuole parlare con te.” Marta sa di avere in casa  ben più di un capo di stato; lei stessa ha affermato che Gesù è colui mandato da Dio per salvare il mondo. Sarà un argomento sufficiente per voler fare bella figura  preparando un pranzo “super” per Gesù?  Cosa le dice Gesù? “Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose” (v. 21a) Mi faccio una domanda: con quale tono di voce  avrà Gesù detto queste parole? Sarà stato “Oh, Marta! oh Marta!” con un tono come per dire: “Non so più cosa debba fare con te!”? O forse era “Oh, Marta Marta!” con un tono come per dire: “Che birichina che sei a parlare così!” Io propendo per una terza ipotesi: mi figuro che Gesù abbia preso le mani di Marta, e guardandola profondamente negli occhi, gli abbia detto “Marta! Marta!” come per dire: “Marta, ascoltami! Poni attenzione a ciò che ti dirò!”. Perché affermo questo? Perché ciò che segue ha nulla a che fare con un rimprovero e tutto a che fare con un insegnamento. Gesù sta chiedendo a Marta la massima attenzione, perché sta per dagli un insegnamento che può cambiare la sua vita. “...ma una cosa sola è necessaria.” (v.21b) L'insegnamento che Gesù vuole dare a Marta (e a me, e a te), è che “buoni discepoli possono essere distratti da buone cose”. Gesù amava Marta, e Marta amava Gesù: ciò che stava facendo in casa in quel momento lo stava facendo “per Gesù”. Ma anche Maria stava facendo qualcosa “per Gesù”. “Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta”. (v. 22) Gesù stava dicendo a Marta: “Vedi Marta, ci sono molte cose buone che puoi fare, ma solo alcune tra queste sono essenziali. Maria ha scelto quella che, in questo momento, è essenziale: ascoltare i miei insegnamenti.” Sapete cosa farà Gesù nei versetti del vangelo di Luca successivi a quelli che abbiamo letto? Insegnerà il Padre Nostro. Probabilmente non nella stessa occasione della visita a Marta e a Maria, ma il fatto che la Bibbia accoppi il richiamo di Gesù ad essere attenti alle cose essenziali con la preghiera delle preghiere la dice lunga sulla sua volontà per me e per te. Gesù non è un minimalista,  uno che dice “Meno fai, meglio è”, ma un essenzialista, uno che dice “Scegli tra tutte le buone cose da fare quelle che sono essenziali.” Cosa c'entra tutto questo con l'Avvento e con il Natale? Abbiamo detto all'inizio che anche questo Natale sarà “in forma ridotta” a causa del Covid, ma rimane comunque pieno di cose da fare, addobbi da mettere su, regali da comperare,  menù da decidere, cibi da selezionare... E abbiamo anche detto  che “buoni discepoli possono essere distratti da buone cose”. Avete con voi un foglietto e vorrei darvi un “compito a casa”: scrivete tutte le cose che rendono il Natale  divertente, speciale e significativo per voi. Se fossi un minimalista ti direi che di quella lista potrai fare solo tre cose... e tu saresti altamente frustrato. Ma voglio invece proporti l'approccio di Gesù, quello “essenzialista”. Ciò che ti chiedo di fare è di scrivere la tua lista e poi mettere una “stella” accanto alle attività che sono realmente “essenziali affinché il tuo sia un Natale davvero significativo e speciale. Sono sicuro che nella tua lista come nella mia, ci saranno molte cose; per me, ad esempio, è essenziale per entrare nello spirito del Natale, il giorno dell'otto dicembre quando assieme come famiglia addobbiamo la nostra casa. Ma come discepolo di Gesù, so che devo cercare anche altre cose che siano davvero “essenziali” affinché questo Natale sia significativo e speciale. In questo Avvento vorrei suggerirti quattro “stelle” da mettere sulla tua lista. Legate ad alcuni personaggi del racconto della Natività. Sono importanti, perché ci aiutano a capire  dove stiamo realmente andando e servono per alimentare la mostra speranza. Permettetemi una parentesi; oggi abbiamo acceso la candela della Speranza. Siamo a quasi due anni dall'inizio della pandemia, e questo è il secondo Natale vissuto al suo interno. Abbiamo sperato che tutto passasse, magari come succede con un brutto sogno, che tutto ritornasse al posto di prima. Così non è stato, e promette di non esserlo ancora per una quantità di mesi che nessuno sa, può, o vuole dire. Dove riponiamo la Speranza, a Natale? La riponiamo nella scienza medica, nei nostri governanti, o nella capacità umana di auto-immunizzarsi dal virus (la famosa “immunità di gregge”)? La candela della Speranza non la accendiamo così, tanto per fare un po' di luce in sala e abbellire la nostra corona dell'Avvento; ma la accendiamo in virtù di una promessa precisa. E' chiamata anche la Candela dei Profeti: “Perciò il Signore stesso vi darà un segno: ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele.” (Isaia 7:14) Dio con noi: se chi ti ha creato è qui adesso, se chi ha progettato tutto, da te al virus, se l'autore dell'intero piano sta scrivendo ancora il suo progetto, a chi affidi la tua speranza? A una fialetta, ad un politico, alla biologia... a una parte minuta del progetto,  o al progettista? Torniamo alle nostre stelle. La prima stella che ti suggerisco di mettere nel tuo elenco è questa:  L'Adorazione è essenziale “Dei magi d’Oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo:«Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo».” (Matteo 2:1-2) Nel racconto biblico, ci furono dei personaggi che noi chiamiamo “Magi”, o “Sapienti” che partirono da molto lontano in risposta ad un “segno”: forse una stella, improbabile una cometa,  possibile la congiunzione di due pianeti, ma che era una luce nel cielo che indicava la venuta di un re. E rispondendo a quel segno in cielo vennero per “adorare” chi era nato. Ecco cosa è l'adorazione: non è né quello che c'è prima della predicazione la domenica in chiesa, né uno stato mentale che ci fa inginocchiare in estasi: ma è focalizzarsi su Dio,  si chi è Lui, su cosa a fatto per noi,  e in virtù di questo, rispondere con una azione. Cosa fa questo tipo di adorazione? Impedisce a chi è discepolo di Gesù di essere distratto. Abbiamo visto con Marta che “buoni discepoli possono essere distratti da buone cose”, ma che quando questo accade non è una cosa buona. “Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria. Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta»." (Luca 10:41-42) Il mio desiderio per te in questo Natale è che tu possa non essere distratto, o distratta da tutte le cose buone del Natale, ma che questo possa essere un Natale Essenziale, dove puoi concentrarti sulla cosa necessaria, o essenziale, quella che non ti sarà mai tolta. Per aiutarti a fare questo, ti posso suggerire due cose: la prima è: rileggi in famiglia la storia del Natale, prenditi tempo per aprire la Bibbia, magari a pranzo, o a cena, e leggi un paio di versetti assieme come famiglia. La seconda è: abbiamo scelto una serie di piccoli studi (in gergo tecnico si chiamano “devozionali”); da qui a Natale, ogni giorno, li riceverai sul gruppo whatsapp se fai parte della chiesa, oppure li potrai leggere o scaricare sia dal sito che dalle pagine FB ed Instagram della chiesa. Prendile come spunto quotidiano  per focalizzarti su Dio,  su chi è Lui, su cosa a fatto per te,  e  per questo adorarlo. Come terza cosa, visto che il Natale è un periodo di “doni” pensa a cosa puoi donare agli altri. Questa è la foto della bimba che la nostra chiesa ha in adozione a distanza tramite Compassion; è l'ultimo dono che la nostra sorella in Cristo Maria ci ha fatto, prima di volare al Padre a maggio di quest'anno. Ora la sua bimba è la nostra bimba.  Durante questi quasi venti anni di vita sia come chiesa che individualmente sono decine i bambini che abbiamo sostenuto a distanza, dando loro sostegno,  facendogli capire quanto Dio li ama, portandoli fuori della povertà. Molti di loro sono ormai adulti, alcuni si sono laureati, altri sono entrati a far parte di Compassion aiutando altri bimbi come loro ad affrancarsi dalla povertà e dall'analfabetismo. Natale festeggia il compleanno di Gesù; hai pensato quale dono fargli? “Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto? O nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto ammalato o in prigione e siamo venuti a trovarti?” E il re risponderà loro: “In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, lo avete fatto a me”.” (Matteo 25:35-40) Se questo Natale doni alla nostra bimba, o se doni a quello che hai già in adozione a distanza, o se decidi di accettare la sfida, e prendere un “minimo fratello”, come li chiama Gesù, in adozione a distanza starai donando al re che viene. Conclusione La nostra serie di messaggi si intitola “ L'essenziale a Natale” Cosa è essenziale a Natale? L' Adorazione è essenziale a Natale, il focalizzarsi su Dio, su chi è Lui, su cosa a fatto per noi,  e in virtù di questo, rispondere con una azione. Preghiamo.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOKGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM ---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD (Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio, vedere il video del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)
04-12-2021
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Guardando Gesù: il suo volto | 21 Novembre 2021 |
Come dipingeresti il volto di Dio? Rassicurante o inquietante? Amorevole o ostile? Se vuoi davvero sapere quale volto ha Dio, ti basta guardare quello di Gesù; non i dipinti di lui, ma ciò che ha fatto qui, quando è sceso in terra. --- Predicatrice: Jean Guest CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO Tempo di lettura: 9 minuti Tempo di ascolto audio/visione video: 29 minuti  Scommetto che se tu chiedessi alle persone di descrivere l'aspetto di Gesù, sarebbero in grado di farlo. Dopo tutto, è la figura più dipinta dell'arte occidentale. È così riconoscibile che la gente sa persino che è lui quando appare sul loro toast.  Vogliamo vedere se riusciamo a descriverlo? Capelli lunghi o corti?  Con la barba o rasato? Magro o robusto?  E naturalmente molto sicuramente bianco!  Per 2000 anni Gesù è stato oggetto di speculazioni artistiche. Il mio preferito è il Gesù palestrato di  questa pubblicità.  Naturalmente non abbiamo idea di che aspetto avesse perché le prime icone erano basate sulle tradizioni del tempo ed avevano a che fare di più col simbolismo cristiano che con la realtà.  Gli dei avevano i capelli lunghi e la barba per mostrare che erano proprio quello, dei; erano seduti su troni per dimostrare il potere; la loro postura simboleggiava il loro rapporto con gli esseri umani: e così Gesù ha la barba, è seduto su un trono e la sua mano ha le due dita unite per mostrare la fusione del divino e dell'umano ed è alzata in segno di benedizione. Ciò che Gesù chiaramente non è l'essere un bianco, e che Dio perdoni noi cristiani occidentali per i danni che abbiamo causato nei secoli insistendo sul fatto che lo era e lo è.  No, non possiamo sapere che aspetto avesse fisicamente Gesù Anche se questa è una ricostruzione fatta attraverso il cranio di un uomo della Galilea dell'epoca di Gesù, ci dà un intrigante sguardo ciò che è possibile. Ma possiamo e sappiamo cosa vedeva la gente quando lo guardava.  Immaginate una persona che sia così persa  e s’allontani così tanto da ciò che sa  essere il giusto e che finisca per vivere una vita totalmente dissoluta, partecipando a comportamenti lascivi e dannosi. Una mattina si ritrova ubriaco con il vomito addosso in un letto e non ha idea di come ci sia arrivato, o dove sia. Ha toccato il fondo. Si vergogna completamente di quello che è diventato/a e decide di tornare a casa barcollando. Arrivato  a casa, sta cercando la chiave, quando la porta si apre e c'è Gesù. Cosa fa Gesù? Cosa vi immaginate che faccia? Si arrabbia? Sembra deluso? Lo fa entrare, ma si gira e se ne va? Tyler Staton, la cui idea ho appena usato, dice che il modo in cui rispondiamo alla domanda rivela il Dio in cui crediamo veramente. Non quello in cui pensiamo di credere, o di cui abbiamo letto, o quello che ci hanno insegnato. Ma la nostra risposta istintiva è il Dio in cui crediamo veramente.  A W. Tozer, pastore americano e pensatore cristiano del 20° secolo, disse questo: “Quello che ci viene in mente quando pensiamo a Dio è la cosa più importante di noi... Noi tendiamo per una legge segreta dell'anima a muoverci verso la nostra immagine mentale di Dio"  (da “The Knowledge of the Holy” - A.W. Tozer) Come hai risposto alla domanda? Il tuo Dio è deluso da te? Ti mette paura? È sempre arrabbiato? È distante?  Se per te è una o tutte queste cose, allora lascia che ti presenti Gesù.  “Ma Gesù ad alta voce esclamò: «Chi crede in me, crede non in me, ma in colui che mi ha mandato;  e chi vede me, vede colui che mi ha mandato.” (Giovanni 12:44-45) Gesù sta dicendo: “Guardami, ecco com'è Dio”. Recentemente ho sentito qualcuno dire: “Se non lo vedi in Gesù, non è vero di Dio”.  Allora perché alcuni di noi lottano per trovare una visione di Dio amorevole, gentile e compassionevole, e finiscono per averne una piena di ira, punizione e disapprovazione? Perché questo è importante.  Vorrei suggerire che parte del problema è che spesso i cristiani non riescono a tenere in equilibrio le scritture. Se guardiamo all'Antico Testamento, vediamo esempi di quello che sembra essere Dio che pone condizioni alla sua misericordia e persino condona la violenza.  Per esempio il Salmo 103: “Come è lontano l’oriente dall’occidente, così ha egli allontanato da noi le nostre colpe. Come un padre è pietoso verso i suoi figli, così è pietoso il Signore verso quelli che lo temono.” (Salmo 103:12-13) Parla dell'incessante amore  di Dio, il suo amore tenero e compassionevole, MA solo per coloro che lo temono. Nel Nuovo Testamento, con la nuova alleanza stabilita attraverso Gesù, troviamo che il suo amore è incondizionato  “Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore con cui ci ha amati, anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo (è per grazia che siete stati salvati).” (Efesini 2:4-5) Un altro esempio è la lapidazione delle donne se si pensa abbiano commesso peccati sessuali: “Ma se la cosa è vera, se la giovane non è stata trovata vergine, allora si farà uscire quella giovane all’ingresso della casa di suo padre, e la gente della sua città la lapiderà a morte, perché ha commesso un atto infame in Israele, prostituendosi in casa di suo padre. Così toglierai via il male di mezzo a te. “ (Deuteronomio 22: 20-21) Ma quando la donna sorpresa in adulterio fu portata da Gesù, cosa disse a quelli che chiedevano il suo sangue?  "Quello che fra voi è senza peccato, scagli la prima pietra!" (Giovanni 8:7 b) L'Antico Testamento è ispirato da Dio, ma è pieno di impronte umane. È una rivelazione incompleta di Dio e, come dice Bruxy Cavey, "Gesù chiarisce la nostra visione e ci chiama a ripensare tutto ciò che pensavamo di sapere". La nuova alleanza sostituisce la vecchia.  “Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo. Nessuno ha mai visto Dio; l’unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l’ha fatto conoscere.” (Giovanni 1:17-18) Ancora una volta voglio ricordarvi che Gesù sta dicendo:”Guardatemi, ecco com'è Dio!”  Aggrapparsi all’idea di un Dio arrabbiato e vendicativo non ci fa bene. Ci sono prove che suggeriscono che una tale visione non giova al benessere e alla salute mentale di coloro che hanno tali opinioni.   Il Prof. Pargament ha anche scoperto che:”...  quando le persone credono che Dio le ha abbandonate, o quando mettono in dubbio l'amore di Dio per loro, tendono a sperimentare una maggiore angoscia emotiva, e persino ad affrontare un rischio maggiore di morte anticipata." Né è un bene per coloro a cui siamo destinati ad essere testimoni. Non possiamo spaventare le persone per farle entrare nel Regno, e anche se ci riusciamo, la paura può dare loro una sorta di bussola morale, ma vi garantisco che non saranno credenti gioiosi e pieni di speranza.  Sapete,  c'è una ragione per cui gli scrittori di thriller polizieschi hanno spesso come protagonista principale un fanatico religioso, perché è facile fare la connessione tra qualcuno che crede in un dio vendicativo e lo stesso che si vede come suo agente vendicatore.  Il dott, Newberg ha detto: “Ad esempio, se invece di sostenere l'amore e la compassione, una religione  sostiene l'odio verso i non credenti, anche queste convinzioni negative diventerebbero parte del modo in cui il cervello funziona. In teoria, questo accenderebbe aree del cervello coinvolte nel pensiero dell'odio, e potrebbe aumentare lo stress e stimolare il rilascio di ormoni dello stress.”. Ora non sto suggerendo che tutti noi conosciamo potenziali serial killer, ma scommetto che ci siamo tutti trovati in una stanza con un credente che si è permesso di giudicare un altro essere umano e lo ha giustificato con una scrittura, e una scrittura che non menziona la grazia. Quando la gente ci guarda, ha bisogno di vedere persone che indicano Gesù perché lui è la via, la verità e la vita.  In Ebrei 1, versetto 3, dice “Questo Figlio è lo splendore della gloria di Dio, l'impronta perfetta di ciò che Dio è. . (Ebrei 1:3 a) E la parola  impronta nell'originale greco è  χαρακτήρ charaktēr, che significa "'espressione esatta (l'immagine) di qualsiasi persona o cosa, somiglianza marcata, riproduzione precisa in ogni aspetto." Ovvero, un facsimile Quando guardiamo Gesù vediamo veramente Dio. E cosa vediamo?  La sua compassione che ridà vita e speranza; ci sono infiniti esempi di come Gesù dimostri questo, ma uno dei preferiti è la storia della madre il cui figlio è morto: “Quando fu vicino alla porta della città, ecco che si portava alla sepoltura un morto, figlio unico di sua madre, che era vedova; e molta gente della città era con lei. Il Signore, vedutala, ebbe pietà di lei e le disse: «Non piangere!» E, avvicinatosi, toccò la bara; i portatori si fermarono ed egli disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!»  Il morto si mise a sedere e cominciò a parlare. E Gesù lo restituì a sua madre. “(Luca 7:12-15) Il suo profondo amore per gli infranti e gli emarginati  “Una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni {e aveva speso tutti i suoi beni con i medici} senza poter essere guarita da nessuno, si avvicinò di dietro e gli toccò il lembo della veste; e in quell’istante il suo flusso di sangue cessò. E Gesù disse: «Chi mi ha toccato?» E siccome tutti negavano, Pietro e quelli che erano con lui dissero: «Maestro, la folla ti stringe e ti preme [e tu dici: Chi mi ha toccato?]».  Ma Gesù replicò: «Qualcuno mi ha toccato, perché ho sentito che una potenza è uscita da me».  La donna, vedendo che non era rimasta inosservata, venne tutta tremante e, gettatasi ai suoi piedi, [gli] dichiarò, in presenza di tutto il popolo, per quale motivo lo aveva toccato e come era stata guarita in un istante.  Ma egli le disse: «Figliola, [coraggio,] la tua fede ti ha salvata; va’ in pace».” (Luca 8:43-48) È stata evitata come impura per dodici anni, non ha conosciuto un tocco amorevole in tutto questo tempo e lui la chiama figlia (tra l'atro è l'unica volta che Gesù usa questo sostantivo); non solo è guarita, ma  viene anche riabilitata come persona.  Riuscite a immaginare cosa significasse per lei?  Il suo amore incondizionato che  guarda sempre, e aspetta, e corre verso di noi.  “Egli dunque si alzò e tornò da suo padre. Ma mentre egli era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò.”(Luca 15:20) I prodighi sono ritornati là dove erano partiti. La porta è aperta e siamo invitati ad entrare da un Dio amorevole, misericordioso e compassionevole che dice: "Benvenuti".  Volgi il tuo sguardo su Gesù  Guarda a fondo nel suo meraviglioso volto.  Amen.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOKGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD (Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio, vedere il video del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)
22-11-2021
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Il perdono da forma alle tue azioni | 14 Novembre 2021 |
Il piano finale di Dio per le nostre vite  non è che la vita sarà facile  e che non ci faremo mai del male. Ma quando qualcuno sbaglia e si ravvede, come credenti, siamo chiamati a perdonare, a riconoscere il cambiamento e a riabilitare chi ci ha ferito. --- CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO Tempo di lettura: 15 minuti  Tempo di ascolto audio/visione video: 33 minuti Siamo all'ultimo appuntamento col il libro di Filemone e con il perdono. Nelle due precedenti predicazioni abbiamo visto alcuni aspetti del perché dovrei perdonare: perdonare mi libera dal passato e dall'amarezza, chiude le porte al Maligno  ed apre quelle del mio rapporto con Dio modellando il mio carattere ad essere più simile a Colui che mi ha perdonato. Sin qui abbiamo visto tutti casi in cui il perdono è più difficile, quelli dove siamo noi a dover fare il passo, perché dall'altra parte non c'è alcuna volontà  di chiedere scusa, di ravvedersi e di cambiare. Ma cosa succede quando l'altro mi chiede scusa, si ravvede e ce la mette tutta per cambiare? Beh, stranamente, una delle reazioni abbastanza comuni non è quella di abbracciare colui che si pente, ma di volergliela far pagare; di rendere “prezioso” il nostro perdono, di farlo desiderare e sudare  come contrappasso al male che abbiamo subito. Vorrei rileggere assieme a voi la lettera di Paolo, dal versetto 8 sino al termine: “Perciò, pur avendo molta libertà in Cristo di comandarti quello che conviene fare, preferisco fare appello al tuo amore, semplicemente come Paolo, vecchio e ora anche prigioniero di Cristo Gesù;  ti prego per mio figlio che ho generato mentre ero in catene, per Onesimo, un tempo inutile a te, ma che ora è utile a te e a me. Te lo rimando, lui, che amo come il mio cuore.  Avrei voluto tenerlo con me, perché in vece tua mi servisse nelle catene che porto a motivo del vangelo; ma non ho voluto fare nulla senza il tuo consenso, perché la tua buona azione non fosse forzata, ma volontaria.  Forse proprio per questo egli è stato lontano da te per un po’ di tempo, perché tu lo riavessi per sempre; non più come schiavo, ma molto più che schiavo, come un fratello caro specialmente a me, ma ora molto più a te, sia sul piano umano sia nel Signore!  Se dunque tu mi consideri in comunione con te, accoglilo come me stesso.  Se ti ha fatto qualche torto o ti deve qualcosa, addebitalo a me. Io, Paolo, lo scrivo di mia propria mano: pagherò io; per non dirti che tu mi sei debitore perfino di te stesso. Sì, fratello, io vorrei che tu mi fossi utile nel Signore; rasserena il mio cuore in Cristo.  Ti scrivo fiducioso nella tua ubbidienza, sapendo che farai anche più di quel che ti chiedo. Al tempo stesso preparami un alloggio, perché spero, grazie alle vostre preghiere, di esservi restituito.  Epafra, mio compagno di prigionia in Cristo Gesù, ti saluta.  Così pure Marco, Aristarco, Dema, Luca, miei collaboratori.  La grazia del Signore Gesù Cristo sia con il vostro spirito.” (Filemone 8-25) Paolo sta rispedendo Onesimo a Filemone, e giustamente si preoccupa di quale sarà l'accoglienza che gli sarà riservata.  Come risolverà il problema Paolo? Permettetemi un ricordo personale. Trenta anni fa io facevo parte della chiesa di Monterosi: ne ero un semplice membro. Anche se avevo fatto il pastore dei giovani per un paio di anni nella chiesa di Ronciglione e avevo portato qualche messaggio là, non avevo nessuna esperienza di predicare davanti a quasi un centinaio di persone. Fu così che uno dei due conduttori di chiesa, Marvin Oxenham, alla fine di un culto mi disse: “Guarda, prepara qualcosa, perché tra qualche domenica  predicherai tu”. Marvin era (ed è) uno dei predicatori più talentuosi che io abbia mai ascoltato: figuratevi come mi sentivo io nel doverlo sostituire. La mattina che avrei dovuto predicare ero già teso di mio, quando entrando in sala, ascoltai le conversazioni di alcuni membri che si stavano informando di chi avrebbe portato il messaggio quella domenica. Le conversazioni erano spesso simili a questa: “Ah, non predica Marvin? Chi predica? Marco?!? Se lo avessi saputo manco venivo!” Non era il massimo dell'incoraggiamento per chi doveva predicare per la prima volta. Evidentemente la conversazione arrivò fino alle orecchie di Marvin, che, quando mi chiamò avanti per predicare, prima che iniziassi mi cinse un braccio attorno le spalle, poi, rivolgendosi alla sala, disse pressappoco così: “Marco oggi inizia il suo impegno come predicatore perché io glie lo ho chiesto; perciò, ascoltatelo con attenzione esattamente come se steste ascoltando me.” Non è mai facile essere il “sostituto” di qualcuno, soprattutto se quel qualcuno è famoso, talentuoso noto a tutti e da tutti amato; l'accoglienza di chi avrebbe preferito avere l'altro oscilla tra l'indifferente e l'irritato, raramente è un “Wow! Che bello che ci sei te invece dell'altro!” Io, in fondo, ero in pace con la mia chiesa: non avevo conti aperti con nessuno, ed era più facile per Mavin dire “accoglietelo come se accoglieste me”. Ma come sarebbe stato  se io avessi combinato qualcosa di grosso in chiesa? Mi avrebbero accolto ed ascoltato, oppure mi avrebbero tutti girato le spalle? Su scala enormemente maggiore è quello che prova Onesimo verso Filemone, ed è per quello che Paolo dice: “Te lo rimando, lui, che amo come il mio cuore.” (Filemone 12) Filemone avrebbe di sicuro ben voglia di rivedere Paolo, colui che lo ha portato a Cristo, e farebbe salti di gioia accogliendolo... Ma sarebbe lo stresso per Onesimo? Onesimo è uno schiavo in fuga.  Dovrebbe essere marchiato con una "F" sulla fronte.  È costato tempo e denaro a Filemone.  Filemone ha perso soldi e faccia attraverso la sua fuga.  Logico che non possa provare la stessa gioia nell'accoglierlo che proverebbe se arrivasse Paolo, Ma guarda cosa dice Paolo a Filemone:  “Se dunque tu mi consideri in comunione con te, accoglilo come me stesso. (Filemone 17) Questo è il versetto chiave dell'intero libro. Mettiti per un momento nei panni di Filemone: vorresti farlo? Accetteresti che Paolo e Onesimo siano uguali?  È Onesimo davvero qualcuno con cui hai comunione...  un benvenuto? Paolo sta chiedendo a Filemone  di riconoscere che il suo rapporto  con Onesimo è ora cambiato: non è più solo un rapporto “padrone-schiavo”. Si è formato un legame nuovo; un legame significativo che muta lo scenario e il futuro rapporto tra i due. Allora come si è arrivati a questo punto? Inizia dal versetto 10-11. “Ti prego per mio figlio che ho generato mentre ero in catene, per Onesimo,  un tempo inutile a te, ma che ora è utile a te e a me.”(Filemone 10-11) Durante tutta la mia vita io ho vissuto solamente a Montefiascone, mentre mia moglie ha cambiato  almeno una trentina di posti durante la sua vita. Ricordo che, quando andammo alla Questura a compilare i fogli per la richiesta di cittadinanza di mie moglie, c'era una sezione dove doveva elencare il luoghi dove aveva vissuto negli ultimi dieci anni: erano due righe sul foglio.  Janet cominciò a scrivere il più piccolo possibile per fa entrare dentro tutti i nomi, fino a quando il funzionario, con gli occhi sbarrati, le prese il foglio, dicendo: “Signora, basta, basta! Non servono altri oltre quelli che ha già scritto!” “Meno male – fece Janet – non ero arrivata nemmeno a metà!” Una delle cose belle di spostarsi  è il cambiare città, vederne di nuove, avere nuovi  amici. Una delle cose brutte è che, quando torniamo  nei luoghi dove avevamo vissuto è vedere che molto è cambiato, sia nei luoghi che nei vecchi amici, dobbiamo constatare che essi sono cambiati; per il luigi di sicuro in aspetto,  per gli amici sia l'aspetto ma anche la mentalità e le attitudini; non sembrano quasi più i vecchi amici di un tempo. Le persone cambiano...  cambiano continuamente. E questo che Paolo sta sottolineando a Filemone: “Tu sei cambiato, sei diventato credente, stai testimoniando Gesù, hai una chiesa in casa... Ma anche  Onesimo è cambiato!” Paolo vuole che Filemone riconosca che Onesimo è diverso.  Filemone potrebbe giustamente obiettare: “In che cosa è diverso?” In primo luogo, Onesimo è pentito. Perché lo dico e come faccio a saperlo? Come faccio a sapere che Onesimo  si sia pentito di essere fuggito da Filemone? Lo dico, perché so come la pensava Paolo sul rapporto che doveva esserci tra servi e padroni. In Colossesi aveva detto: “Servi, ubbidite in ogni cosa ai vostri padroni secondo la carne; non servendoli soltanto quando vi vedono, come per piacere agli uomini, ma con semplicità di cuore, temendo il Signore.” (Colossesi 3:22) E lo dico perché so cosa Paolo dice di Onesimo: “...ti prego per mio figlio che ho generato mentre ero in catene, per Onesimo.” (Filemone 10) Una nota:  Paolo non benedice la schiavitù dei servi verso i padroni, ma sta  insegnando a neo credenti  come comportarsi nella situazione in cui stanno vivendo e da cui non hanno nessuna possibilità di affrancarsi al momento. Paolo chiama Onesimo “figlio”; è un figlio generato attraverso la nuova vita in Cristo che è giunta tramite la sua conversone sincera e totale. Paolo non lo avrebbe mai chiamato figlio se non avesse avuto la certezza  del pentimento totale di Onesimo. Ma Paolo fa molto di più. Come pensi che sia arrivata a Colosse  la lettera che Filemone sta leggendo? Non era inviata per faxo o per email:  “Te lo rimando...” (Filemone 12 a) Tutte le lettere di Paolo sono state consegnate a mano; e ora Onesimo, il fuggitivo, sta dinanzi a Filemone,  con una lettera a firma di Paolo, e forse scruta Filemone mentre legge veloce la lettera, col cuore in gola... perché non sa se Filemone lo marchierà con la F del fuggitivo o lo abbraccerà con la F di “fratello in Cristo”. Onesimo sta rischiando la sua stessa vita portando quella lettera... Ma c'è ancora di più. Paolo dice che Onesimo è trasformato: “...un tempo inutile a te, ma che ora è utile a te e a me.” (Filemone 11) Qui Paolo usa un piccolo gioco di parole: Onesimo (in greco Ὀνήσιμος Onēsimos), significa "utile". Era un nome comune che veniva dato agli  schiavi una volta acquistati. Attenzione al gioco di parole di Paolo: “Ti mando Utile che ti era inutile, ma adesso è utile a me e a te” egli sta dicendo che Onesimo, “Utile” era “inutile” come schiavo” ma che ora come fratello in Cristo sarà “utile” sia a Paolo che a Filemone. Di quale utilità sta parlando Paolo? Quale “business” hanno in comune lui e Filemone? Nessuno, tranne il proclamare Cristo al mondo. Paolo afferma: “ L'utile Onesimo come schiavo di Filemone è inutile, ma come schiavo di Cristo è utile a entrambi! Possono davvero le persone cambiare così? La Bibbia afferma di si: “Siamo dunque stati sepolti con lui mediante il battesimo nella sua morte, affinché, come Cristo è stato risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita.  (Romani 6:4) Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove” (2 Corinzi 5:17) “Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti.” (1 Pietro 1:3) Quello che vedete in foto è Johnny Lee Clary. Ha imparato a odiare in tenera età,  essendo cresciuto in una famiglia piena di razzismo, rabbia e bigottismo. A 14 anni fu sedotto dagli insegnamenti David Duke  il famigerato capo del Ku Klux Klan,  tanto da diventarne “Grand Wizard” un mago imperiale -  un leader di primo piano in un organizzazione  responsabile di attentati, omicidi e innumerevoli altri crimini, tutto in nome di odio e razzismo. Ma la sua vita non era facile.  La sua prima ragazza si rivelò essere un'informatrice dell'FBI.  Ebbe due divorzi; perse tutti i suoi amici.  Una notte era sul punto di suicidarsi, quando gridò a Dio di liberarlo dalla sua esistenza da incubo. E Dio, incredibilmente per Johnny, rispose. Da quel momento in poi, Johnny Lee ha usato la sua vita,  le sue esperienze e la sua quasi distruzione  per aiutare gli altri a lasciare lo stesso sentiero di male  che aveva percorso così a lungo.  Divenne pastore di una chiesa. Nel 1995 Johnny fu nominato dal Congresso Americano Direttore Nazionale per l'uguaglianza razziale. Le persone cambiano. Quando entra Cristo nella loro vita. Abbiamo visto nelle altre due predicazioni che il perdono non dipende da chi stiamo perdonando, e dal fatto che lui o lei si scusi con noi; il perdono è spesso una via che percorriamo da soli. Ma qualche volta accade!  Accade che chi ha sbagliato verso di noi si penta, si ravveda, e cambi... senza magari venirci a chiedere scusa, lo so, ma il loro pentimento è reale e lo vediamo dal loro atteggiamento  sia verso gli altri che verso di noi. Come reagiamo noi? Saremo disposti a  riconoscere che sono cambiati?  Continueremo ad identificare chi ci ha ferito con il male che hanno o ci hanno fatto, o li accoglieremo, come Paolo incoraggia Filemone a fare? Il vero perdono  passa anche attraverso il fatto di riconoscere che le persone cambiano. Ma c'è anche un altro passaggio: “Forse proprio per questo egli è stato lontano da te per un po’ di tempo, perché tu lo riavessi per sempre;  non più come schiavo, ma molto più che schiavo, come un fratello caro specialmente a me, ma ora molto più a te, sia sul piano umano sia nel Signore! (Filemone: 15-16) Cosa vuole Paolo?  Cosa sta chiedendo a Filemone? Paolo vuole che Filemone RIABILITI Onesimo, gli renda la dignità,  lo faccia sentire di nuovo parte delle persone accettate. Paolo vuole che Filemone guardi la situazione  da un'angolazione diversa: “Filemone, so che sei stato ferito. E non dico che Onesimo sia  innocente.  Ma forse Dio aveva uno scopo in tutto questo. Forse tutto serviva perché Onesimo potesse conoscere me, e attraverso me Cristo, e pentirsi, e tornare... non più come schiavo, ma più che uno schiavo, un fratello amato. Forse Dio stava usando questo male per produrre il bene....” Sapete, succede.  Dio permette talvolta che accadano eventi in se brutti  in modo che le persone siano portate ad avere un rapporto con Lui.  Ricordate la storia di Giuseppe, figlio di Giacobbe?  I fratelli di Giuseppe erano gelosi di lui e lo vendettero come schiavo. La vita di Giuseppe passò attraverso molti alti e bassi  e alla fine lui divenne il secondo uomo importante in Egitto  dopo  il Faraone. Quando i fratelli ebbero bisogno di aiuto per il cibo  scoprirono che Giuseppe aveva tutto questo potere.  Allora si offrono a Giuseppe come schiavi. Questo è ciò Giuseppe disse loro: “Giuseppe disse ai suoi fratelli: «Vi prego, avvicinatevi a me!» Quelli s’avvicinarono ed egli disse: «Io sono Giuseppe, vostro fratello, che voi vendeste perché fosse portato in Egitto.  Ma ora non vi rattristate, né vi dispiaccia di avermi venduto perché io fossi portato qui; poiché Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita. Infatti, sono due anni che la carestia è nel paese e ce ne saranno altri cinque, durante i quali non ci sarà raccolto né mietitura.  (Genesi 45:4-6) O che dire di quello che è successo al figliol prodigo in Luca 15.  Il figlio chiede a suo padre tutta la sua eredità  e la sperpera.  Disperato torna a casa, e chiede di essere uno schiavo del padre.  Invece il padre dice; "Ma il padre disse ai suoi servi: “Presto, portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei calzari ai piedi; portate fuori il vitello ingrassato, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa,  perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato”. E si misero a fare gran festa." (Luca 15:22-24) Qualche volta accade: non sappiamo come, ma Dio sfrutta una crisi un errore, uno sbaglio, un peccato per riaccendere il ricevitore dell'anima di chi lo commette ed entrare di nuovo in contatto con Lui. Il piano finale di Dio per le nostre vite  non è che la vita sarà facile  e che non ci faremo mai del male. Il piano ultimo di Dio nella vita  è che le persone arrivino a conoscerlo  come il loro Signore e Salvatore. E noi, come credenti, siamo tenuti a perdonare, a riconoscere il cambiamento e a riabilitare. Questa è la strada che Paolo vuole che prenda Filemone. “Se mi consideri un partner, accoglilo come accoglieresti me.  Perché in Cristo, io Paolo e Onesimo siamo la stessa cosa.” E' facile? No! Ma  perdono, riconoscimento e riabilitazione guariscono le relazioni interrotte tra marito e moglie. Perdono, riconoscimento e riabilitazione guariscono le relazioni interrotte tra genitori-figli. Perdono, riconoscimento e riabilitazione  risanano le relazioni interrotte tra credenti.  Perdono, riconoscimento e riabilitazione: tutto ciò significa perdonare davvero. Non è facile vero?  Ma quanto facile è stato  per Gesù perdonarci?  A lui è costatata la croce. L'amore che perdona non è mai gratis per colui che perdona. Ma l'amore che perdona, riconosce e riabilita porta gloria a Dio, e pace tra il suo popolo. Siamo alla fine di questa serie sul perdono, dove Paolo ci fa scoprire il vero perdono di chi crede. Perdorare... Per essere liberi dal passato e dall'amarezza,per chiudere le porte al maligno ed aprirle a Cristo,per modellare noi stessi ad immagine di chi ci ha perdonatoper dar forma all'amore con cui siamo stati amati. Preghiamo. Padre, siamo così colpiti da questa tremenda lezione di perdono. Se c'è qualcosa, Signore, nel mio cuore o nei cuori del tuo popolo qui che potrebbe essere in qualsiasi senso visto come un atteggiamento spietato verso chiunque, per favore perdonaci e rimuovilo poiché sappiamo che tu vieti un cuore che non perdona. Sappiamo di aver peccato contro di te, allo stesso tempo sappiamo che il tuo perdono per noi significa che possiamo perdonare quando le persone peccano contro di noi. Sappiamo anche, Signore, che la mancanza di perdono ci fa perdere la comunione con gli altri e  la comunione con Te e lascia i nostri peccati non perdonati. Confessiamo che la mancanza di perdono ci priva dell'amore di altri cristiani e scredita il tuo nome. Signore, con il tuo aiuto possiamo non essere spietati ma possiamo essere come Paolo che perdonava come Cristo e cercava che gli altri facessero lo stesso, così da poter conoscere la Tua benedizione e la gioia che giunge ai credenti obbedienti per per amore del nostro Salvatore.  Amen.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOKGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD (Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio, vedere il video del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)
15-11-2021
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Il perdono modella il come sei | 7 Novembre 2021 |
Dio ti sta modellando affinché tu divenga il suo capolavoro. E il perdono fa parte di quel suo modellarti ad immagine di suo Figlio Gesù. --- CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO Tempo di lettura: 14 minuti  Tempo di ascolto audio/visione video: 35 minuti Due settimane fa abbiamo iniziato a parlare del perdono attraverso la lettera di Paolo a Filemone. Filemone era un ricco credente di Colosse (in Turchia) che aveva uno schiavo di nome Onesimo che era fuggito ed ora si trovava assieme a Paolo (forse in Grecia),  ed era divenuto credente. Nella lettera Paolo dice a Filemone cosa si aspetta che lui faccia: perdonare Onesimo e riabbracciarlo come fratello in Cristo, non più come uno schiavo fuggiasco. Paolo lo fa, perché sa che il perdonare può modellare Filemone, renderlo diverso e migliore da quello che è attualmente; e questo vale anche per me e per te. “Oh bella!- potresti dirmi – come può modellarmi in meglio il fatto di cancellare qualcosa di brutto subìto? Caso mai è il contrario! Le cose brutte mi modellano, mi cambiano, non il fatto di “passarci sopra!" Partiamo dall'inizio: cosa intendiamo con la parola “modellare”? Questa è la definizione che ne da la  Enciclopedia Treccani: modellare: v. tr. [der. di modello] (io modèllo, ecc.). – 1. a. Lavorare una sostanza plastica per darle una forma; in partic., nella scultura, plasmare in argilla o altra materia molle il bozzetto o l’opera in grandezza d’esecuzione per la successiva traduzione in marmo, bronzo, ecc. Se da una parte l'argilla può essere modellata e diventare essa stessa un vaso, un piatto o altro, la definizione dell'enciclopedia ci dice che quando un artista vuole fare un'opera d'arte, prima la fa in argilla per poi farla in marmo o bronzo. Tenete in mente questa immagine. Iniziamo dal principio: da Genesi: “Dio il Signore formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l’uomo divenne un’anima vivente.” (Genesi 2:7) Il verbo tradotto con “formò” è יָצַר yâṣar, che significa “modellare con le mani in una forma voluta”: esattamente ciò che fa l'artista per fare un modello. Isaia dirà: “Tuttavia, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo l’argilla e tu colui che ci formi; noi siamo tutti opera delle tue mani.” (Isaia 64:8) Isaia usa lo stesso verbo: יָצַר yâṣar, e lo usa con un tempo che in ebraico si chiama “participio attivo qal”che indica una azione che si sta già compiendo nel momento che Isaia la dice ma che continuerà nel futuro: non esiste niente di simile in italiano ma per gli amanti della grammatica inglese  sarebbe un “present continous tense”. Isaia afferma una cosa molto importante: non dice “Ci hai formato, ci hai modellato”, al passato, ma “Ci hai modellato, ci modelli adesso e continuerai a modellarci in futuro”! Adesso, in questo esatto momento in questa sala che sembra il garage degli appartamenti ai piani di sopra, noi continuiamo ad essere argilla nelle mani dell'artista: Dio sta ancora modellando in un prodotto morbido quello che farà in marmo o bronzo. Come lo fa? Talvolta con gentilezza; pian piano sposta l'argilla con i pollici, e la forma viene che quasi non ce ne accorgiamo. Altre volte non basta la delicatezza, bisogna andare giù di spatola, tagliare, sezionare, staccare, buttare, reimpastare... Le esperienze potenti modellano il come siamo. Vi faccio un altro esempio. Questo è dal Vangelo di Luca:  “State attenti a voi stessi! Se tuo fratello pecca, riprendilo; e se si ravvede, perdonalo.  Se ha peccato contro di te sette volte al giorno, e sette volte torna da te e ti dice: “Mi pento”, perdonalo». Allora gli apostoli dissero al Signore: «Aumentaci la fede!»  (Luca 17:3-5) Tenete a mente quell'ultimo versetto: «Aumentaci la fede!»  Ne parleremo alla fine del messaggio. Le esperienze potenti modellano chi diventiamo.  L'esperienza qui è il perdono di Gesù. Gesù sta parlando ai suoi discepoli.  Lo seguono e lo ascoltano perché sanno che lui è la risposta.  Lo servono perché cercano scopo e significato per le loro vite.  Si fidano di lui perché hanno visto  come aveva liberato così tante persone dalle catene della malattia e del peccato. Se leggete i Vangeli, vedrete che Gesù più e più volte prima fa, poi mette seduti i discepoli  e chiede loro:”Avete capito cosa ho fatto?” Perché? Perché Gesù li sta plasmando. In questo caso il perdono di Gesù serve a plasmarli  per avere un carattere che perdoni. Guardate cosa dice Gesù ai suoi! “C'è una persona che ti è vicina, a cui vuoi bene,  un fratello, che lo sia nella carne o nella fede è indifferente, che non passa giorno che non sbagli verso di te”. Fermati un attimo e pensa: in una giornata dove stai sveglio 12 ore, quel tuo fratello ogni ora e tre quarti di ferisce, ti tradisce, pecca contro di te. Come questo modella la tua attitudine verso di lui? “La prossima volta che mi si avvicina gli do una badilata in testa!”, ecco come la modella! E invece Gesù dice: “No, io voglio che tu sia diverso, sia diversa; io sono l'artista, ed io decido che l'argilla di cui ti ho fatto non deve prendere quella forma che si ritrae, e rifiuta, ma che si apre, ed accetta.” Un attimo! Gesù mi sta dicendo che, se non perdono chi mi ferisce sono da condannare? Vediamo il contesto in cui stava parlando: la prima parte di questo capitolo di Luca: “Gesù disse ai suoi discepoli: «È impossibile che non avvengano scandali, ma guai a colui per colpa del quale avvengono! Sarebbe meglio per lui che una macina da mulino gli fosse messa al collo e fosse gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno solo di questi piccoli.” (Luca 17:1-2) Gesù riconosce che coloro che causano ferite  devono assumersi la responsabilità  e che le loro azioni avranno conseguenze.  Ma sta dicendo che tu, da credente, devi fare la TUA parte. Loro avranno la loro punizione, e non sarà leggera (una macina al collo) ma... se si pentono e tornano e chiedono perdono dovranno trovare una porta aperta, non chiusa. Il perdono per Gesù non è un'opzione, ma è un dovere.  E la mancanza di perdono è un atto di disobbedienza. Questa è esattamente l'aspettativa che Paolo ha  quando scrive a Filemone. “Io ringrazio continuamente il mio Dio, ricordandomi di te nelle mie preghiere, perché sento parlare dell’amore e della fede che hai verso il Signore Gesù e verso tutti i santi.  Chiedo a lui che la fede che ci è comune diventi efficace nel farti riconoscere tutto il bene che noi possiamo compiere, alla gloria di Cristo.  Infatti ho provato una grande gioia e consolazione per il tuo amore, perché per opera tua, fratello, il cuore dei santi è stato confortato. (Filemone 4-7 ) Notate che in una sola frase, Paolo richiama due volte alla fede in Gesù. Siamo onesti: la nostra società è una società  che ci incoraggia a essere persone che non perdonano. I tribunali italiani sono “intasati” da cause di nessun conto, nate dal fatto che il vicino di casa ha l'abitudine di fare il barbeque sul terrazzo e l'odore invade il tuo appartamento. Anche il mondo di Filemone era così. Filemone è chiamato a riaccogliere Onesimo... Ma c'è un problema pratico! Di solito quando uno schiavo scappava, e poi veniva trovato, il proprietario lo marchiava con la lettera "F"  sulla fronte.  “F” che sta per il latino ”fugitivus”, fuggitivo. Sarà un segno che durerà per tutta la vita  che ti identificherà  non solo quando sei schiavo  ma anche quando e se tornerai libero: sei un “inaffidabile”, un fuggiasco, un traditore. Ma ora Onesimo è un credente, salvato, al pari di Filemone Cosa farai ora Filemone?  “Sento parlare della tua fede nel Signore Gesù e del tuo amore per tutti i santi.”(Filemone 5) Notate la parola “fede” e la parola “santi”. Paolo sta dicendo a Filemone: “Che tipo di carattere hai?   In che modo l'artista Gesù sta modellando l'argilla di cui sei fatto per produrre una statua di te in bronzo o marmo?”  Onesimo come credente in Cristo, è un “santo”, in greco “ἅγιος hagios. Vi continuo a ricordare che “santo” nella Bibbia non significa avere l'aureola in un dipinto, né essere stato proclamato dal Vaticano e nemmeno stare sul calendario, ma significa “messo da parte, separato, scelto”. “Tu ami i santi, Filemone... Beh, sappi che anche Onesimo è un santo... Cosa ti ha detto di fare Gesù, Filemone?” La Scrittura dice che se qualcuno pecca contro di te, devi perdonarlo.  La Scrittura dice: perdona, proprio come in Cristo Dio ti ha perdonato.  La Scrittura dice: perdona e sarai perdonato. A questo punto tu sei autorizzato a rispondermi: “OK, Marco, prometto di perdonare tutti gli altri credenti persino di farlo sette volte al giorno... ma per quanto riguarda gli altri... mazzate e male parole, vero?” Tu ricordi l'immagine iniziale? Quella di un artista che sta modellando la creta di cui sei fatto, di cui sei fatta per poi trarne una statua in marmo o bronzo? Ti informo che Dio non vuole fare due statue, una da mostrare ai credenti ed una ai non credenti... “Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù, ringraziando Dio Padre per mezzo di lui.” (Colossesi 3:17) In originale la parola “qualunque” è πᾶς pas   significa... “qualunque, tutto, qualsiasi”. Ammetti che speravi ti dicessi che significa “qualunque ma basta che siano credenti”! Se tutto deve essere fatto per Gesù, indistintamente, sia ai fratelli nella fede che agli altri, allora anche il perdono deve essere dato tutto; a qualsiasi persona, credente o meno. Paolo dice di Filemone  che ha sentito parlare della tua fede nel Signore Gesù; era “famoso”, la gente in giro ne parlava... È questo che la gente sente quando parlano di me e di te?  Filemone ha una reputazione: “Quell'uomo, lui si che ama Gesù!”  La sua relazione d'amore con Gesù “fa rumore”... E la mia? E la tua? Anche se può non sembrare a chi non vive con me io ho un carattere “esplosivo”; sono buono e caro per gran parte del tempo... ma quando mi si chiude la vena... beh, è bene non stare nei paraggi. E, credetemi, adesso sono un “cioccolatino” rispetto a quaranta anni fa... Quale è la differenza? Che non “esplodo” più? Beh, capita ancora... certo, nulla in confronto a quando avevo venti anni! Non è buono e continuo a lavorarci su. Ma la differenza fondamentale sta nel fatto che un tempo se io e te litigavamo, te per me eri morto... L'avevo visto fare da mio padre... Grande uomo, grande politico, amava la sua famiglia, gli piaceva ridere e scherzare... Ma non dovevi osare di tradire la sua fiducia:  non ti avrebbe più visto neppure se ti dipingevi di bianco su uno sfondo nero; tu, non esistevi più. Io ero così; un giorno un mio amico credente mi confrontò su questo aspetto, ed io, per difendermi risposi: “Eh, lo so, ma che vuoi fare! Io sono fatto così!”. Sapete quale fu la sua reazione? Si alzò, e quasi urlando mi disse: “NON TI PERMETTO DI OFFEDERE IL MIO CREATORE! Tu sei creta nelle sue mani, è lui che ti modella perché vuole fare di te un'opera d'arte! Ma sta a te lasciarlo fare, obbedendo ai suoi comandamenti!” Mi avrebbe fatto meno male un pugno in piena faccia. L'amico mi stava dicendo: “Le persone perdonate non si comportano così. E se vuoi comportarti così,  prima togli l'adesivo col pesciolino dalla tua macchina, smetti di servire in chiesa, anzi, non dire neppure che ci vieni perché stai dando una cattiva fama a Cristo e al mio Creatore.” Dio mi stava modellando attraverso le parole dell'amico, e non era un modellare lento e dolce, ma un colpo di spatola, qualcosa che “staccava pezzi”  che faceva male... Ho dovuto allora fermarmi per un po' guardare bene il tuo cuore, capire chi era per me Gesù... e capire cosa significasse perdonare. Ed è la stessa cosa che Paolo sta chiedendo di fare a Filemone: “Chiedo a lui che la fede che ci è comune diventi efficace nel farti riconoscere tutto il bene che noi possiamo compiere, alla gloria di Cristo.(Filemone 6) Terza volta che Paolo parla di fede. Filemone era un uomo capace, ed anche un uomo con una buona conoscenza di chi fosse Dio e Gesù: Paolo gli dice:  “Trasforma la tua conoscenza in esperienza. Trasformala in una azione.”. Perché la conoscenza del perdono e della salvezza porta  brivido ed euforia, ma l'esperienza  di perdonare e salvare altri porta impegno, sudore, lacrime... Perdonare, per chi perdona, non è gratis... a Gesù è costato la croce! Siamo argilla... Lasciatemi fare una piccola parentesi. Sapete la caratteristica dell'argilla, vero? Che dopo un po' si secca, e diventa dura, e non è più possibile modellarla. Per continuare a tenerla morbida bisogna costantemente aggiungere acqua, altrimenti l'artista non potrà fare il suo modello. Di che consistenza sei diventato, sei diventata negli anni? Più diventiamo aridi, più il Signore avrà difficoltà a fare di noi il modello della statua di marmo o di bronzo. Sapete, quando sono andato a fare la vaccinazione, l'infermiera che mi iniettava il vaccino, osservando la mia pelle mi ha detto: “Ma lei beve troppo poco! La sua pelle è disidratata! Torni a casa e beva almeno due litri di acqua al giorno per la prossima settimana! Se non beve abbastanza avrà tutti gli effetti indesiderati che vuole dal vaccino!”. Debbo forse spiegarvi quale sia  l'acqua per chi crede in Gesù? “Chi ha sete, venga da me e beva! Da chi crede in me, come dice la Scrittura, sgorgheranno fiumi d'acqua viva". (Giovanni 7:37-38) Quante volte “bevi” l'acqua di Gesù a giorno... o a settimana... o al mese... o all'anno? Quante volte apri la fonte da cui sgorga? Quante volte apri la Bibbia e la leggi? Torniamo a Filemone, che ora sa di essere costretto da Cristo a perdonare: Paolo gli dice ancora: “Infatti ho provato una grande gioia e consolazione per il tuo amore, perché per opera tua, fratello, il cuore dei santi è stato confortato. (Filemone 7) Mettiti per un momento nei panni di Onesimo.  Sai di aver sbagliato.  Sai di aver causato dolore.  Sai che legalmente Filemone potrebbe farti marchiare con la "F".  Tu, Onesimo, sei alla mercé di Filemone. Vuoi solo il perdono. Paolo sta dicendo a Filemone: “Tu, fin qua, hai agito bene,  e le persone sono state edificate dal tuo comportamento. Adesso viene la “prova del nove: Cosa farai, Filemone: marcherai con la F Onesimo, o lo perdonerai?”. La parola tradotta qui con “confortato” in origine è ἀναπαύω anapauō, ed è un termine militare usato per un esercito  che fa una marcia, si ferma e si riposa. “Filemone, fino ad ora tu hai dato ristoro all'anima dei tuoi compagni di battaglia in Cristo... Se perdoni questo tizio,  che per legge puoi marchiare a vita, se lo abbracci non come uno schiavo ma come un fratello, questo avrà un impatto enorme in chi lo vede. Filemone non pensare al caso specifico, guarda l'intera immagine dall'alto, guarda quanto bene può provocare il tuo perdono... e guarda come il perdono può modellare chi sei.” E' una decisione dura da prendere:  perdonare incondizionatamente chi ti ha fatto del male. Vi ricordate cosa avevano i discepoli a Gesù quando gli aveva chiesto di perdonare in un simile modo? «Aumentaci la fede!» (Luca 17: 5 b) I discepoli stavano dicendo: “Gesù, quello che ci chiedi umanamente è troppo! Ci vorrà una fede speciale per farlo!  Perché quella che abbiamo adesso è sufficiente a perdonare un po', magari tre volte, massimo quattro, ma perdonare sette volte e tutti i giorni, beh, per quello ci vuole una fede “super”.” E sapete come risponderà Gesù, vero? “Il Signore disse: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo sicomoro: “Sràdicati e trapiàntati nel mare”, e vi ubbidirebbe.” (Luca 17:6) Gesù gli risponde che non serve una fede “super”, ma che, semplicemente, serve “fede”... Anche piccola come un seme di senape (che è minuscolo)... Ma una fede, una fiducia, una voglia di fare ciò che lui chiede di fare; una fede in colui che ti sta modellando affinché tu diventi il suo capolavoro. Paolo, per tre volte in due versetti, a parlato a Filemone non di perdono, ma di fede! modellare:.lavorare una sostanza plastica per darle una forma; in partic., nella scultura, plasmare in argilla o altra materia molle il bozzetto o l’opera in grandezza d’esecuzione per la successiva traduzione in marmo, bronzo, ecc. Siamo di nuovo qua, dove abbiamo iniziato. Dio ti sta modellando: ciò che sei adesso, è il modello in argilla che durerà per un tempo breve di ciò che sarai in eterno,  molto più che in marmo o bronzo, quando sarai in Cielo assieme a Cristo e a tutti i suoi santi. Che forma vuoi avere? La tua forma, o quella decisa dall'artista che è al lavoro per fare di te un capolavoro? Non ti serve una fede super, ma semplicemente fede  in colui che ti modella. Il perdonare è parte della sua opera di modellare te nella forma che Lui vuole. Preghiamo.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIO GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOKGUARDA IL DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE VIDEO SU INSTAGRAM---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD (Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio, vedere il video del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)
08-11-2021
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Lavorare, riposare e giocare | 31 Ottobre 2021 |
Dio vuole per te che esista un equilibrio nella tua vita, dove il lavoro, il riposo ed il gioco abbiano ciascuno il suo spazio affinché tu riesca ad apprezzare pienamente la tua vita e la Sua Creazione. --- Predicatrice: Jean Guest CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO Tempo di lettura: 13 minuti Tempo di ascolto audio/visione video: 42 minuti Mi chiedo se per te ci sia un lavoro che non ti piace fare. Non so dirti quanto detesti i lavori domestici. Se non fosse dannoso per la mia salute e socialmente inaccettabile, probabilmente vivrei in una situazione di assoluto abbandono della mia casa. Naturalmente esagero, ma onestamente odio davvero tutto ciò che ha a che fare con lo spolverare, l'aspirapolvere, il lucidare, il lavare, soprattutto perché ora vivo da sola e devo fare tutto io. Quando stavo cambiando casa ho fatto in modo che una ditta venisse a pulire il mio forno. A un certo punto mi ha detto: "Questo è il peggiore che abbia mai visto". Lo porto come un distintivo d'onore.  Non è necessariamente il lavoro in sé che non mi piace, è piuttosto il fatto che non finisce mai, non è mai finito. E ci sono così tante cose più piacevoli che potrei fare invece. Ma cosa succede se ci sentiamo così per il nostro vero lavoro, il lavoro per cui dobbiamo alzarci dal letto e usciere ogni giorno?  Diamo un'occhiata a due prospettive bibliche, la natura del lavoro e il carattere del lavoratore. Lavorare La prima cosa che dobbiamo capire è che il lavoro esisteva prima della caduta e non è una conseguenza di essa. “Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra». Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che fa seme sulla superficie di tutta la terra, e ogni albero fruttifero che fa seme; questo vi servirà di nutrimento. A ogni animale della terra, a ogni uccello del cielo e a tutto ciò che si muove sulla terra e ha in sé un soffio di vita, io do ogni erba verde per nutrimento». E così fu.” (Genesi 1:28-30) Siate fecondi, riempite la terra, rendetevela soggetta: è il lavoro che ci aiuta a prosperare. Abbiamo dei bisogni fisici temporali - non ultimo, abbiamo bisogno di mangiare. Come potremmo farlo se noi, o altri, non lavorassimo? Dio equipaggia le persone con le capacità di soddisfare i bisogni della sua creazione. Il lavoro legittimo è il modo in cui Dio provvede, o come diceva Martin Lutero  "Egli dà loro cibo attraverso il mungitore che munge la mucca". (Martin Lutero)  Paolo ci fa anche notare che è attraverso il nostro lavoro che siamo in grado di soddisfare i bisogni di coloro che sono vulnerabili nelle nostre comunità. “Non ho desiderato né l’argento, né l’oro, né i vestiti di nessuno. Voi stessi sapete che queste mani hanno provveduto ai bisogni miei e di coloro che erano con me. In ogni cosa vi ho mostrato che bisogna venire in aiuto ai deboli lavorando così, e ricordarsi delle parole del Signore Gesù, il quale disse egli stesso: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere”».” (Atti 20:33-35) Il lavoro è anche un dono. Il Versetto 29 di Genesi dice “Ecco, io vi do…”  Dio dice: “Ecco, questa meravigliosa creazione che soddisferà tutti i vostri bisogni, è tutta vostra da condividere tra di voi e con me”. Il lavoro è il buon regalo di Dio per noi.  “Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che fa seme sulla superficie di tutta la terra, e ogni albero fruttifero che fa seme; questo vi servirà di nutrimento. A ogni animale della terra, a ogni uccello del cielo e a tutto ciò che si muove sulla terra e ha in sé un soffio di vita, io do ogni erba verde per nutrimento». E così fu.” (Genesi 1:29-30) Ma potrebbe non essere così se il nostro lavoro è umile, o sembra non avere valore. A volte dobbiamo accettare che il lavoro che facciamo non  sarà la cosa più entusiasmante per noi ma ci troveremo comunque a farlo nella migliore maniera possibile. Il nostro lavoro non è il nostro scopo. “Dopo aver visto come stanno le cose su questa terra, ecco cosa ho deciso sia modo migliore di vivere: Prenditi cura di te stesso, divertiti, e sfrutta al massimo qualsiasi lavoro tu abbia per tutto il tempo che Dio ti concede in vita. E questo è tutto. Questo è il destino dell'uomo. Sì, dovremmo trarre il massimo da ciò che Dio dà, sia la generosità che la capacità di goderne, accettando ciò checi  è dato e deliziandoci del lavoro. È il dono di Dio! Dio distribuisce la gioia nel presente, nell'adesso. È inutile rimuginare su quanto tempo potremmo vivere.” ( Ecclesiaste 5:18-20 Trad. Bibbia “The Message”) Mi piace come la versione della Bibbia “the Message” rende questo. Il lavoro è necessario, alcuni di noi faranno la cosa che amano di più al mondo, altri lo faranno perché hanno bollette da pagare. Un tipo di lavoro non è più importante dell'altro, né il primo è più pio del secondo. Ciò che rende entrambi divini è il modo in cui affrontano il loro lavoro.  C'è un detto: "Se segui la tua passione non lavorerai  neppure un giorno nella tua vita".  Sbagliato! Sbagliato due volte! Si può essere molto appassionati di qualcosa, ma non molto bravi a farlo. Abbiamo tutti assistito a quei programmi con le  audizioni per essere pop star in cui il concorrente è appassionato del canto, ma l'unico problema è che non sa cantare bene.  Il detto è anche sbagliato in quanto implica che il lavoro è qualcosa che dovremmo cercare di evitare soprattutto se lo troviamo noioso o difficile.  Ma Paolo in Efesini 6 dice che dovremmo lavorare con entusiasmo, come se lavorassimo per il Signore piuttosto che per le persone. “... servendo con benevolenza, come se serviste il Signore e non gli uomini,...” (Efesini 6:7) Sento di dover fare qui una breve  parentesi perché il versetto che ho appena citato viene nel mezzo di Paolo che si sta rivolgendo a coloro che sono schiavi. Purtroppo in tempi passati questo è stato usato per giustificare la schiavitù. Solo per dare un po' di contesto, Paolo sta scrivendo ad una chiesa che si riuniva come famiglie riunite; mariti e mogli, genitori e figli, schiavi e padroni. Non sta affrontando l'istituzione della schiavitù, ma sta insegnando come queste persone dovrebbero vivere insieme. La schiavitù a quel tempo non era basata sulla razza, né permanente, o imposta attraverso il rapimento; non è la schiavitù come l'abbiamo conosciuta noi. Non è comunque una cosa buona perché era certamente crudele e disumanizzante;  purtroppo non abbiamo tempo per guardare più a fondo, ma voglio condividere questo pensiero del teologo F.F. Bruce. "Nel muovere le persone verso un rapporto padrone-schiavo dove il padrone non minaccia gli schiavi e li vede come sorelle e fratelli, Paolo stava creando un'atmosfera in cui l'istituzione della schiavitù poteva solo appassire e morire".  (F.F. Bruce) Tornando al carattere del lavoratore, quello pio è colui che, come dice la bibbia, the Message, sfrutta al massimo l'opportunità, si presenta con un sorriso sul volto e, come dice Paolo, lavora con entusiasmo a causa di colui per il quale alla fine lavoriamo. Rick Warren in "La vita con uno Scopo"  lo mette in questo modo. "Il lavoro diventa adorazione quando lo dedichi a Dio e lo compi con la consapevolezza della sua presenza". (Rick Warren in "La vita con uno Scopo") Per riassumere, il lavoro è un dono, è necessario, ma non è più importante del lavoratore e il modo in cui ci avviciniamo al nostro lavoro è come dimostriamo la nostra nuova vita in Cristo. Riposare Il lavoro è anche limitato nel tempo. Cosa voglio dire con questo? Beh, ha tutto a che fare con questo: “Così furono compiuti i cieli e la terra e tutto l’esercito loro. Il settimo giorno Dio compì l’opera che aveva fatta, e si riposò il settimo giorno da tutta l’opera che aveva fatta. Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in esso Dio si riposò da tutta l’opera che aveva creata e fatta. (Genesi 2:1-3) Le parole chiave del brano sono “compiuti”, “compì”, e “si riposò”. Arrivò un punto in cui, dopo 6 periodi di tempo, l'opera della creazione fu compiuta e Dio aveva finito la sua opera di creazione. E così si riposò. Questo non significa che fosse veramente stanco e che si sia fatto un pisolino. No, significa che il lavoro era finito e così smise di farlo.  Una parola opportuna forse per coloro che sono stacanovisti, o perfezionisti:  arriva un punto in cui il lavoro è finito e dovremmo allontanarci.  Ora, per essere chiari, non sto dicendo che Dio ha smesso di lavorare del tutto, ha smesso di lavorare alla Creazione, ma continua a lavorare in un modo diverso. Sta lavorando tutto il tempo  - Giovanni 5:17 dice:   “Gesù rispose loro: «Il Padre mio opera fino ad ora, e anch’io opero». (Giovanni 5:17) E questo è scioccante, perché Gesù sta dicendo queste parole nel giorno del sabbath, che è il giorno di riposo per gli ebrei, come per noi lo è la domenica. L'implicazione è quindi che questo lavoro non è finito e quindi (lui e i i discepoli) non si stanno riposando. Questo significa che possiamo lavorare nel giorno di riposo? Direi tecnicamente sì, perché lo “sabbath” è un concetto da vivere, non una regola da seguire. Cos'è dunque il sabbath?  È un giorno, (per noi culturalmente la domenica), o un periodo di tempo in cui lasciamo intenzionalmente il nostro lavoro e rivolgiamo la nostra attenzione direttamente a Dio. Questo riposo non riguarda il non fare nulla, ma il non fare ciò che o chi tiene la nostra attenzione nel resto del tempo lavorativo. “Se tu trattieni il piede dal violare il sabato, facendo i tuoi affari nel mio santo giorno, se chiami il sabato una delizia e venerabile ciò che è sacro al Signore, se onori quel giorno anziché seguire le tue vie e fare i tuoi affari e discutere le tue cause...” (Isaia 58:13) Ora, ecco il punto: anche se siamo assolutamente devoti nell'osservare il principio del sabbath, la scienza ci dirà che abbiamo ancora bisogno di fare vacanze. E lo stesso fa Gesù. In Luca 9 manda i discepoli per città e  villaggi a predicare la buona novella. Era la prima volta che uscivano senza di lui e immagino che fosse eccitante, esaltante e faticoso.  È un momento meravigliosamente umano registrato nel vangelo quando dice che gli raccontarono tutto quello che avevano fatto;  potete immaginarli come si accalcano intorno a lui,  provando a farsi spazio nei discorsi: "Avreste dovuto vedere Pietro, era infuocato..."; e ancora  "Andrea andò e guarì da solo l'uomo"... E dunque, cosa fece Gesù?  "Gli apostoli ritornarono e raccontarono a Gesù tutte le cose che avevano fatte; ed egli li prese con sé e si ritirò in disparte verso [un luogo deserto di] una città chiamata Betsàida." (Luca 9:10) Si allontanarono per una breve pausa. I discepoli avevano bisogno di “rilassarsi”, così Gesù saggiamente li fece "scivolare via in silenzio". Purtroppo la folla li scoprì, quindi fu una pausa molto breve.  Sono qui per dirvi che il sabbath non è vacanza, la vacanza è vacanza ed è vitale per la nostra salute e il nostro benessere. Questo è quello che ha mostrato uno studio di Harvard osservando la produttività di coloro che hanno preso le vacanze, rispetto a quelli che non l'hanno fatto Un tempo lontano dai fattori di stress e l'immersione nel divertimento ci "rigenera".  C'è un altro tipo di riposo di cui parla Gesù. Date un'occhiata a Matteo 11:28-30 “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo per le anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero." (Matteo 11:28-30) Non si tratta di essere esausti del nostro lavoro, né lo è  Gesù, lo specialista principe del relax. Il tipo di fardelli che Gesù ha in mente qui sono principalmente fardelli religiosi. Gesù sta dicendo ai suoi ascoltatori: “Il tipo di religione che avete imparato dagli esperti non vi toglie il carico dalle spalle, anzi, lo aumenta”. Osservare le regole e le leggi religiose è faticoso, e ciò che c'è di peggio, non è risolutivo per la salvezza. Ti lascia facendoti chiedere se hai fatto abbastanza. Nell'invito di Gesù c'è ancora un giogo, c'è ancora quella cosa che dovrai coscientemente indossare, ma questo giogo è una relazione, una relazione con Dio ed è definitivo. Non c'è più bisogno di provare, non c'è più bisogno di chiedersi se hai fatto abbastanza. In lui puoi riposare perché sei tornato a casa. Questa è la scultura del Figliol Prodigo di Charlie Macksey e ogni volta che la guardo mi commuovo per la assoluta stanchezza in quelle braccia del figlio e la forza dell'abbraccio del Padre.  Ho trovato nel mio diario questa nota, scritta nel 2016: "Dio è sempre all'opera: incessantemente, instancabilmente. Dietro le quinteSopra la mischiaDentro la furiaOltre la paura Pellegrino abbi pace. Lui è sul trono, quindi smetti di aggrapparti, e lasciati semplicemente sorreggere" Giocare Ecco cosa dice il mondo medico, educativo e scientifico sull'importanza del gioco. Il gioco è essenziale per lo sviluppo perché contribuisce al benessere cognitivo, fisico, sociale ed emotivo dei bambini e dei giovani. Il gioco offre anche un'opportunità ideale per i genitori di impegnarsi pienamente con i loro figli. Se vogliamo bambini felici e ben sviluppati, allora permettiamo loro di giocare. Se vogliamo famiglie felici, allora impariamo a giocare insieme. Se questo è vero, allora deve essere perché Dio è giocoso, dopo tutto siamo creati a sua immagine. Questo è ciò che il teologo tedesco Jurgen Moltmann dice del gioco: "Nel gioco emuliamo le azioni di Dio che non ha creato l'Universo perché era una necessità. Dio è giocoso. Gli piace creare e giocare.  Il gioco ci riempie di uno spirito di gioia e delizia che si trasmette a tutti gli aspetti della nostra esistenza.  Il gioco non è una pausa dal lavoro, e non è nemmeno tempo di riposo. È la prefigurazione del regno. È una fuga momentanea nella realtà futura che Dio ha pensato per tutti noi. " (Jurgen Moltmann) Il gioco, in definitiva, riguarda la liberazione - è lo spazio che usiamo per esplorare. Penso che Moltmann stia dicendo che questo è ciò che era l'Eden e che un giorno torneremo in un luogo dove la gioia e il piacere sono costanti della nostra esistenza.  Dio è giocoso, fa parte del suo carattere, e ci sono numerosi riferimenti che indicano che il gioco era parte della sua intenzione per la creazione - salmo 104:26 ci dice che Dio ha creato gli animali perché si divertano:  “ Ecco il mare, grande e immenso, dove si muovono creature innumerevoli, animali piccoli e grandi. Là viaggiano le navi e là nuota il leviatano, che hai creato perché vi si diverta.”  (Salmo 104:26) Michael Yaconelli ha scritto nel suo libro, Dangerous Wonder (Stupore pericoloso), queste parole: "Il gioco è un'espressione della presenza di Dio nel mondo; un chiaro segno dell'assenza di Dio nella società è l'assenza di giocosità e risate". (da “Dangerous Wonder” di Michael Yaconelli) Abbiamo un Dio che si diletta e prova piacere nelle cose che ha fatto. Abbiamo un Dio che canta canzoni su di noi (Sofonia 3:17), un Dio che si dilettava con Davide che ballava (2 Samuele 6:14-22), un Dio che ti ha fatto. Eric Liddel, l'atleta olimpico di cui parla il film “Momenti di Gloria”, fu chiamato come missionario in Cina, ma ritardò ad andare perché voleva correre nei giochi di Parigi del 1924. La sua famiglia e la sua chiesa erano inorriditi, ma lui disse questo: "So che Dio mi ha fatto per la Cina, ma mi ha anche fatto veloce e quando corro sento il suo piacere". Tu come giochi? Dove e quando senti il piacere e la gioia di Dio in te? Perché sappi che Lui ama vederti giocare. Amen.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOKGUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD   (Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio, vedere il video del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)
01-11-2021
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Perché dovrei perdonare? | 24 Ottobre 2021 |
La via per la liberazione da un passato doloroso consiste nel liberare se stessi dal male delle offese subite. Perdonare è l'inizio della guarigione. --- CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO Tempo di lettura: 14 minuti  Tempo di ascolto audio/visione video: 33 minuti Oggi iniziamo una serie di  tre predicazioni sul perdono. Il perdono è, assieme alla croce, il punto centrale del cristianesimo. Per poter ricevere il dono di vita che rappresenta la croce attraverso la resurrezione devo cominciare dal perdono. Perché dico questo? Perché siamo divenuti figli di Dio perché siamo stati perdonati da Dio. Non siamo più sotto la legge che ci condanna ma sotto la grazia che ci salva perché abbiamo ricevuto il perdono da Dio. Capire bene cosa significhi “perdono” è fondamentale per chi crede in Cristo. Gesù, quando ci ha insegnato come pregare, ha parlato del perdono come di una strada a doppio senso: “E perdonaci i nostri debiti, come anche noi perdoniamo ai nostri debitori.” (Matteo 6:12 ND) Vorrei partire da una domanda: cosa significa per voi “perdonare”? Significa “mettere da una parte” il passato, o cancellarlo? Scavalcare il torto subito, o prendere pala e piccone e demolirlo? Questa è la definizione che ne fa l'enciclopedia Treccani: Perdonare: non tenere in considerazione il male ricevuto da altri, rinunciando a propositi di vendetta, alla punizione, a qualsiasi possibile rivalsa, annullando completamente ogni risentimento verso l’autore dell’offesa o del danno. E' accurata come definizione? Beh, per il modo umano di vedere il mondo direi di si... Ma mi chiedo se lo sia anche  per il modo di vedere il mondo di Dio. Questo è il modo in cui la società definisce il “perdono”: annullare senza limite, completamente; ed è una buona cosa, senza dubbio. Vedete che già c'è un concetto fondamentale: il perdono è qualcosa che riguarda soprattutto chi perdona: colui (o colei) che perdona rinuncia, annulla “cede” qualcosa a favore dell'altro. E nella Bibbia? Se prendiamo  solo il Nuovo Testamento la parola, usata 58 volte, in greco è “aphiemi”,    e significa “liberare; lasciare andare; sciogliere, slegare”. Veniva usata quando un debito veniva cancellato, o  quando veniva sciolto un contratto,  un impegno o una promessa. Vorrei che teneste a mente queste due definizioni: quella del mondo, per cui perdonare è “rinunciare completamente al risentimento” e quella del Nuovo Testamento che “liberare, sciogliere, slegare” Cè un libro nel Nuovo Testamento, che è composto di un solo capitolo e dove, per altro, la parola “aphiemi”,  “perdono” non viene mai usata, ma che parla espressamente  di come un credente dovrebbe perdonare: sto parlando della Lettera di Paolo a Filemone. Sono solo 25 versetti, li leggiamo tutti così potrete vantarvi   di aver letto un intero libro della Bibbia in una sola giornata! “Paolo, prigioniero di Cristo Gesù, e il fratello Timoteo, al caro Filemone, nostro collaboratore, alla sorella Apfia, ad Archippo, nostro compagno d’armi, e alla chiesa che si riunisce in casa tua: grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo. Io ringrazio continuamente il mio Dio, ricordandomi di te nelle mie preghiere, perché sento parlare dell’amore e della fede che hai verso il Signore Gesù e verso tutti i santi. Chiedo a lui che la fede che ci è comune diventi efficace nel farti riconoscere tutto il bene che noi possiamo compiere, alla gloria di Cristo. Infatti ho provato una grande gioia e consolazione per il tuo amore, perché per opera tua, fratello, il cuore dei santi è stato confortato. Perciò, pur avendo molta libertà in Cristo di comandarti quello che conviene fare, preferisco fare appello al tuo amore, semplicemente come Paolo, vecchio e ora anche prigioniero di Cristo Gesù; ti prego per mio figlio che ho generato mentre ero in catene, per Onesimo, un tempo inutile a te, ma che ora è utile a te e a me. Te lo rimando, lui, che amo come il mio cuore. Avrei voluto tenerlo con me, perché in vece tua mi servisse nelle catene che porto a motivo del vangelo; ma non ho voluto fare nulla senza il tuo consenso, perché la tua buona azione non fosse forzata, ma volontaria.  Forse proprio per questo egli è stato lontano da te per un po’ di tempo, perché tu lo riavessi per sempre; non più come schiavo, ma molto più che schiavo, come un fratello caro specialmente a me, ma ora molto più a te, sia sul piano umano sia nel Signore! Se dunque tu mi consideri in comunione con te, accoglilo come me stesso. Se ti ha fatto qualche torto o ti deve qualcosa, addebitalo a me. Io, Paolo, lo scrivo di mia propria mano: pagherò io; per non dirti che tu mi sei debitore perfino di te stesso. Sì, fratello, io vorrei che tu mi fossi utile nel Signore; rasserena il mio cuore in Cristo. Ti scrivo fiducioso nella tua ubbidienza, sapendo che farai anche più di quel che ti chiedo. Al tempo stesso preparami un alloggio, perché spero, grazie alle vostre preghiere, di esservi restituito. Epafra, mio compagno di prigionia in Cristo Gesù, ti saluta. Così pure Marco, Aristarco, Dema, Luca, miei collaboratori. La grazia del Signore Gesù Cristo sia con il vostro spirito.”  (Filemone 1-25) Ci sono altri posti nel Nuovo Testamento dove si parla di perdono; pensate alla parabola del Figliuiol Prodigo. Questo libro non parla del perdono come una parabola o un principio.  Il perdono qui è molto personale e molto pratico.  Ecco perché ci concentreremo su questo piccolo libro nel prossime settimane.  Per capire meglio cos'è il perdono. I protagonisti principali della lettera sono Filemone e Onesimo. Filemone era divenuto cristiano attraverso il ministero di Paolo Apostolo Paolo lo chiama “caro amico” e “compagno di lavoro”. Paolo ha una grande ammirazione per Filemone  ed è davvero grato per l'esempio cristiano che Filemone dà. Onesimo, invece era uno schiavo che era fuggito dal suo padrone, Filemone. Ora mettiti nei panni di Filemone; hai uno schiavo  (e ti ricordo che, all'epoca, gli schiavi non erano ritenuti esserei umani ma cose, beni, proprietà con un valore in danaro  perché o erano stati comperati, o erano divenuti schiavi per ripagare un debito troppo grande). Ad un certo punto questo schiavo scappa via.  Magari lo avevi anche trattato bene. Hai subito sia un danno economico  (cerca di non pensare con la mente di un occidentale del 2021  e neppure di un credente); sia  una offesa personale.  Sei “giustamente” arrabbiato; che se ti capita lo schiavo a tiro non gli fai carezze. Poi un giorno ricevi una lettera...  da chi ti ha portato ad essere “perdonato”, ti ha mostrato una nuova vita in Cristo, ti ha letteralmente salvato: l'Apostolo Paolo ti scrive così “Paolo, prigioniero di Cristo Gesù, e il fratello Timoteo, al caro Filemone, nostro collaboratore, alla sorella Apfia, ad Archippo, nostro compagno d’armi, e alla chiesa che si riunisce in casa tua: grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo.” (Filemone 1-3) Già il fatto che un “gigante” della fede  come Paolo ti scriva, e che poi sia lui il mezzo che Gesù ha usato per salvarti è qualcosa di unico; beh, posso pensare che Filemone aveva il cuore che gli batteva a mille! Altro che la lettera della fidanzata! Ma poi, leggi sotto, e c'è Paolo che ti dice: “A proposito, lo sai dove è il servo che è scappato? E' qui di fianco a me!” Continui ancora a leggere  e la mascella ti cade a terra: “Ma lo sai! Non solo è qui accanto a me, non solo mi sta dando una gran mano, ma è diventato anche lui cristiano come te e me!” Come la prendi tu?  Se la prendi male, bruci la lettera e spedisci la polizia a riprendere Onesimo. Se la prendi bene pensi:  “Beh, meno male, adesso Paolo me lo rispedisce indietro, visto che ora è cristiano prometto che non lo frusto, ma almeno rientro dell'investimento.” Non fai in tempo a pensare così che leggi sotto Paolo che ti dice: “Ah, a proposito, mi sa che è più utile qui da me che lì da te... e mi sa anche che devi proprio metterci una pietra sopra al fatto che è scappato.” Che dite, quanto sarà stato capace Filemone di “ingoiare”? Si sarà strozzato? Sarà corso a prendere un bicchiere d'acqua per mandare giù tutta 'sta roba? Ma Paolo fa molto di più. Se siete sposati, avete presente quando vostra moglie entra in salotto e dice pensando a voce alta: “Eh! Ci sarebbe da sistemare la finestra della camera...” Questo è quello che sentite, ma quale è il messaggio? “Vai a sistemare la finestra della camera!” Oppure, se siete donne, avete presente quando vostro marito, tuffa la testa dentro al cassetto delle camice e mentre fruga dentro in cerca di qualcosa che non trova dice ad alta voce: “Ci sarebbe da lavare le tre camice bianche”. Questo è quello che  sentite, ma il messaggio quale è? “Vedi un po' di lavarmi al più presto le tre camice bianche!” Paolo qui fa la stessa cosa con Filemone:  “Avrei voluto tenerlo con me (vs.13) un fratello caro specialmente a me,  (vs.16) vorrei che tu mi fossi utile nel Signore; (vs.20) Paolo sta cercando di far capire (senza dover dire) quello che si aspetta da Filemone facendogli credere che sarà una sua “libera decisione”: “Eh... sarebbe tanto bello se Onesimo me lo lasci qua.” Anzi, si spinge a dire che la fuga di Onesimo era stata pure una cosa voluta da Dio: Forse proprio per questo egli è stato lontano da te per un po’ di tempo, perché tu lo riavessi per sempre;  non più come schiavo, ma molto più che schiavo, (vv.15-16) accoglilo come me stesso.(vs.17) E se per un microsecondo a Filemone gli era passato per la mente: “Si, si... Fammelo avere qua e vedi te che gli faccio...” Paolo mette subito a posto la situazione e Filemone rimette via frusta e bastone: preparami un alloggio, (vs.22) Insomma “Arrivo anche io assieme a lui”. Che dite, Paolo sta mettendo FORSE un po' di pressione sul povero Filemone? Vi voglio far vedere come Paolo apre di solito le sue lettere: “Paolo, servo di Cristo Gesù, chiamato a essere apostolo...” (Romani 1:1). “Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio...” (1 Corinzi 1:1) “Paolo, apostolo non da parte di uomini né per mezzo di un uomo, ma per mezzo di Gesù Cristo...”  (Galati 1:1) E invece, quando scrive a Filemone, inizia così: “Paolo, prigioniero di Cristo Gesù, e il fratello Timoteo, al caro Filemone, nostro collaboratore, alla sorella Apfia, ad Archippo, nostro compagno d’armi, e alla chiesa che si riunisce in casa tua...” (Filemone 1-2) Vorrei vedere con voi questi due versetti in profondità:  Paolo, prigioniero di Cristo Gesù(v.1a)  Paolo sa che deve chiedere a Filemone qualcosa di veramente enorme: perdonare uno schiavo fuggito, lasciare che quella sua proprietà rimanga lontana, rinunciare al diritto che la legge dell'epoca gli avrebbe dato  di fare brutte cose su Onesimo, ed accogliere un fuggiasco come un fratello. Paolo non si presenta come un apostolo,  con l'autorità che gli compete, ma come uno “prigioniero di Cristo”, uno schiavo... come Onesimo. e il fratello Timoteo, (v.1b) Filemone sapeva chi era Timoteo: Paolo gli dice: “Timoteo è in questo con me. Ha contribuito a fondare nuove congregazioni. Sta conducendo una chiesa a Efeso. Ha lavorato per il Vangelo insieme a me. È un uomo del regno.” al caro Filemone, nostro collaboratore (v.1c) Paolo dice: “Io, Timoteo, e te, stiamo lavorando per Cristo. Hai ricevuto la grazia di Gesù, ora  la stai trasmettendo ad altri. Sei un uomo del regno.” alla sorella Apfia (v.2a) Molti studiosi concordano sul fatto  che questa sia la moglie di Filemone. Paolo dice: “Lei è parte della squadra.  Lei è  con te  mentre trasmetti il ​​Vangelo.  È una donna del regno.” ad Archippo, nostro compagno d’armi (v.2b) Paolo chiamerà solo un'altra persona “compagno d'armi”:  Epafrodito che era un leader  nel chiesa  a Filippi.  Archippo è il leader locale presso la chiesa di Filemone  che si riunisce a Colosse. “Anche lui è un uomo del regno” dice Paolo. alla chiesa che si riunisce in casa tua (v.2c) Filemone è un uomo di notevoli mezzi; Paolo gli dice:  “ Tu stai usando la tua casa a Colosse per riunire altri prigionieri di Cristo:  Sono persone del regno.” Capite la strategia di Paolo? Quello che Paolo sta facendo vedere a Filemone è una immagine molto più grande di quella che lui potrebbe vedere  se pensasse solo ad uno schiavo fuggito: lo fa concentrare su quell'immagine totale, glie la fa quasi vedere dall'alto,  come con un drone: Fratelli. Compagni di lavoro. Soldati. Una Chiesa. E ora Onesimo è uno di loro!  Non è più uno schiavo in fuga! C'è un progetto sotto quella sua fuga! “Lo vedi anche tu il progetto, vero Filemone?” Certo che era uno schiavo fuggiasco!  Ma questo era prima che Gesù  entrasse nella sua vita e la cambiasse. Per la legge Onesimo è un latitante.  Per la Grazia Onesimo è un membro della stessa famiglia di Filemone. È un uomo del regno. E tutto questo ora pone Filemone nella posizione  di dover perdonare per amore di quella comunione che loro due hanno in Cristo. Nelle prossime settimane parleremo di questo perdono. Tu potresti giustamente dirmi: “Marco, che c'entro io con tutto questo? Non ho schiavi in fuga, e neppure schiavi. Cosa cerchi di insegnarmi oggi?" Io ti rispondo con una domanda: “Perché la Bibbia contiene una lettera così personale  di un proprietario di schiavi che ha bisogno di perdonare?” Vi do un aiuto: vi ricordate le due definizioni di perdono di cui ho parlato all'inizio? Quella del mondo, per cui perdonare è “rinunciare completamente al risentimento”” e quella del Nuovo Testamento che “liberare, sciogliere, slegare”? Secondo voi Paolo quale tra queste due sta chiedendo a Filemone di applicare verso lo schiavo Onesimo? Ovvio: “liberare, sciogliere, slegare”. Paolo sta dicendo a Filemone: “Slega Onesimo! Libera Onesimo, e così libererai te stesso per l'opera di Cristo! Solo così potrai continuate ad essere efficace per Cristo!” Perdonare in senso cristiano è  sia slegare l'altro sia se stessi da un peso, da un laccio, da una catena: è lo è per almeno  quattro ragioni. I. Perdonare mi libera dal passato In primo luogo, se non perdoni rimarrai imprigionato dal passato.  Se continuiamo a tenere il dolore, o l'angoscia, o il risentimento, o la rabbia...  ... se continuiamo a farlo ci incateniamo al passato. È come grattare una piaga perché prude. Ti darà sollievo per un po'... . Ma più gratti , peggio ottieni.  Alla fine avrai una ferita  che è molto peggio della piaga originale. La mancanza di perdono non lascia mai guarire una ferita.  E quando ciò accade tra persone del regno, tra credenti che stanno lavorando insieme,   diventa una ferita che ha un impatto  sulla nostra capacità di diffondere il Vangelo. II Perdonare mi libera dall'amarezza Un secondo motivo per cui è importante perdonare  è perché, quando non lo facciamo,  diventiamo persone amare. E più non perdoni più amaro, o amara diventi Più a lungo ricordi l'offesa, più dati accumuli su di essa.  Più dati accumuli, più il problema occupa il tuo pensiero.  E più occupa il tuo pensiero più modella sostanzialmente la tua persona E la ferita diventa un'infezione. III Perdonare chiude la porta al maligno Una terza ragione per cui è importante perdonare   è perché, quando non perdoniamo,  apriamo la porta del nostro cuore a satana.  La mancanza di perdono stende un tappeto con su scritto “welcome”  e invita i demoni a entrare.  La Scrittura è chiara su questo punto. “Adiratevi e non peccate; il sole non tramonti sopra la vostra ira  e non fate posto al diavolo.. .”(Efesini 4:26-27) Dove hai rabbia irrisolta,  dove hai amarezza irrisolta,  dove hai spirito che non perdona,  hai ceduto il posto al diavolo. E una volta che ha un punto d'appoggio  la scalata al resto della nostra vita diventa molto più facile. IV Perdonare apre il mio rapporto con Dio Un quarto motivo, e forse il più importante,  per cui è importante perdonare è perché,  quando non perdoniamo,  ostacoliamo il nostro rapporto con Dio.  Gesù ha detto: “Perché se voi perdonate agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi;  ma se voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.” (Matteo 6:14-15). Se non sono a posto con il mio prossimo, allora non sono a posto con Dio : perché mai dovrei condannarmi all'essere distante da Dio e dal non ricevere la sua benedizione?  Conclusione Questa lettera personale a Filemone  ci costringe a farci una domanda molto personale:  “Che tipo di persona voglio essere?  Incatenata al mio passato?  Controllata dall'amarezza?  Che apre il cuore a satana?  Che ostacola la mia comunione con Dio?" Oppure voglio essere una persona  che perdona  come Dio mi perdona? Preghiamo.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOKGUARDA IL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD   (Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio, vedere il video del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)
08-11-2021
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Come faccio a sapere? Una guida alla guida di Dio | 17 Ottobre 2021 |
Come posso sapere che quello che sto facendo è gradito a Dio? Che è ciò che lui vuole per me? Che è il meglio che lui ha scelto per me? --- Predicatrice: Jean Guest CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO Tempo di lettura: 9 minuti Tempo di ascolto audio/visione video: 34 minuti Nel mondo cristiano anglofono qualche anno fa andava di moda una scritta: "WWJD", che altro non era che le iniziali di una frase che suona "What Would Jesus Do?" Cosa farebbe Gesù? Questa domanda è apparsa su magliette, borse, cappelli/berretti da baseball e anche  sulla cattedrale di St Paul  a Londra come parte di una protesta anti-capitalista. La forma più diffusa sono i braccialetti. Ho amici che indossano un braccialetto di questo tipo e per loro è un modo per ricordarsi delle giuste motivazioni e delle vie rette.  A mio avviso, penso che sia la domanda sbagliata.;  io so cosa farebbe Gesù. Più difficile da discernere è la risposta alla domanda:"Cosa vorrebbe Gesù che io facessi?" È quella cosina complicata che chiamiamo guida.  Potrà sembrati strano, ma per parlarti delle risposte, voglio iniziare con le domande. Nel preparare questo messaggio ho scoperto che Gesù ha fatto 307 domande, che gli sono state poste 183 domande, ma che ha risposto solo a 3. Gesù è interessato a relazioni reali e profondamente significative con le persone che incontra e questo include te e me. E il modo per conoscere veramente qualcuno è parlare con lui o con lei e fare delle domande. Ecco alcune delle 307 domande che ha fatto e perché le ha fatte: Domande per creare una connessione umana:  “Egli, preso il cieco per la mano, lo condusse fuori dal villaggio, gli sputò sugli occhi, pose le mani su di lui e gli domandò: «Vedi qualche cosa?» “ (Marco 8:23) Domande che stimolavano introspezione:  “Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete?” (Matteo 5:46 a) Domande per portare avanti un'argomento:  “Allora Gesù chiese loro:  «È permesso, in un giorno di sabato, fare del bene o fare del male? Salvare una persona o ucciderla?»“(Marco 3:4) E non solo Gesù, ma anche le Scritture ci danno il permesso di fare domande. I salmi iniziano spesso con "quando?", "perché?", "chi?", "come?" Siamo incoraggiati dalle Scritture ad avere un dialogo con Dio. E direi che questi sono i primi passi per vedere la sua guida all'opera nella nostra vita. Quando veniamo da lui e lo sentiamo chiedere: "Che ve ne pare?" (Matteo 18:12) Il momento in cui Gesù ti chiede "Che ve ne pare?" è un momento veramente benedetto. Relazione - la guida è radicata nella nostra relazione con lui. Egli vuole essere in prima fila  e al centro della nostra vita, vuole essere la fonte, la sorgente. Questa Buona Novella ci dice come Dio ci rende giusti ai suoi occhi. Questo si compie dall'inizio alla fine per mezzo della fede. Come dicono le Scritture:   “Il giusto per fede vivrà”  (Romani 1:17) La parola fede qui nel greco è: pistis, ovvero " fiducia, affidarsi completamente" E questo significa letteralmente confidare e affidarsi completamente a qualcuno. Se ci affidiamo completamente a lui allora possiamo essere certi che che lui ha il controllo non importa cosa succeda, non importa quali errori facciamo, non importa quanto non ci sembra che lo sia. “Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno.  (Romani 8:28) Ma se questo è vero, allora la guida ha davvero importanza? "Allora non posso fare quello che mi sembra giusto?  Andrà tutto bene comunque!" Se pensiamo così, allora siamo caduti nella trappola della filosofia moderna che dice semplicemente: "Se ti fa stare bene, fallo".  Come possiamo affermare di essere persone che amano Dio con tutto il nostro cuore, la nostra mente e la nostra forza, se non ci chiediamo: "E' questo che Gesù vorrebbe che io facessi?” Se cerate su Google la domanda: “Come faccio a sapere?” in inglese, viene fuori una lista davvero  surreale. Esce di tutto;  dal testo di uno dei classici di Whitney Houston, alla domanda “Come faccio a sapere quando ho le contrazioni?”  (oh , sorella, credimi, lo saprai!). Così, in risposta a "Come faccio a sapere?", dopo 47 anni  da che sono credente con molti alti e bassi, ecco alcune cose che ho imparato lungo il cammino. I cinque modi per sentire la voce di Dio Ci sono cinque modi per sentire la voce di Dio: Leggere     Ascoltare    Parlare       Pensare    Osservare   Leggere “La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero” (Salmo 119:105)  “Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia,.” (2 Timoteo 3:16) Quasi ogni settimana il nostro pastore Marco ci esorta a leggere e conoscere le nostre Bibbie. La nostra fonte primaria per sapere chi è Dio, il suo carattere e le sue vie provengono da questa Parola vivente.  Il mio figlio primogenito, Charlie, ha l’abitudine irritante di fare a meno dei libretti delle istruzioni che vengono forniti con le attrezzature nuove; pensa di saperne abbastanza per essere in grado di capirlo;  a volte ci riesce, a volte deve arrendersi e aprire le istruzioni. Un tempo personale quotidiano,  settimana dopo settimana, con Dio è il modo in cui arriviamo a sapere come funziona l'attrezzatura, per così dire. Perché dovremmo fare a meno del libretto delle istruzioni? Egli promette nel Salmo 32:8 “Io ti istruirò e ti insegnerò la via per la quale devi camminare; io ti consiglierò e avrò gli occhi su di te.” (Salmo 32:8) “Avrò gli occhi su di te", quanto è bello, vero? Si ritorna di nuovo alla guida, che inizia con la nostra relazione con Dio e che è radicata nella nostra fiducia e nell'affidarsi a  lui. E perché non dovremmo fidarci di uno il cui sguardo costante è amorevole? Ascoltare Il mio brano preferito delle Scritture è:  “Nel principio era la Parola (....) E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi” (Giovanni 1:1,14)  Sono assolutamente affascinata da un Dio che voleva sapere com'era essere me, tanto da diventare un essere umano, e che non è più qui in carne e ossa ma vuole ancora sapere com'è essere me. Oggi lo posso sperimentare  grazie allo Spirito di Dio che vive in me. Gesù ha promesso che non saremmo stati lasciati soli quando sarebbe tornato in cielo ; lo Spirito Santo è il nostro consigliere, il nostro aiutante, è grazie a lui che siamo in relazione con Gesù e loro sono il secondo modo in cui sperimento la guida. “Ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto.” (Giovanni 14:26) Lo Spirito è la voce interiore che ci spinge, ci stimola, forse anche ci scuote ad ascoltare. L'anno scorso ho sentito me stessa  dire a due amiche: "Avete voglia di formare una gruppetto di preghiera?” Non ero arrivata con questo pensiero in testa, ma improvvisamente era lì, e penso che tutte e tre diremmo che è stata una benedizione incredibile pregare l'una con l'altra. E nel caso in cui pensiate che io sia super spirituale e che abbia tutto sotto controllo, una volta ero a un colloquio di lavoro e ho sentito fortemente lo Spirito che mi diceva: "Questo non fa per te, vattene". L'ho ignorato, ho accettato il lavoro e mi sono fatta 6 mesi lavorando per il peggior capo che abbia mai conosciuto.  Allora perché Dio non mi ha impedito di fare quell'errore?  Perché non sono il suo burattino; sono libera di scegliere, anche di sbagliare, ma con saggezza vedo che Dio non "tira i nostri fili dall'alto", ci anima con il Suo stesso Spirito. A volte lo Spirito userà modi diversi per aiutarci a sentire, come immagini, profezie, frasi o visioni. Ho appena ammesso che non sempre ascolto le parole, ma essendo una persona visiva vedo molto bene le immagini. Recentemente stavo pregando per un amico che ha perso la via e improvvisamente mi sono trovata a pensare alla poesia “The Hound of heaven” o “Il segugio del cielo” e ho visualizzato il segugio che è l'amore di Dio che insegue il mio amico. Parlare Guardati intorno, guarda le persone che sono qui in questa stanza. Sei circondato da persone che sono sagge, amorevoli, esperte, forse anche tutte e tre le cose! Non siamo soli in questo cammino, Dio ci ha dato una comunità che ci incoraggia, ci sostiene, con cui parlare delle cose. “I disegni sono resi stabili dal consiglio”  (Proverbi 20:18 a)  Naturalmente alla fin fine   dobbiamo prendere la decisione per noi stessi e assumercene la responsabilità, ma nel giungere a questa decisione abbiamo una famiglia con cui parlare. Pensare Il nostro affidarci a Dio rappresenta una libertà perfetta; Egli non è un burattinaio, ma un padre amorevole, gentile, misericordioso, compassionevole con cui abbiamo una relazione personale; funziona nei due sensi. Quando diventiamo credenti Dio non ci toglie l' intelligenza, le abilità o la  capacità di ragionare, anzi ci chiede di pensare di più. “Considera quel che dico, perché il Signore ti darà intelligenza in ogni cosa. “ (2 Timoteo 2:7) La versione della Bibbia "La Parola è vita" traduce così il versetto: “Rifletti su quello che dico; il Signore ti aiuterà a capire tutto. “(2 Timoteo 2:7PV) Considerare - significa sedersi e pensare. Mentre stai pensando Dio ti guiderà; il Signore ti darà l'intuizione. Dio non ci dice solo di fare qualcosa, ci dà delle ragioni per farlo e sono sempre allineate con la sua Parola.  Abbiamo anche l'incredibile benedizione di avere accesso alla mente di Cristo. “Infatti «chi ha conosciuto la mente del Signore da poterlo istruire?»  Ora noi abbiamo la mente di Cristo.” ( 1 Corinzi 2:16) Paolo cita Isaia,  la prima riga di questo versetto,  e poi continua dicendo che un tempo non lo sapevamo, ma ora lo sappiamo perché abbiamo la mente di Cristo. Cosa intende dire con questo? Beh, potremmo passare un'altra ora solo su questo versetto, ma spero che questa diapositiva lo riassuma e, per favore, prendetevi del tempo questa settimana per leggere l'intera capitolo di 1 Corinzi 2, è davvero notevole. 1) La mente di Cristo è in netto contrasto con la saggezza dell'uomo (versetti 5-6).2) La mente di Cristo implica la saggezza di Dio, un tempo nascosta ma ora rivelata (versetto 7).3) La mente di Cristo è data ai credenti attraverso lo Spirito di Dio (versetti 10-12).4) La mente di Cristo non può essere compresa da coloro che non hanno lo Spirito (versetto 14).5) La mente di Cristo dà ai credenti il discernimento nelle questioni spirituali (versetto 15). Osservare E infine riceviamo una guida attraverso segni circostanziali. Quando stavo pensando di venire qui, ero assolutamente pronta per un'avventura, ma era davvero difficile vendere la casa di famiglia. I ragazzi ed io avevamo vissuto lì per 21 anni e la casa era piena di ricordi e la maggior parte di essi felici e gioiosi. Ma quello che mi ha fatto dubitare se fosse giusto, sono stati gli ignoranti e gli idioti  che sono venuti a vedere la mia casa come potenziali compratori  Vedete, la parete della mia cucina era un'opera d'arte in vetro fuso disegnata su richiesta;  amavo quella parete più di quanto possa dire e mi spezzava il cuore vedere la gente che non l’apprezzava, e c'era persino uno che voleva toglierla. Ero sconvolta, stavo dubitando e avevo bisogno di pace.  Poi Rachel e Liam sono venuti a dare un'occhiata e ho capito che erano quelli giusti, perché Rachel è un'artista del vetro e ama quel muro tanto quanto me. È una piccola cosa, ma in quella circostanza Dio mi stava dicendo: “Va bene, puoi lasciarti tutto alle spalle perché quello che hai davanti è ancora meglio”. Quindi come facciamo a sapere che la guida che pensiamo di aver ricevuto è corretta? Perché sperimentiamo la pace. “Le cose che avete imparate, ricevute, udite da me e viste in me, fatele; e il Dio della pace sarà con voi.” (Filippesi 4:9) Amen.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOKGUARDA IL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD  (Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio, vedere il video del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)
17-10-2021
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Con che cosa ti stai rivestendo? | 10 Ottobre 2021 |
Gesù non si è sottratto dall'essere nudo sulla croce pur di darti dei nuovi abiti da vestire al posto di quelli che il mondo ti ha messo addosso, e  proteggerti col suo mantello di amore. Ma devi scegliere tu, ogni giorno, di vestire quei nuovi abiti. --- CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO Tempo di lettura: 9 minuti  Tempo di ascolto audio/visione video: 24 minuti Siamo all'ultimo passo del nostro cammino tra i “nudi” della Bibbia. Cosa abbiamo visto fino ad ora? Adamo ed Eva scoprirono di essere nudi dopo aver disobbedito per la prima volta a Dio. Giobbe affermò che nudo era nato e nudo sarebbe morto e che tutto il resto era un di più concesso da Dio. Michea ululava e mugghiava nudo davanti al popolo che una volta era stato il popolo di Dio per dire loro  “Siete nudi e siete pazzi, perché avete abbandonato il vostro Dio”. Vorrei, prima ti continuare, aprire una piccola parentesi parlando del concetto di “nudo” nella Bibbia. Leggendo i brani che ho usato per le prediche potreste pensare che la Bibbia associ sempre la nudità a qualcosa di cui vergognarsi, di sbagliato, di sporco. Se pensi così vorrei farti leggere un paio di brani: “Il tuo collo è come la torre di Davide, costruita per essere un’armeria; mille scudi vi sono appesi, tutti gli scudi dei valorosi.  Le tue mammelle sono due gemelli di gazzella che pascolano tra i gigli.... Le sue mani sono anelli d’oro, incastonati di berilli; il suo corpo è d’avorio lucente, coperto di zaffiri. Le sue gambe sono colonne di marmo, fondate su basi d’oro puro.  (Cantico dei Cantici 4:4-5, 5:14-15) Queste frasi non sono tratte da un romanzo erotico, ma fanno parte della Bibbia e non stanno parlando, come qualcuno vorrebbe interpretare, di metafore per descrivere la chiesa, ma di un  corpo fisico di  una lei (le mammelle) e di quello di un lui (le gambe). Per cui la nudità nella Bibbia non è sempre associata con qualcosa di negativo: dipende dal perché,  o dal per cosa si è nudi. Il libro di 2 Samuele ci racconta l' episodio nel quale l'Arca del Patto fa il suo ingresso a Gerusalemme, e davanti all'Arca che contiene le tavole della Legge (i 10 Comandamenti), troviamo Davide che danza: “Davide era cinto di un efod di lino e danzava a tutta forza davanti al Signore.” (2 Samulele 6:14) Ora, per farvi capire, Davide stava danzando vestito SOLO di un “efod”. Cosa era un “efod”? Era un paramento sacro di lino con fili porpora, rosso e viola, ma soprattutto, somigliava un po' a un grembiule da cucina, che copre davanti, ma di dietro no! Infatti, quando fu tornato a casa, la moglie di Davide, Mical (figlia di Saul), avendolo visto dalla finestra, non sembrava davvero felice:  «Bell’onore si è fatto oggi il re d’Israele a scoprirsi davanti agli occhi delle serve dei suoi servi, come si scoprirebbe un uomo da nulla!» (2 Samuele 6:20) La parola tradotta con scoprirsi in originale è גָּלָה g̱âlâ che significa “denudarsi-spogliarsi”.  Davide rispose: «L’ho fatto davanti al Signore che mi ha scelto invece di tuo padre e di tutta la sua casa per stabilirmi principe d’Israele, del popolo del Signore; sì, davanti al Signore ho fatto festa. Anzi mi abbasserò anche più di così e mi renderò umile ai miei occhi; ma da quelle serve di cui parli, proprio da loro, sarò onorato!» (2 Samuele 6: 21-22) Attenzione: Davide sta affermando una cosa ben precisa: “L'essere nudi o vestiti non fa differenza se quello lo facciamo per il Signore!” Davide sta dicendo in sostanza  che c'è una nudità che non offende Dio se è fatta davanti a lui e per lui. Davide dice: “Per il mio Signore farò molto di più che essere nudo”. Vi ricordate la prima volta che l'uomo aveva scoperto di essere nudo, vero? Era quando Adamo ed Eva  si erano guardati dopo aver disobbedito a Dio. E vi ricordate quale era stata la prima azione che Dio aveva fatto verso le sue creature? “Dio il Signore fece ad Adamo e a sua moglie delle tuniche di pelle, e li vestì.” (Genesi 3:21) All'inizio dei tempi la prima cosa che Dio ha fece fu di provvedere alla nostra nudità sacrificando delle vite per coprirci.  Ed alla fine dei tempi, (perché da quando è venuto Gesù  stiamo vivendo gli ultimi tempi,  anche se nessuno sa quanto dureranno) Dio ha fatto la medesima cosa. Davide aveva detto che lui per il Signore avrebbe fatto ben più che essere nudo. Dio userà uno della sua stessa stirpe per fare ben più che coprire la mia e la tua nudità: “I soldati dunque, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una parte per ciascun soldato, e anche la tunica. La tunica era senza cuciture, tessuta per intero dall’alto in basso.  Dissero dunque tra di loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocchi»; affinché si adempisse la Scrittura {che dice}: «Hanno spartito fra loro le mie vesti e hanno tirato a sorte la mia tunica». Questo fecero dunque i soldati.” (Giovanni 19:23-24) La tunica era l'ultimo indumento prima della pelle; era la canottiera e le mutande dell'epoca. I romani toglievano anche quello ai condannati a morte, come ultima umiliazione e affinché dessero scandalo a chi guardava. Isaia dirà: “Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca.” ( Isaia 53:7 a) Giovanni ci spiega che tutto ciò avveniva perché si compisse qualcosa  che nella Bibbia era già stato scritto, nel salmo 22... da Davide! Vedete come tutto ritorna? Davide aveva danzato nudo (o quasi) davanti all'arca che conteneva le Tavole della Legge. Lo aveva fatto per il Signore, perché la Legge entrava nella città Santa,  a Gerusalemme! Ora un altro re  (“Re dei Giudei”, così diceva la scritta sulla croce), era nudo. Non per celebrale la Legge, ma per completare la Legge ed elargire la Grazia. Da allora in poi, non saremmo stai mai più nudi! La Legge che ci condannava, l'insieme di comandamenti ai quali nessun uomo sarebbe mai stato capace di obbedire sino in fondo, non avrebbe più avuto efficacia su di noi, perché saremmo stati sotto al Grazia di Cristo. Davide, qualche salmo dopo il 22, avrebbe affermato: “Tu hai mutato il mio dolore in danza; hai sciolto il mio cilicio e mi hai rivestito di gioia” (Salmo 30:11) Essere nudi rappresenta l' essere vulnerabili, l' essere esposti; come uomini e donne nel mondo abbiamo provato a proteggerci,  a”vestirci” con mille altre cose: la famiglia, il lavoro, il danaro, il sesso... tutte cose che ci danno una apparente sicurezza... ma che alla fine, come dice Giobbe, svaniranno: “Nudo sono uscito dal grembo di mia madre e nudo tornerò in grembo alla terra...”. (Giobbe 1:21) Non porteremo nessun vestito con noi... se non quello con cui ci vuol coprire Cristo: “Se pure gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti secondo la verità che è in Gesù, avete imparato per quanto concerne la vostra condotta di prima a spogliarvi del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici; a essere invece rinnovati nello spirito della vostra mente e a rivestire l’uomo nuovo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità.” (Efesini 4:21-24) Come ti senti,  in questo preciso momento della tua vita? Ti senti nudo, o nuda, o ti senti vestito, o vestita? E se ti senti vestito, con che cosa ti stai rivestendo? Stai vestendo quelli che il mondo o te stesso, ti sei messo addosso per sentirti protetto, per sentirti protetta? Abiti che ti tengono al caldo... almeno per un po'. Oppure ti senti nudo, ti senti nuda, perché quegli abiti non ti piacciono più, oppure si sono strappati e sono caduti:  un matrimonio in frantumi, un lavoro perso, un futuro incerto... Gesù si è lasciato spogliare, affinché tu potessi rivestirti. “Si, Marco, io vorrei rivestirmi di Cristo... ma cosa significa e come faccio?” Paolo ti dice:  “La notte è avanzata, il giorno è vicino; gettiamo dunque via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno, senza gozzoviglie e ubriachezze, senza immoralità e dissolutezza, senza contese e gelosie; ma rivestitevi del Signore Gesù Cristo e non abbiate cura della carne per soddisfarne i desideri.” (Romani 13:12-14) Paolo sta  usando un verbo all'imperativo: è un ordine: “Rivestitevi” La Grazia attraverso Gesù, è disponibile a tutti, ma devi scegliere indossarla. Quando mi vesto ogni mattina, faccio una scelta:  mi metto questo o quello.  In questo brano Paolo ci dice  cosa dobbiamo decidere di NON  indossare. Non indossare le dipendenze: all'epoca c'era solo l'alcool...  adesso c'è l'imbarazzo della scelta... e non penso solo alla droga, ma a tutto ciò che ci condiziona, io gioco, il porno, i social, tutte le cose che ci allontanano dalla vita vera e ci fanno vivere come in una bolla. L'immoralità: il “sesso ricreativo”, quello che non prevede nessun vero legame, quello che cambia spesso partner perché “ogni lasciata è persa”. Le contese: quelle di cui ne sono piene le TV tra politici, opinionisti, influencer, reality e quant'altro... dove tutti urlano e tutti litigano... e alla fine noi non sappiamo neppure perché! “ Questi - dice Paolo - sono gli abiti che non ti devi mettere la mattina. Mettiti questi altri, invece”: “Vestitevi, dunque, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di benevolenza, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza.” (Colossesi 3:12) Avete ascoltato un TG, o visto un talk shaw, o un reality  in questi ultimi tempi? Se si, per quanti minuti hanno parlato di misericordia,  di benevolenza,  di umiltà,  di mansuetudine,  di pazienza? Zero, vero? E' per questo che Paolo dice  che dobbiamo “vestirci” di questi sentimenti; non ce li abbiamo addosso, perché normalmente abbiamo gli altri. Quelli che ci dice di NON mettere la mattina. Ma, anche stavolta, ogni mattina dobbiamo decidere con cosa vestirci; dobbiamo decidere di indossarli. Ma vestirci solo non basta,  dice Paolo, “Dovete proteggere quei nuovi vestiti con un mantello speciale”: “Al di sopra di tutte queste cose vestitevi dell’amore che è il vincolo della perfezione.” (Colossesi 3:14) Quando hai qualcosa  su cui è stato posto un  “vincolo”, che sia un terreno o del denaro, significa che non lo puoi toccare fintanto che sussiste quel vincolo. Fintanto che il mantello dell'amore ricopre  la misericordia, la benevolenza,  l' umiltà,  la mansuetudine, la  pazienza essi non potranno essere toccati, saranno al sicuro, protetti. Per quanto lo saranno? Per quanto l'amore di Cristo ci proteggerà, rivestendoci della sua Grazia? Paolo afferma: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?...Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati.” (Romani 8:35, 37) L'amore con cui Cristo ti ama è un mantello speciale che nulla potrà toglierti: neppure l'essere nudi. Colui che ci ha amati, ha accettato di essere nudo pur di ricoprici per sempre  col mantello della sua Grazia. Ma devi scegliere di vestirti di quel mantello. Conclusione Siamo giunti alla fine di questa serie di quattro messaggi che si aprivano con una domanda, che era quella di Dio fatta ad Adamo: “Chi ti ha mostrato che eri nudo?” (Genesi 3:11) "Chi ti ha detto che eri nudo?” Ora sai che puoi non essere più nudo, più nuda, se accetti il mantello di amore di Cristo. Preghiamo.GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOKGUARDA IL VIDEO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD  (Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio, vedere il video del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)
11-10-2021
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In chi riponi la tua fiducia? | 3 Ottobre 2021 |
In chi o in cosa riponi la tua fiducia? Nelle capacità di un amico potente, nel mondo, in ciò che possiedi, o nella potenza che ha trasformato una crocifissione in una risurrezione? --- CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO Tempo di lettura: 12 minuti  Tempo di ascolto audio/visione video: 34 minuti A quanti di voi piacerebbe conoscere il futuro? Sapere cosa accadrà fra dieci anni, o cinque, o magari sapere chi vincerà le elezioni questo lunedì? Sapete, può sembrare che il dono di “profezia”, sia davvero “figo”! Ma se leggete  l'Antico Testamento, scoprirete che la vita del profeta è tutt'altro che “beata”. Per prima cosa, una delle caratteristiche dei profeti è quello di annunciare sventura: Isaia, Geremia, Ezechiele, quasi tutti ricevevano da Dio la visione del tempo futuro perché preannunciassero ad un popolo ribelle la sua punizione... E questo non li rendeva molto popolari tra la gente, anzi. L'altra cosa che troverete è che ai profeti era spesso richiesto da Dio non di fare lunghi discorsi per predicare, ma di fare delle azioni, diciamo così, “originali! A Geremia Dio chiese di  comprare un perizoma  (in realtà, una cintura di lino),  di indossarlo per un po',  e poi nasconderlo in una fessura della roccia.  Se non ci credete. leggete Geremia 13.  A Ezechiele Dio chiese di sdraiarsi su un fianco per 390 giorni  davanti a un mattone da cantiere (a Montefiascone li chiamano “zoccoloni”)   Lo trovate in Ezechiele 4.  Che strani modi per portare messaggi profetici! Al profeta di cui parleremo oggi,  Michea ,  Dio chiese qualcosa ancora più “sconveniente” e “bizzarro”: Leggiamo il capitolo 1: “Infatti, ecco, il Signore esce dal suo luogo, scende, cammina sulle alture della terra. I monti si sciolgono sotto di lui e le valli si liquefanno come cera davanti al fuoco, come acqua che cola sopra un pendìo. Tutto questo a causa della trasgressione di Giacobbe e dei peccati della casa d’Israele. Qual è la trasgressione di Giacobbe? Non è forse Samaria? Quali sono gli alti luoghi di Giuda? Non sono forse Gerusalemme? «Perciò io farò di Samaria un mucchio di pietre nella campagna, un luogo da piantarci le vigne; ne farò rotolare le pietre giù nella valle, ne metterò allo scoperto le fondamenta. Tutte le sue immagini scolpite saranno infrante, tutte le sue offerte agli idoli saranno arse con il fuoco, io ridurrò tutti i suoi idoli in desolazione, perché sono offerte raccolte come salario di prostituzione e torneranno a essere salario di prostituzione». Per questo io piangerò e griderò, andrò scalzo e nudo; alzerò lamenti come lo sciacallo, grida lugubri come lo struzzo. La sua piaga infatti è incurabile; si estende fino a Giuda e giunge fino alla porta del mio popolo, fino a Gerusalemme. (Michea 1:3-9)  Vi prego di notare il versetto 8: “Per questo io piangerò e griderò, andrò scalzo e nudo; alzerò lamenti come lo sciacallo, grida lugubri come lo struzzo.”(Michea 1:8) Michea girava facendo versi simili allo sciacallo  e ad un animale che qui è tradotto con “struzzo” in altre bibbie “gufo”,  ma che era in originale יַעֲנָה ya‘ănâ, un animale che probabilmente si è estinto. Ve lo immaginate se io, una mattina, invece di predicare, ululassi e mugghiassi? E non basta: nudo!  Che strano modo di predicare!  Penso che sarete con me quando affermo che chi passava di lì si fermava, non tanto per chiamare la neuro, che all'epoca non c'era, ma per guardare, ascoltare, e capire  il perché di un predicatore nudo che ululava. e mugghiava. Per capire perché Michea faceva così dobbiamo conoscere i re  che c'erano stati al suo tempo . Al versetto 1 sta scritto: “Parola del Signore, rivolta a Michea, il Morastita, al tempo di Iotam, di Acaz e di Ezechia, re di Giuda. Visione che egli ebbe riguardo a Samaria e a Gerusalemme.” (Michea 1:1) Il regno di questi tre re è durato circa 60 anni; Iotam ed Ezechia non erano re perfetti ma se la cavavano, e il popolo non è che fosse molto devoto a Dio, ma ci si poteva stare. Ma al tempo di Acaz e per colpa di Acaz il popolo era davvero andato “fuori strada”. “Acaz aveva vent’anni quando cominciò a regnare, e regnò sedici anni a Gerusalemme. Egli non fece ciò che è giusto agli occhi del Signore, suo Dio, come aveva fatto Davide, suo padre;  ma seguì l’esempio dei re d’Israele e fece passare per il fuoco persino suo figlio, seguendo le pratiche abominevoli delle genti che il Signore aveva cacciate davanti ai figli d’Israele;  offriva sacrifici e incenso sugli alti luoghi, sulle colline e sotto ogni albero verdeggiante.” (2 Re 16:2-4)  Acaz era un “senza Dio” che  non si fidava neppure degli dei pagani che spingeva ad adorare ed a cui aveva sacrificato il figlio, tanto è vero che, quando il suo regno fu attaccato dalla Siria, cominciò ad avere paura: “Acaz inviò dei messaggeri a Tiglat-Pileser, re degli Assiri, per dirgli: «Io sono tuo servo e tuo figlio; sali qua e liberami dalle mani del re di Siria e dalle mani del re d’Israele, che hanno marciato contro di me». Acaz prese l’argento e l’oro che si poté trovare nella casa del Signore e nei tesori del palazzo reale, e li mandò in dono al re degli Assiri. Il re d’Assiria gli diede ascolto; marciò contro Damasco, la prese, ne deportò gli abitanti a Chir e uccise Resin.” (2 Re 16:7-9) Se leggete I e II Re, vedrete che i re di Giuda che erano stati fedeli a Dio non avevano mai avuto bisogno che qualcuno da fuori li venisse a  difendere: si inginocchiavano, pregavano, e Dio interveniva in loro soccorso. Ma Acaz non era fedele e non si fidava della potenza di Dio; per questo spogliò il Tempio dei suoi tesori pur di pagare  la potenza del re d'Assiria.  Questo non basta: Acaz fece anche di peggio: “Allora il re Acaz andò a Damasco, incontro a Tiglat-Pileser, re d’Assiria; e dopo aver visto l’altare che era a Damasco, il re Acaz mandò al sacerdote Uria il disegno e il modello di quell’altare, in tutti i suoi particolari. Il sacerdote Uria costruì un altare, esattamente secondo il modello che il re Acaz gli aveva mandato da Damasco; e il sacerdote Uria lo costruì prima del ritorno del re Acaz da Damasco...L’altare di bronzo, che era davanti al Signore – perché non fosse fra il nuovo altare e la casa del Signore – lo pose di fianco al nuovo altare, verso settentrione. (2 Re 16:10-11,14) Acaz fece costruire un altare per un altro dio sul modello di quello del tempio pagano di Damasco e fece spostare di lato quello del vero Dio di Israele. Michea 1:9 dirà: “La sua piaga infatti è incurabile; si estende fino a Giuda e giunge fino alla porta del mio popolo, fino a Gerusalemme” (Michea 1:9) Quale è la piaga di cui parla Michea? La piaga si chiama Samaria; aver preso a fare quello che in Samaria di fa. E' l'aver abbandonato il vero Dio, adorando altri dei; è il non rivolgersi più a lui per aiuto, il sacrificare a dei inesistenti e il cercare aiuto da altri uomini, e non dal loro Signore! E ciò che c'è di peggio, è che il popolo, ed Acaz, si sentono “al sicuro”, si “fidano” della protezione di  Tiglat-Pileser, il re degli Assiri... in fondo, i Sirani sono stati sconfitti... non c'è più il nemico... Ne sei sicuro, Acaz? Ne siete sicuri, voi, abitanti di Israele? Il nemico, strisciante, non è più là fuori, non è più il siriano, ma è dentro di te Acaz,  è dentro di voi, popolo. Voi dite: “Ormai non c'è più bisogno di confidare in Yahweh,  anche se c'è ancora il Tempio, anche se il sabato ci vado e faccio le abluzioni, anche se pago la decima... ma Yahweh, Dio, non mi serve davvero!" Tutti pensavano di fare la cosa giusta  perché c'era ancora una “vernice religiosa” su tutto.  Coloro che erano abituati ad avere le benedizioni della vita  le avevano ancora, come prima e forse di più. Tutto nella vita era comodo  e non c'era bisogno preoccuparsi di Dio  e di ciò che Egli volesse veramente.  In una situazione dove “tutto va apparentemente bene”  come porti a far riflettere le persone che quella è una calma “apparente” e che la tempesta è lì, dietro l'angolo? Un profeta nudo  che cammina per la strada  piangendo e lamentandosi, e ululando come uno sciacallo  e mugghiando come uno struzzo... forse questo li farà fermare ad ascoltare... Ecco perché Michea fa quello che fa. Non è perché sia un esibizionista.  Michea predica nudo, ulula e mugghia perché la situazione spirituale è così terribile  che qualcosa di davvero drammatico deve accadere  per svegliare le persone dal loro letargo spirituale.  Michea sta dicendo al popolo: “Guardatemi! Io sono voi!  Io rappresento quello che siete! Vi sentite forti? Siete nudi! Vi sentite saggi? Siete pazzi!" Nel primo messaggio su Genesi avevamo visto  che la consapevolezza di aver peccato aveva fatto comprendere ad Adamo ed Eva  di essere nudi. Nel secondo su Giobbe avevamo visto che Giobbe era consapevole della sua nudità, che nudo era nato, nudo sarebbe morto e che tutto era di Dio che dava e toglieva. Qui la situazione è differente: il popolo non si accorge di essere nudo, e non vuole neppure che qualcuno glielo faccia notare: “«Non profetizzate!», vanno essi ripetendo. «Anche se non si profetizzano tali cose, non si eviterà l’infamia».” (Michea 2:6) Serviva qualcuno “nudo” per davvero che facesse loro comprendere la loro nudità. Che ululasse e mugghiasse per  farli girare, perché potessero fermarsi ed udire la voce di Dio. Tu potresti dirmi: “Marco, ma tutto questo, cos c'entra con noi, oggi?” Se è  questo che stai pensando, la voglio prendere “alla larga”: a chi pensi si affidino le persone al giorno d'oggi?  Rispondi dentro di te. Hai risposto mentalmente? Bene! Allora stringo un po' l'ambito: a chi pensi le persone CREDENTI si affidino al giorno d'oggi? Perché vedi, Michea parlava a coloro che erano stati credenti di una “piaga” che si spandeva  come una macchia d'olio. “Visione che egli ebbe riguardo a Samaria e a Gerusalemme...La sua piaga infatti è incurabile; si estende fino a Giuda e giunge fino alla porta del mio popolo, fino a Gerusalemme” (Michea 1:1)” Samaria era al nord, e  non era parte del popolo di Dio;  aveva i propri culti, i propri dei, le proprie tradizioni;  ma lentamente stavano “colando” come un barattolo di vernice bucata  verso Israele, che si stava man mano impregnando di quelle usanze,  di quei riti vuoti e inutili, di quei dei farlocchi. Cosa è Samaria, oggi? Il mondo materialistico che esce fuori dalla tv e dagli smarthphone, dalla società del consumo, dove tu sei ciò che hai, dove ti serve “la raccomandazione” del potente per sentirti protetto. La scorsa settimana Jean ci ha incoraggiato ad essere parte NEL mondo senza essere parte DEL mondo, ad essere il sale che esalta gli altri gusti, non a diventare lo stesso impasto che forma la pietanza che mangia il mondo. Anche ai giorni nostri  il barattolo bucato di Samaria ha raggiunto Gerusalemme.  Il laico mondo si è talmente infiltrato nel mondo cristiano  che le azioni di quelli nella chiesa e di quelli nel mondo  sembrano assolutamente simili.  Dove l'immoralità è giustificata.  Dove la fiducia nel potere e nella potenza umana viene messa al di sopra della fiducia in Dio.  Dove c'è un falso senso di sicurezza  perché abbiamo dietro “uno potente”... ma che non è più Dio, ma l'amico potente, il politico, il capo, il boss... Sono sempre meno i profeti nudi che ululano e mugghiano, sempre più quelli che adattano le loro prediche al “politicamente corretto”. Il che non è un bene. Perché, se la volete sapere tutta, il “potente” a cui Acaz aveva affidato la sua sorte, l'Assira, si rivolterà contro Israele cercando di conquistarlo, e solo la fedeltà a Dio del re Ezechia farà si che Israele la scampi. “Si, ma io che c'entro, Marco?  Il compito di ululare nudi spetta ai profeti, ai pastori... a te, insomma!” Sai, Dio per raggiungere tutti nel mondo, non ha dato il suo messaggio ad una ristretta cerchia di gente, di “addetti ai lavori”, ma a tutti i credenti: “Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra.” (Atti 1:8) Vedi bene cosa ti sta dicendo Gesù: invece di attendere che la vernice di Samaria coli su di te, con tutti i suoi vizi, la religione di facciata, i compromessi, invece di stare fermo o ferma ad attendere, sei tu che devi alzarti, ed andare in Samaria, per essere TESTIMONE di Gesù, per portare il suo colore nella vita degli altri. Sai come suona la parola “testimone” nella lingua in cui Luca a scritto Atti?  In greco è la parola μάρτυς martys: ti suona familiare? Noi usiamo quel nome per indicare chi è morto per portare il messaggio di Cristo al mondo: “martire”. In molti luoghi ancora oggi, in Afghanistan, in Corea, in Sudan, in Cina essere testimone di Cristo  significa essere anche votato al martirio; per me e per te, no! Cosa ti sta chiedendo dunque Dio? Di ululare nudo in mezzo alla strada? Probabilmente no. Ricorda, ora hai la potenza dello Spirito Santo in te che Michea non aveva.  Dio ti fa, semplicemente, due domande. La prima è questa: “In cosa riponi la tua fiducia? Nell'alleato potente? Nell'assiro di turno? Oppure nella MIA potenza?” Paolo e Pietro hanno riposto la loro fiducia in quella potenza che ha risuscitato Gesù dalla tomba. “Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno”.( Romani 8:28)  “Affidate a lui tutte le vostre preoccupazioni ed ansietà, perché siete importanti per lui.” (1 Pietro 5:7 PV) “Il Signore mi libererà da ogni azione malvagia e mi salverà nel suo regno celeste. A lui sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen.” (2 Timoteo 4:18) La seconda domanda che Dio ti fa è questa:  “Testimonierai di mio Figlio in Samaria?” E' la stessa domanda che Paolo poneva ai Romani: “Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? E come potranno sentirne parlare, se non c’è chi lo annunci?” (Romani 10:14) Non serve più un profeta nudo che ululi e mugghi, ma un figlio, una figlia salvata che testimoni la sua nuova vita in Cristo attraverso la potenza dello Spirito Santo che è disceso in te ed in me nel momento che abbiamo accettato Cristo nelle nostre vite. Tu ed io siamo chiamati ad essere il  Michea,  vestito che non ulula ma parla e testimonia della potenza che sta nella croce perché le persone ritornino a Dio e fissino i loro occhi non sul mondo, ma su Cristo. Preghiamo. GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIOGUARDA IL VIDEO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOKGUARDA IL VIDEO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM---GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD (Visita il nostro sito per ascoltare la registrazione audio, vedere il video del messaggio, per scaricare gli appunti e per vedere le diapositive del messaggio)
04-10-2021
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